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Berlinzani: analisi 09-12

Saverio Berlinzani
December 09, 2022

Berlinzani: analisi 09-12


ANCORA IN TRADING RANGE


Le price action dei principali mercati restano all’interno di trading range ben definiti, incapaci di violare supporti e resistenze chiave, con una volatilità decisamente in calo, segno che gli investitori stanno tirando i remi in barca. E, come abbiamo già ribadito, aspettano Fed e Bce alla prova dei fatti, ovvero attendono le decisioni sui tassi per sparare gli ultimi colpi di fine anno. Dal 7 novembre i rendimenti dei titoli di stato Usa decennali sono in calo persistente, con il livello sceso dal 4.24% al 3.46%, segno che gli investitori non credono ad una Fed aggressiva ma pensano che la banca centrale Usa sia vicina a mettere un pivot del costo del denaro. E c’è fiducia rispetto ad un calo dei prezzi che, mese su mese, inizia a intravedersi. Sui mercati azionari, in particolar modo quelli statunitensi, osserviamo una fase di consolidamento. Sui cambi è la medesima cosa, con l’EurUsd che, dopo la grande ripresa degli ultimi due mesi (+10%), consolida tra 1.0430 e 1.0580. Per il Cable la ripartenza, molto più vigorosa, si è per ora fermata in area 1.2300 ma i prezzi non scendono sotto 1.21. Rimane stabile anche il UsdJpy che non ha la forza di riprendersi quota 140 (che sarebbe il minimo sindacale considerato un delta tasso che è sopra al 4% annuo, pari a oltre 500 pips all’anno di swap) e che, dopo aver fallito la rottura della resistenza posta a quota 138, rimane sotto quota 136.


La sensazione è che nonostante gli ultimi dati usciti, che evidenziano una sostanziale tenuta della congiuntura statunitense, i mercati credono ad una Fed più remissiva e meno aggressiva sul costo del denaro, per cui l’appetito al rischio prevale rispetto ad eventuali ulteriori rialzi dei tassi. Se così non fosse avremmo già intravisto movimenti di discesa dell’azionario ben più impulsivi di quelli osservati, così come il recupero del dollaro sarebbe stato decisamente più sostanzioso. Per avere conferme in tal senso, tuttavia, dobbiamo attendere mercoledì (Fed) e giovedì prossimo (Bce). Attenzione anche al petrolio che si trova vicino ad aree sensibili e la cui rottura spingerebbe i prezzi intorno ai 60 dollari al barile. A conferma di quanto abbiamo detto questa notte sono usciti i dati sull’inflazione cinese, scesa all’1.6% su base annua (a novembre era 2.1%). Anche in occidente, seppur se più lentamente, la tendenza sembra questa. Intanto chiudiamo questa settimana con la consapevolezza che il più, per l’anno in corso, è stato fatto.

Buon trading e buon fine settimana.

 

Saverio Berlinzani


 Berlinzani: analisi 09-12

 

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