
Ancora una volta i dati americani hanno sorpreso in positivo, alimentando la discesa dei mercati azionari e la salita del dollaro che, in questi momenti, torna ad essere l’unica valuta rifugio al mondo, sostenuta (ed è questa la vera novità rispetto al passato) anche da tassi alti. Solitamente una valuta viene definita rifugio quando ha dei bassi tassi di interesse per un lungo periodo di tempo, come lo Yen o il Franco svizzero, ma in questo caso il vantaggio del biglietto verde è duplice perché rappresenta il porto di approdo nei momenti che precedono la tempesta e, al contempo, ha il vantaggio di offrire dei rendimenti superiori rispetto alle valute concorrenti.
Ciò significa incertezza e forse un’economia che sta per entrare in recessione dato che la curva dei tassi è invertita. Eppure i dati non segnalano hard landing e forse neanche soft landing, per cui questa incertezza deriva da una paura latente che per ora non è confermata né dai dati né dagli indici di rischio (Vix e indice Fear and Greed).
E’ possibile che il mercato abbia ragione e anticipi un futuro collasso delle congiunture nei paesi occidentali? Oppure stiamo solo vivendo una switch dai portafogli azionari verso il reddito fisso (che offre rendimenti interessanti) ma i flussi torneranno sull’azionario non appena questa fase di incertezza verrà superata? Le domande sono tante e le risposte sono difficili da dare. Per questa ragione crediamo che, almeno per ora, si debba vivere alla giornata e osservare i punti e i livelli strategici che peraltro, osservando sia i listini che i cambi, sono molto vicini ai prezzi attuali. Ma andiamo con ordine.
Sui listini americani il Dow è a rischio di rottura di quota 32.450, un livello che se venisse bucato potrebbe spingere i prezzi almeno a 30.000 se non addirittura a 28.590, minimo del mese di ottobre del 2022. Il Nasdaq punta alla violazione di 11.825 che se rotto al ribasso, potrebbe anch’esso accelerare verso i minimi di ottobre scorso a 10.430 e lo stesso vale anche per l’S&P500, il cui punto chiave si trova a 3.886.
Sui cambi l’EurUsd è arrivato sui livelli chiave a 1.0530-40 area, a cui si aggiunge quota 1.0480, supporto chiave e minimo del 6 gennaio. Una rottura di tali supporti porterebbe il cambio a quel famoso 1.0350 che, come molti ricorderanno, fu lo spartiacque che portò poi la moneta unica a 0.9540. Per il Cable i punti da osservare sono posti a 1.1840-50 la cui violazione spingerebbe il cambio al ribasso verso l’area compresa tra 1.1500 e 1.1485. UsdJpy ha già violato 135.30 e sembra puntare a quota 140 ed eventualmente 142.50. Sul fronte dati sarà una settimana interessante per i dati relativi all’inflazione in Eurozona, ma anche quelli relativi a Ism e Pmi manifatturieri per gli Usa e per la Cina.
Buona settimana e buon trading.
Saverio Berlinzani

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