
Dopo qualche seduta di recupero del dollaro e di discesa dei listini azionari, siamo a commentare un rialzo delle borse in un di un quadro di debolezza del biglietto verde, il tutto sempre all’interno del trading range delle ultime settimane. Il mercato resta in equilibrio fragile, ma pur sempre in equilibrio, in ragione del fatto che i dati macro e le parole dei banchieri centrali si contrappongono all’andamento delle price action dei principali asset e alle convinzioni degli investitori, che a breve si aspettano un pivot sui tassi di interesse. Lo ripetiamo ancora (anche a costo di annoiare i nostri lettori) ma questo è il vero e unico tema dominante di questo periodo.
Non ci possiamo discostare da questa narrativa poiché essa rappresenta l’unico modo per cercare di comprendere i mercati in un momento tanto complicato da un punto di vista macro, politico e sociale. Sulle questioni geopolitiche non sembrano esserci soluzioni a breve termine, con i prezzi delle materie prime che sono scesi ma non a sufficienza per poter dire che l’inflazione sia un fenomeno in via di dissolvimento, anzi.
Nel breve ci sono dei fenomeni di recrudescenza dei prezzi in ragione di consumi che non accennano a perdere quota, di un mercato del lavoro resiliente (e non solo negli Usa) e di un mercato immobiliare che tiene (nonostante la rapida risalita dei tassi di interesse). Qualche numero mostra segni di debolezza ma per ora è solo un rallentamento fisiologico all’interno di un mercato ancora in espansione. Per vedere i dati scendere e creare le condizioni per una recessione, ci vorrà ancora del tempo. Ma, come al solito, il redde rationem prima o poi arriverà.
Nel frattempo l’EurUsd tiene i supporti e attacca quota 1.07, livello che rappresenta il primo punto rilevante da violare, per poter almeno pensare di attaccare 1.0803, massimo del 14 febbraio. Per contro abbiamo un UsdJpy che non è riuscito a sfondare 137.00-10 e ora ha ripiegato a 135.90 con i supporti chiave passanti in area 134.75. Il petrolio Wti è tornato sopra quota 80 mentre il Brent naviga intorno agli 86 dollari al barile, entrambi al di sotto delle resistenze chiave poste in area 83.50 per il primo e 89.80 per il secondo.
Questa notte, come da attese, la Rba ha alzato i tassi di 25 punti base portandoli al 3.6%, il decimo rialzo da maggio 2022. Nel comunicato si legge che l’inflazione arriverà al 4.75% quest’anno e scenderà al 3% solo nel 2024. Il comitato prevede che nei prossimi due anni la crescita del Pil sarà inferiore alle previsioni. Il dollaro australiano è sceso una cinquantina di punti (a 0.6690 da 0.6740) a causa di evidenti di beneficio.
Sul fronte dati oggi sono previsti i dati sui consumi in Eurozona, insieme a quelli sul mercato immobiliare inglese. Alle 16:00 parla invece Powell.
Buona giornata e buon trading.
Saverio Berlinzani

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