PACE VICINA?
Mentre la situazione tra Stati Uniti e Iran attraversa una fase critica di negoziazione, nel contesto di un conflitto aperto che coinvolge anche Israele, gli sforzi diplomatici restano intensi. Tuttavia, le posizioni delle parti continuano a essere distanti su nodi chiave come la sicurezza nucleare e la libertà di navigazione.
I mercati, nel frattempo, festeggiano e sembrano dare per scontato un accordo di pace imminente. Wall Street, ancora una volta, ha archiviato la seduta di venerdì in territorio positivo.
L’indice S&P 500 è salito dello 0,8%, chiudendo a 7.399 punti, mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato l’1,7%, attestandosi a 26.247 punti. Entrambi hanno aggiornato nuovi massimi storici. Il Dow Jones Industrial Average è avanzato di 12 punti, fino a 49.609.
Il sentiment è stato sostenuto da dati sul mercato del lavoro statunitense migliori delle attese. Ad aprile, le buste paga non agricole (NFP) sono aumentate di 115.000 unità, superando le previsioni, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%.
Gli investitori restano orientati al rischio nonostante i rinnovati scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, anche se il presidente Donald Trump ha ribadito che il cessate il fuoco rimane in vigore.
Teheran ha recentemente inviato una risposta ufficiale alla proposta statunitense tramite la mediazione del Pakistan. Il fulcro della controfferta iraniana riguarda la cessazione immediata delle ostilità e la garanzia della sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e nell’intera area del Golfo.
Nel frattempo, l’ottimismo legato agli investimenti in intelligenza artificiale ha sostenuto i titoli tecnologici, con Micron Technology e Sandisk in forte rialzo.
Tutti e tre i principali indici hanno chiuso la settimana in positivo, supportati da solidi utili aziendali e dalla persistente forza del comparto tecnologico. Il Nasdaq ha guadagnato il 4,5%, mentre l’S&P 500 è salito del 2,3%, registrando la sesta settimana consecutiva in rialzo, la serie positiva più lunga dal 2024.
VALUTE
Prosegue la fase di debolezza del dollaro, che si manifesta soprattutto contro euro, sterlina, dollaro australiano e neozelandese, ma non contro lo yen giapponese.
Contro JPY, il biglietto verde tiene i supporti chiave e tenta un avvicinamento a quota 160,00, livello in prossimità del quale si ipotizza un possibile intervento della Bank of Japan.
In un contesto di marcato appetito per il rischio come quello attuale, il dollaro mantiene ancora lo status di bene rifugio e continua a presentarsi come valuta da vendere sui rialzi. Tuttavia, un’eventuale fine del conflitto potrebbe riportare in primo piano i fondamentali, favorendo probabilmente un rinnovato interesse per la divisa statunitense, dopo un iniziale indebolimento.
PETROLIO
Venerdì i prezzi del petrolio WTI sono rimasti pressoché invariati intorno ai 93 dollari al barile. I rinnovati scontri tra Stati Uniti e Iran hanno sollevato dubbi sulla tenuta del fragile cessate il fuoco, smorzando le speranze di un rapido accordo di pace.
Nonostante ciò, il WTI ha registrato una perdita settimanale di circa il 7%. I combattimenti nel Golfo Persico mantengono alta l’attenzione dei mercati sullo Stretto di Hormuz, rimasto in gran parte chiuso dalla fine di febbraio, interrompendo i flussi globali di greggio e generando un grave shock dell’offerta.
L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco, mentre Washington ha dichiarato che le forze americane hanno colpito obiettivi militari iraniani in risposta ad attacchi contro navi da guerra statunitensi e hanno bloccato petroliere in uscita dai porti iraniani.
Il presidente Donald Trump ha tuttavia ribadito che il cessate il fuoco rimane in vigore. La risposta iraniana lascia comunque intravedere una possibile riapertura verso una soluzione pacifica del conflitto.
NFP MIGLIORI
Ad aprile 2026 l’economia statunitense ha creato 115.000 nuovi posti di lavoro, dopo un dato di marzo rivisto al rialzo a 185.000 unità e ben al di sopra delle attese di mercato, fissate a 62.000.
Pur segnalando un rallentamento del ritmo delle assunzioni, il dato rappresenta il primo aumento mensile consecutivo dell’occupazione in quasi un anno, rafforzando l’idea di un graduale raffreddamento del mercato del lavoro, che resta comunque resiliente.
La variazione dell’occupazione non agricola di febbraio è stata rivista al ribasso di 23.000 unità, attestandosi a -156.000, mentre quella di marzo è stata rivista al rialzo di 7.000 unità. Nel complesso, le revisioni rendono il dato combinato di febbraio e marzo inferiore di 16.000 unitità rispetto a quanto precedentemente comunicato.
SETTIMANA ENTRANTE
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continueranno a rimanere al centro dell’attenzione dei mercati globali, dopo che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è stato più volte messo alla prova nel corso della scorsa settimana.
Sul fronte macroeconomico, l’attenzione si concentrerà sui dati statunitensi dell’inflazione al consumo e alla produzione, in un contesto di crescente divisione all’interno della Federal Reserve, oltre che su vendite al dettaglio e produzione industriale.
In Europa, il Regno Unito pubblicherà il PIL e la bilancia commerciale e, insieme all’Eurozona, i dati sulla produzione industriale. La Germania renderà noto l’indice di fiducia ZEW.
La Cina diffonderà i principali aggregati monetari e, insieme agli Stati Uniti, i dati sull’inflazione al consumo e alla produzione. In Asia, riflettori puntati sulla Banca del Giappone, che illustrerà i dettagli delle decisioni di politica monetaria, con le autorità pronte a intervenire sul mercato dei cambi per sostenere lo yen.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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