NVIDIA AFFOSSA IL NASDAQ
Chiusure miste a Wall Street nella seduta di ieri: il Dow Jones ha segnato un modesto +0,04%, mentre l’S&P 500 è arretrato dello 0,54%. Il Nasdaq ha registrato un ribasso dell’1,18%, penalizzato dal calo di Nvidia (-5%) e dall’andamento negativo del comparto tecnologico.
Tra i big tech: Apple -0,8%, Amazon -1%, Tesla -1,9%, Alphabet -1,8%. Si distinguono invece Microsoft e Meta, entrambe in progresso dello 0,2%.
Le azioni Nvidia sono scese del 5% nonostante abbiano superato le stime su utili e ricavi e nonostante la società abbia previsto ulteriore crescita. Il mercato resta però prudente sul settore tech: cresce lo scetticismo sull’effettiva sostenibilità degli investimenti legati all’intelligenza artificiale e sulla possibilità che le previsioni di sviluppo siano state eccessivamente ottimistiche.
Anche le società del software-as-a-service sono finite sotto pressione questo mese, con investitori preoccupati che i rapidi progressi dell’IA generativa e degli strumenti di automazione possano destabilizzare parte del settore.
VALUTE
La sterlina è scesa fino a 1,3440, per poi recuperare verso 1,3500, dopo le elezioni suppletive nel Regno Unito che hanno visto i Verdi ottenere una vittoria storica in un collegio del nord dell’Inghilterra. Il risultato potrebbe avere conseguenze politiche rilevanti per il Primo Ministro Starmer.
La competizione nella circoscrizione di Gorton e Denton è stata innescata dalle dimissioni dell’ex ministro laburista Andrew Gwynne. La sconfitta del partito di governo potrebbe riaccendere speculazioni sulla leadership di Starmer, soprattutto a seguito delle pressioni legate alla controversia su Peter Mandelson. Gli investitori temono ora possibili scenari di instabilità politica, con ricadute sulla politica fiscale e sulla traiettoria del debito britannico.
Sul fronte internazionale pesano anche i nuovi dazi globali del 10% introdotti dal Presidente Trump e il terzo round di colloqui nucleari tra Stati Uniti e Iran in corso a Ginevra.
Sul piano della politica monetaria, i mercati stanno prezzando con maggiore convinzione i futuri tagli dei tassi da parte della Bank of England, complice il rallentamento dell’occupazione e il continuo calo delle pressioni inflazionistiche. Per queste ragioni la sterlina appare sotto pressione nelle ultime ore.
Sulle altre coppie valutarie prevale ancora bassa volatilità, con l’EUR/USD stabile nel range 1,1770–1,1830. L’USD/JPY fatica invece a superare 156,80 dopo che la BOJ ha risposto con freddezza alla richiesta del premier Takaichi di non toccare i tassi al rialzo. La banca centrale ha ribadito che un aumento resta possibile qualora l’inflazione dovesse intensificarsi.
JOBLESS CLAIMS
Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono aumentate di 4.000 unità nella terza settimana di febbraio, raggiungendo quota 212.000. Il dato rimane comunque inferiore alle attese (215.000) e si colloca al di sotto della media degli ultimi due anni.
Le richieste continuative sono diminuite di 31.000 unità, attestandosi a 1.833.000, uno dei livelli più bassi degli ultimi dieci mesi. I dati confermano la solidità del mercato del lavoro statunitense, nonostante un contesto di assunzioni più lente e licenziamenti contenuti.
GOLD
Durante la notte l’oro si è rafforzato intorno a 5.190 dollari l’oncia, dopo due sedute di rialzo, avviandosi verso il quarto incremento settimanale consecutivo. Gli investitori restano in attesa di sviluppi sulla politica commerciale statunitense e sui rischi geopolitici.
I nuovi dazi globali del 10% introdotti dal Presidente Trump sono entrati in vigore all’inizio della settimana, con la possibilità di essere elevati al 15% per alcuni Paesi in base alla recente sentenza della Corte Suprema.
Sul fronte geopolitico, gli Stati Uniti e l’Iran riprenderanno i negoziati la prossima settimana, dopo i progressi registrati giovedì scorso, anche se secondo fonti statunitensi i margini di successo restano limitati.
In ambito monetario, gli operatori seguono attentamente i segnali provenienti dalla Federal Reserve. Austan Goolsbee (Fed di Chicago) ha dichiarato che eventuali tagli dei tassi dipenderanno dal percorso dell’inflazione, mentre il governatore Stephen Miran sostiene l’ipotesi di un taglio complessivo di 1 punto percentuale nel corso del 2026. La probabilità di un primo taglio entro giugno è però scesa al 50%, mentre le attese per un terzo taglio entro fine anno si sono quasi azzerate.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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