CROLLA IL PETROLIO, TREGUA TEMPORANEA
Nella notte, alle 2:00, è scaduto l’ultimatum degli Stati Uniti all’Iran, con conseguenze che avrebbero potuto rivelarsi devastanti. In prossimità della scadenza, tuttavia, il presidente Donald Trump ha rinviato di due settimane la minaccia di attaccare le infrastrutture civili iraniane, definendo la decisione come un “cessate il fuoco bilaterale”, subordinato alla riapertura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran.
A seguito dell’annuncio, i future sul petrolio WTI sono crollati di oltre il 15%, scendendo fino a 88 dollari al barile, prima di stabilizzarsi in area 90,00. Trump ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero ricevuto dall’Iran una proposta articolata in dieci punti, definita come una “base praticabile per i negoziati”, sottolineando che la finestra di due settimane servirà a finalizzare e implementare un possibile accordo.
Parallelamente, l’Iran ha accettato di riaprire lo Stretto di Hormuz per un periodo di due settimane, a condizione che cessino tutti gli attacchi. Teheran ha inoltre precisato che il transito delle navi dovrà avvenire in coordinamento con le Forze Armate iraniane. Anche Israele avrebbe manifestato il proprio assenso alla tregua temporanea.
La quasi totale chiusura di questa rotta strategica, attraverso la quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, aveva in precedenza alimentato timori di un’accelerazione dell’inflazione e di un rallentamento dell’economia globale.
WALL STREET CHIUDE NEGATIVA
La seduta di ieri si è conclusa con ribassi per Wall Street, in un contesto in cui l’escalation delle tensioni geopolitiche — precedenti alla notizia del possibile cessate il fuoco — aveva spinto gli investitori a ridurre l’esposizione al rischio e a rifugiarsi in asset difensivi.
L’S&P 500, il Dow Jones e il Nasdaq 100 hanno chiuso in territorio negativo, sebbene con perdite contenute. Le notizie di presunti attacchi statunitensi sull’isola iraniana di Kharg avevano infatti riacceso i timori di un’espansione del conflitto, mentre Teheran continuava a ostacolare il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il settore tecnologico ha sofferto in modo particolare, penalizzato dal deterioramento del sentiment di rischio. Nvidia, AMD e Micron hanno perso circa l’1%, mentre Tesla ha ceduto oltre il 2%. Anche il comparto bancario è stato sotto pressione, a causa dei timori inflazionistici legati all’ennesima crescita dei prezzi del petrolio: JPMorgan e Bank of America hanno registrato cali superiori allo 0,5%.
In controtendenza, Broadcom ha messo a segno un rialzo di oltre l’1,5% dopo l’annuncio di un accordo di lungo termine con Alphabet per la fornitura di TPU. Le notizie sul cessate il fuoco dovrebbero ora favorire una reazione positiva dei mercati azionari occidentali nella seduta odierna, sempre che non emergano nuovi colpi di scena sul piano geopolitico.
VALUTE
Sul mercato dei cambi, la notte ha visto un deciso recupero dell’EUR/USD, tornato sopra quota 1,1600 e capace di toccare un massimo a 1,1693, sostenuto dall’euforia legata alla tregua temporanea.
Dal punto di vista tecnico, il cambio sembra poter puntare verso 1,1750 e, potenzialmente, anche oltre 1,1800, a patto che arrivino conferme sul piano geopolitico. L’USD/JPY, che nella giornata precedente aveva testato 160,00, è invece sceso fino a 158,28, evitando così un possibile intervento della BoJ, che non ha dovuto impiegare riserve valutarie per difendere lo yen.
I cross sullo yen sono saliti, poiché l’USD/JPY ha mostrato un calo più contenuto rispetto a cambi come EUR/USD e cable, che in termini percentuali hanno registrato rialzi più marcati. Buona ripresa anche per le valute oceaniche, con AUD/USD tornato sopra 0,7050 e NZD/USD in area 0,5830.
RBNZ: TASSI INVARIATI
La Reserve Bank of New Zealand ha mantenuto invariato il tasso ufficiale al 2,25% nella riunione di aprile 2026, in linea con le attese. La banca centrale ha osservato come gli eventi in Medio Oriente abbiano modificato in modo rilevante le prospettive economiche.
L’aumento dei prezzi di petrolio e carburanti contribuisce ad alimentare l’inflazione nel breve termine e a rallentare la crescita. Pur prevedendo che l’inflazione complessiva resti nella parte alta del range obiettivo 1–3%, la RBNZ stima che le pressioni a medio termine possano attenuarsi grazie alla debole domanda interna e alla capacità produttiva inutilizzata.
Lo slancio economico appare in indebolimento, con il rincaro dei carburanti che erode il potere d’acquisto delle famiglie e penalizza margini e investimenti delle imprese. Il Comitato ha ribadito che la politica monetaria continuerà a focalizzarsi sull’inflazione di medio termine, monitorando in particolare inflazione core, crescita salariale ed aspettative inflazionistiche.
INFLAZIONE USA
Le aspettative di inflazione a un anno, misurate dalla Federal Reserve di New York, sono salite al 3,4% a marzo 2026, dal 3,0% di febbraio, segnando il livello più alto dell’anno.
Le aspettative sui prezzi della benzina sono balzate al 9,4%, dal 4,1% precedente, il valore più elevato da marzo 2022, in seguito all’aumento dei prezzi energetici causato dal conflitto in Medio Oriente. In crescita anche le aspettative per i prezzi degli alimentari (6% contro 5,3%) e degli affitti (7,1% contro 5,9%).
ORO IN RECUPERO
Nella notte l’oro è balzato di oltre il 2%, superando i 4.800 dollari l’oncia, estendendo i recenti guadagni dopo l’annuncio di Trump di rinviare di due settimane gli attacchi contro le infrastrutture civili iraniane per favorire i colloqui diplomatici.
Dall’inizio del conflitto, il metallo giallo aveva subito una correzione fino al 25% dal massimo al minimo, penalizzato dall’impennata dei prezzi energetici, che ha rafforzato i timori inflazionistici e un orientamento più restrittivo delle banche centrali.
Dal punto di vista tecnico, una violazione confermata di 4.800 potrebbe spingere i prezzi verso area 4.980, con 5.450 come obiettivo successivo in caso di superamento della soglia psicologica dei 6.000 dollari l’oncia.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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