WALL STREET IGNORA IL RISK OFF
I mercati azionari statunitensi, ancora una volta, hanno ignorato le tensioni legate al conflitto militare in Medio Oriente, chiudendo in rialzo nella seduta di venerdì. Il movimento positivo è stato sostenuto da trimestrali migliori delle attese e dal calo del prezzo del petrolio, che dopo i fuochi d’artificio della seduta precedente è tornato in area 100 dollari per il WTI e 114 dollari per il Brent.
L’S&P 500 e il Nasdaq 100 sono saliti rispettivamente dello 0,3% e dello 0,9%, raggiungendo nuovi massimi storici. Apple ha guadagnato il 3,4% dopo aver comunicato utili e prospettive positive, trainate dalle vendite dell’ultimo iPhone.
Sotto i riflettori anche le major energetiche, con ExxonMobil e Chevron che hanno entrambe superato le aspettative di profitto. Meta ha interrotto la sua fase di ribasso, mentre Oracle ha registrato un balzo di quasi il 7%.
Secondo gli ultimi dati, gli investimenti in intelligenza artificiale hanno sostenuto il PIL statunitense nel primo trimestre, compensando i segnali di rallentamento dei consumi privati. Di contro, i titoli difensivi hanno pesato sull’andamento generale e il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0,2%.
PETROLIO
Venerdì i future sul petrolio WTI sono scesi a ridosso dei 100 dollari al barile, riducendo i guadagni settimanali. Il movimento è avvenuto dopo che funzionari pakistani hanno confermato che l’Iran ha inviato una proposta di pace aggiornata, successivamente consegnata al governo statunitense.
Nel frattempo, il presidente Trump deve rispettare la scadenza di 60 giorni prevista dalla legge sui poteri di guerra per un eventuale intervento militare in Iran. In base alla normativa del 1973, le truppe devono essere ritirate entro tale periodo, a meno di un’autorizzazione formale del Congresso, che al momento non è stata concessa.
L’amministrazione americana sostiene che il cessate il fuoco raggiunto tre settimane fa abbia “posto fine” alle ostilità.
JPY CONSOLIDA
Venerdì lo yen giapponese si è stabilizzato in area 156,5 per dollaro, dopo un breve rafforzamento verso 155,5 nelle prime ore della seduta. Il movimento segue i sospetti di un intervento di Tokyo sul mercato valutario.
Sebbene il Ministero delle Finanze non abbia confermato ufficialmente l’intervento, giovedì mattina i funzionari avevano emesso un avvertimento definito come “definitivo” contro la vendita di yen. Il Giappone, attraverso i suoi portavoce, non ha ammesso l’azione diretta, ma la dinamica della price action ha mostrato una discesa tale da far ampiamente pensare a un intervento sul mercato spot.
Gli operatori attendono ora ulteriori misure, dato che il governo giapponese solitamente effettua più di un ciclo di acquisti di yen. A inizio settimana, la valuta si era indebolita oltre la soglia psicologica di 160 per dollaro, livello che in passato aveva già innescato un intervento ufficiale, nel luglio 2024.
I movimenti valutari si inseriscono nel contesto delle recenti decisioni di politica monetaria della Banca del Giappone e della Federal Reserve, che hanno mantenuto i tassi invariati. Ciò preserva un ampio differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Giappone, favorendo il dollaro e continuando a esercitare pressione sullo yen.
PMI USA
L’indice PMI manifatturiero ISM degli Stati Uniti è rimasto invariato a 52,7 nell’aprile 2026, eguagliando il livello più alto dall’agosto 2022, ma risultando leggermente al di sotto delle attese di mercato, fissate a 53,0.
I nuovi ordini sono cresciuti a un ritmo più sostenuto, mentre la produzione ha rallentato e l’occupazione è diminuita al ritmo più marcato degli ultimi quattro mesi. I prezzi sono aumentati al ritmo più rapido dalla fine del 2021, spinti dall’aumento dei costi del petrolio e del diesel legati al conflitto in Medio Oriente.
SETTIMANA ENTRANTE
La possibilità di un nuovo ciclo di colloqui tra Stati Uniti e Iran rimane elevata e continua a essere al centro dell’attenzione dei mercati globali. Azioni, obbligazioni, valute e materie prime ad alta intensità energetica restano fortemente correlati all’andamento del petrolio.
Sul fronte macroeconomico, il rapporto sull’occupazione statunitense sarà l’appuntamento principale, affiancato dai dati JOLTS e dall’ADP Report, che offriranno ulteriori indicazioni sul mercato del lavoro. Tra gli indicatori anticipatori figurano anche l’indagine sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan e l’indice PMI dei servizi dell’ISM.
La Cina pubblicherà i dati PMI per settore, mentre la Germania diffonderà la bilancia commerciale. In Europa è atteso anche il dato aggregato delle vendite al dettaglio dell’Eurozona.
Sul fronte delle banche centrali, sono previste decisioni di politica monetaria in Australia, Svezia, Norvegia e Messico. Prosegue infine la stagione delle trimestrali, con pubblicazioni di rilievo tra cui Palantir, AMD, McDonald’s, HSBC, Shell, Novo Nordisk e UniCredit.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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