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BoJ alza i tassi, Wall Street rimbalza e il petrolio cala

Saverio Berlinzani
September 18, 2026

BOJ, UN RIALZO SCONTATO


Finalmente, dopo tanta attesa, questa mattina la BoJ ha alzato il tasso di interesse di 25 punti base, portandolo all'1,25%, con 7 voti favorevoli e 2 contrari. Si tratta del livello più alto dall'aprile del 1995, in linea con le aspettative del mercato.


L'aumento, il primo negli ultimi tre mesi, riflette le persistenti pressioni inflazionistiche, comprese quelle derivanti dall'aumento dei prezzi del petrolio, e rappresenta un ulteriore passo indietro rispetto ai decenni di tassi ultra-bassi.


Lo JPY, anziché rafforzarsi, ha perso terreno contro il dollaro. La ragione va ricercata nella mancanza di unanimità della decisione: i membri del consiglio Toichiro Asada e Ayano Sato hanno infatti espresso voto contrario.


I responsabili della politica monetaria hanno affermato che continueranno ad aumentare il tasso di riferimento e ad adeguare la politica monetaria accomodante in risposta all'evoluzione dell'attività economica e dei prezzi, valutando al contempo tempi e ritmo di eventuali ulteriori aggiustamenti.


L'inflazione di base (CPI) è in moderato aumento, poiché i rincari dei prezzi alla produzione si stanno trasferendo sui prezzi al consumo e le aziende stanno ribaltando gli aumenti salariali sui prezzi di vendita.


Permangono rischi di un'inflazione superiore all'obiettivo del 2% e il consiglio ha aggiunto che monitorerà attentamente l'impatto del conflitto in Medio Oriente.


Lo JPY è così tornato a quota 157,10 contro dollaro, registrando una perdita di circa lo 0,40% rispetto alle ultime sedute.


A questo punto sarà importante ascoltare le valutazioni di Scott Bessent, Segretario al Tesoro statunitense, e quelle dei ministri delle Finanze giapponesi, che recentemente si erano espressi a favore di un rafforzamento dello yen.


WALL STREET


Nella seduta di ieri, giovedì 17 settembre 2026, Wall Street ha chiuso in deciso rialzo, mettendo a segno un solido rimbalzo che ha interrotto una serie negativa di tre sessioni consecutive.


I listini americani sono riusciti a scrollarsi di dosso i timori legati al primo rialzo dei tassi di interesse in tre anni da parte della Federal Reserve e ai toni restrittivi (hawkish) del presidente Kevin Warsh.


A sostenere l'ottimismo dei mercati sono stati principalmente il calo dei prezzi del petrolio, la flessione dei rendimenti dei Treasury, con il decennale sceso al 4,954%, e i dati macroeconomici positivi sul mercato del lavoro.


Le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono infatti diminuite a 196 mila unità, al di sotto delle 207 mila attese.


PETROLIO IN CALO


Il prezzo del petrolio greggio è sceso nelle ultime ore, correggendo dai massimi relativi registrati nelle ultime sedute.


Il WTI è tornato in area 96 dollari, mentre il Brent si mantiene intorno ai 100 dollari, prolungando il ribasso per la terza sessione consecutiva. A favorire il movimento sono stati l'attenuarsi delle preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture in Medio Oriente e la crescente speranza di un rinnovato impegno diplomatico volto a porre fine al conflitto e a ripristinare i flussi energetici.


L'Arabia Saudita punta a ripristinare circa la metà della capacità del proprio oleodotto Est-Ovest entro pochi giorni, con un ritorno alla piena operatività previsto entro sei settimane.


Nel frattempo, sta reindirizzando parte delle esportazioni di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Navi cisterna di appoggio trasportano il greggio attraverso lo stretto prima di caricare le petroliere in attesa al di fuori dell'area, limitando così l'esposizione a eventuali attacchi iraniani.


Alcune fonti hanno inoltre riportato che la Cina avrebbe esortato l'Iran ad aiutare a contenere le azioni dei militanti Houthi, in seguito a una richiesta proveniente da Riyadh, mentre il gruppo ribelle intensificava gli attacchi contro le infrastrutture energetiche saudite.


Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha dichiarato di stare valutando la possibilità di riprendere gli attacchi contro l'Iran in vista di un incontro con i leader del Golfo previsto a New York la prossima settimana.


VALUTE


L'EUR/USD rimane stabile dopo aver ceduto quota 1,1500, con un minimo a 1,1457 e un successivo recupero verso area 1,1490.


Anche il Cable, dopo che la BoE ha lasciato i tassi invariati al 3,75%, ha perso quota 1,3400, scendendo fino a 1,3335 per poi recuperare una quarantina di pips.


Poco da segnalare sugli altri cambi principali. L'AUD/USD è in correzione rialzista, mentre il NZD/USD resta più debole. Questa dinamica ha spinto l'AUD/NZD verso importanti livelli di resistenza in area 1,2470, massimi che non si vedevano da circa tredici anni.


Stabile l'EUR/CHF in area 0,9450, mentre l'USD/CHF ha formato un interessante doppio massimo a 0,8260 prima di correggere di una trentina di punti.


Al di là delle correzioni di breve periodo, il trend rimane impostato al rialzo, con obiettivi individuabili in area 0,8400 e 0,8520.


Da segnalare inoltre il rafforzamento dello yuan, salito a circa 6,69 per dollaro e giunto sui livelli più elevati dal luglio 2022 grazie al continuo sostegno garantito dalla People's Bank of China.


Questa mossa suggerisce che la banca centrale cinese sia sempre più a proprio agio con una valuta più forte in vista dell'incontro tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping negli Stati Uniti il 24 settembre.


Uno yuan più forte potrebbe contribuire ad allentare alcune tensioni commerciali tra le due maggiori economie mondiali, poiché i funzionari occidentali ritengono che una valuta cinese sottovalutata offra agli esportatori del Paese un vantaggio competitivo.


Nel frattempo, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent incontrerà anche il vice primo ministro cinese He Lifeng nel corso del fine settimana.


IL GOLD CONSOLIDA


Venerdì l'oro si è attestato intorno ai 4.350 dollari l'oncia, dopo un rialzo di quasi il 2% nella sessione precedente, sostenuto dal calo dei prezzi del petrolio che ha attenuato i timori inflazionistici e contribuito alla discesa dei rendimenti obbligazionari.


I prezzi del petrolio sono infatti diminuiti per la terza sessione consecutiva, mentre i rendimenti dei Treasury si sono allontanati dai massimi pluriennali.


Il rendimento del decennale statunitense è sceso in area 4,93% dopo aver superato brevemente il 5% all'inizio della settimana.


Nel frattempo, gli investitori continuano a valutare le prospettive della politica monetaria della Federal Reserve dopo il primo rialzo dei tassi degli ultimi tre anni.


La banca centrale statunitense ha segnalato la necessità di un ulteriore inasprimento monetario per contenere le pressioni inflazionistiche e i mercati attribuiscono ora una probabilità di circa il 53% a un nuovo intervento già nel mese di ottobre.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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