NONOSTANTE TUTTO, LE BORSE AVANZANO
Giovedì i mercati azionari statunitensi sono rimasti complessivamente positivi, in continuità con il rally della sessione precedente, nonostante i segnali di fragilità del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran abbiano in parte ridotto le aspettative di un calo strutturale dei prezzi del petrolio.
Il Dow Jones è salito dello 0,62%, il Nasdaq è avanzato dello 0,85%, mentre l’S&P 500 ha registrato un progresso dello 0,66%.
Sul fronte geopolitico, funzionari iraniani hanno accusato gli Stati Uniti di aver violato l’accordo, mentre Teheran ha continuato a minacciare le navi in attesa di attraversare lo Stretto di Hormuz.
Questi sviluppi hanno segnato un’inversione di tendenza rispetto al messaggio diffuso dagli Stati Uniti nella sessione precedente, secondo cui l’accordo avrebbe consentito il ripristino dei flussi petroliferi dalla regione e aperto la strada a un processo di pace. Tale messaggio aveva infatti innescato un forte calo dei prezzi dell’energia e dei rendimenti obbligazionari.
Nonostante ciò, il mercato ha comunque vissuto una seduta improntata al risk‑on, con il petrolio stabile, l’oro in rialzo e il dollaro in calo, mentre i rendimenti dei titoli di Stato si sono stabilizzati.
I verbali del FOMC pubblicati ieri hanno confermato un atteggiamento più cauto da parte dei responsabili di politica monetaria rispetto alle pressioni inflazionistiche derivanti dal conflitto. La pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI), attesa per oggi pomeriggio, contribuirà a quantificare l’impatto iniziale del rialzo dei prezzi dell’energia.
USA, PIL IN CALO
L’economia statunitense è cresciuta a un tasso annualizzato dello 0,5% nel quarto trimestre del 2025, dato ulteriormente rivisto al ribasso rispetto allo 0,7% della seconda stima e all’1,4% della lettura preliminare.
La revisione è dovuta principalmente a un ridimensionamento degli investimenti. Anche la spesa dei consumatori ha rallentato più del previsto, con una contrazione degli acquisti sia di beni (‑0,3%) sia di servizi (‑2,7%).
Le esportazioni sono diminuite del 3,2%, segnando la maggiore contrazione dal secondo trimestre del 2023, mentre le importazioni sono calate leggermente meno delle attese.
Nel frattempo, la spesa pubblica e gli investimenti si sono contratti bruscamente, sottraendo 0,99 punti percentuali alla crescita complessiva, anche a causa del blocco delle attività governative.
Nel complesso, nel 2025 l’economia statunitense ha registrato una crescita del 2,1%.
PCE ANCORA ROBUSTO
L’indice dei prezzi PCE core negli Stati Uniti, l’indicatore preferito dalla Federal Reserve per misurare l’inflazione di fondo, è aumentato dello 0,4% su base mensile a febbraio 2026.
Il dato conferma il massimo decennale raggiunto nei due mesi precedenti ed è risultato in linea con le attese del mercato.
Su base annua, il PCE core è cresciuto del 3%, in lieve calo rispetto al 3,1% del mese precedente, ma ancora ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve.
PETROLIO STABILE
Venerdì i futures sul petrolio WTI si sono mantenuti intorno ai 93 dollari al barile, nonostante gli attacchi israeliani contro il Libano e la persistente chiusura dello Stretto di Hormuz abbiano messo sotto pressione gli sforzi diplomatici.
Nel corso della settimana, tuttavia, i prezzi sono scesi di oltre il 10%, dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran su un cessate il fuoco della durata di due settimane.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che le operazioni in Libano non rientrano nell’ambito della tregua tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, Washington ha programmato colloqui per la prossima settimana con entrambe le parti, con l’obiettivo di avviare negoziati più ampi sul cessate il fuoco.
Il presidente statunitense Donald Trump ha inoltre ammonito l’Iran per l’imposizione di dazi di transito nello Stretto di Hormuz, criticando la gestione dei flussi petroliferi.
L’importante via navigabile resta in gran parte chiusa, mentre gli armatori attendono indicazioni più chiare sull’accesso. Al contempo, l’Arabia Saudita ha dichiarato che la propria capacità produttiva è stata ridotta di circa 600.000 barili al giorno a seguito di attacchi contro infrastrutture energetiche. Anche un importante oleodotto progettato per aggirare lo Stretto di Hormuz è stato colpito.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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