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Analisi di mercato

Crisi geopolitica e rischio shock energetico

Saverio Berlinzani
April 13, 2026

EMERGENZA ENERGETICA

 

Il fallimento dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran innesca una serie di conseguenze globali di rilievo. La prima riguarda la probabile chiusura dello Stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti, uno scenario che potrebbe quasi certamente provocare uno shock energetico su scala globale.

 

Il mancato accordo dell’incontro di pace in Pakistan riapre dunque in modo deciso la crisi. Il presidente Trump non accetta che attraverso Hormuz transitino esclusivamente navi destinate a rifornire la Cina e, di conseguenza, minaccia di bloccare completamente il transito in entrata e in uscita dallo stretto.

 

Nel corso della notte, i mercati hanno reagito nel complesso con una certa compostezza, un primo segnale positivo nonostante il petrolio — vero market driver in questa fase — abbia aperto con un gap significativo di circa 7–8 dollari.

 

Il Brent ha infatti aperto a 99 dollari al barile, rispetto ai circa 92 dollari della chiusura di venerdì scorso, mentre il WTI ha aperto a 97 dollari dopo aver chiuso intorno a 90 dollari.

 

Sugli altri asset si segnalano perdite per i mercati azionari asiatici, tutto sommato contenute, soprattutto se si considera che i futures statunitensi ed europei indicano aperture in calo intorno allo 0,5%.

 

Va inoltre ricordato che potrebbero rimanere aperti canali per un rinnovato cessate il fuoco. Sebbene i negoziati siano ufficialmente saltati, riteniamo probabile che i colloqui non si interrompano del tutto e possano proseguire in modo informale o sotto traccia.

 

DATI MACRO IN ARRIVO

 

Sul fronte macroeconomico, la settimana sarà caratterizzata dalla pubblicazione dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti, dati che consentiranno di quantificare l’impatto iniziale dell’impennata dei prezzi dell’energia sui costi dei produttori.

 

In Europa sono attesi i dati sul commercio estero e sulla produzione industriale.

 

Settimana intensa anche per i dati provenienti dalla Cina, con la pubblicazione di PIL, commercio, produzione industriale, vendite al dettaglio, tasso di disoccupazione e indicatori del mercato immobiliare.

 

Nel frattempo, le principali istituzioni finanziarie statunitensi diffonderanno i risultati trimestrali, tra cui JPMorgan, Goldman Sachs, Bank of America e BlackRock. TSMC e ASML forniranno inoltre aggiornamenti e previsioni sull’evoluzione del settore dell’intelligenza artificiale.

 

Sul fronte politico, le elezioni in Ungheria potrebbero influenzare l’orientamento politico dell’Unione Europea. Infine, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale terranno le loro riunioni primaverili.

 

VALUTE

 

Gli effetti del fallimento dei colloqui di pace iniziano a emergere anche sul mercato valutario, sebbene i movimenti registrati al momento siano estremamente contenuti.

 

L’EUR/USD, che aveva chiuso a 1,1720, ha riaperto con un lieve gap a 1,1675, per poi stabilizzarsi nel corso della notte con un movimento di circa 15 pips, intorno a quota 1,1685.

 

Anche gli altri cambi, con USD/JPY in testa, hanno mostrato movimenti contenuti, nell’ordine di una cinquantina di pips, con aperture in gap ridotti.

 

A questo punto sarà cruciale verificare se il dollaro riuscirà a rafforzarsi contro le altre valute in una rinnovata fase di risk‑off, oppure se il biglietto verde perderà terreno a causa di un possibile ritorno del tema della de‑dollarizzazione.

 

Poche le novità anche sul fronte dei cross, con l’unica variabile rilevante rappresentata da un possibile intervento della Bank of Japan per contrastare un eccessivo indebolimento dello yen.

 

USA, SALE L’INFLAZIONE

 

Il tasso di inflazione annuale negli Stati Uniti è salito al 3,3% nel marzo 2026, raggiungendo il livello più elevato da maggio 2024 e segnando un forte aumento rispetto al 2,4% di febbraio e gennaio.

 

Il dato è risultato in linea con le attese ed è stato trainato principalmente dall’aumento dei costi energetici, in particolare benzina e olio combustibile, a causa del conflitto con l’Iran.

 

Al contrario, l’inflazione degli affitti si è stabilizzata e quella dei prodotti alimentari ha mostrato una flessione.

 

Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,9%, il maggiore incremento da giugno 2022, dopo il +0,3% di febbraio. Il dato è stato trainato da un balzo del 21,2% dei prezzi della benzina.

 

Nel frattempo, l’inflazione core — che esclude alimentari ed energia — è aumentata in modo più contenuto, attestandosi al 2,6% su base annua, leggermente al di sotto delle previsioni del 2,7%. Su base mensile, l’incremento è stato dello 0,2%, in linea con le attese.

 

SCENDE LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI

 

L’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è crollato dell’11%, raggiungendo un minimo storico di 47,6 all’inizio di aprile 2026.

 

Il dato è risultato ampiamente inferiore sia alle aspettative del mercato (52) sia ai livelli dell’anno precedente.


Quasi il 98% delle interviste è stato condotto prima dell’annuncio del cessate il fuoco temporaneo, evidenziando l’impatto immediato del conflitto con l’Iran sulla fiducia dei consumatori.

 

Il sentiment è peggiorato in tutte le fasce demografiche e in tutte le componenti dell’indice. Le aspettative sulle condizioni economiche a un anno sono crollate del 20%, mentre le valutazioni sulle finanze personali sono diminuite dell’11%.

 

I consumatori hanno indicato l’aumento dei prezzi e la riduzione del valore degli asset come le principali fonti di preoccupazione. Anche le condizioni di acquisto di beni durevoli e veicoli sono ulteriormente peggiorate, ancora una volta a causa dei costi elevati legati al conflitto.

 

Le aspettative di inflazione a un anno sono balzate al 4,8% dal 3,8% di marzo, segnando il maggiore incremento mensile da aprile 2025. Le aspettative di inflazione di lungo periodo sono salite al 3,4%, il livello più alto da novembre 2025.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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