GRANDE ATTESA PER LA FED
Nella seduta di ieri, 8 settembre 2026, Wall Street ha chiuso prevalentemente in territorio negativo, appesantita dall'impennata dei prezzi dell'energia e dai rinnovati timori di una stretta monetaria da parte della Federal Reserve.
Il Dow Jones ha terminato la giornata in calo dello 0,87%, mentre l'S&P 500 ha registrato una flessione più contenuta, pari allo 0,12%.
Il Nasdaq è invece andato controcorrente, chiudendo in lieve rialzo dello 0,08%, grazie alla tenuta di alcuni comparti tecnologici.
Ad alimentare la tensione è stato il rally del petrolio, con il Brent ormai a ridosso dei 100 dollari al barile, mentre il gas naturale ha toccato i massimi degli ultimi tre anni.
A causa delle pressioni sui prezzi delle materie prime, gli investitori temono ora che la Fed possa tornare ad alzare i tassi d'interesse. Le probabilità di un rialzo sono salite al 60%, in attesa dei dati sull'inflazione in uscita tra giovedì e venerdì, con particolare attenzione agli indici PPI e CPI.
VALUTE
Stabilità sui principali cambi valutari, ad eccezione dello yen giapponese, che continua a mantenersi forte e in fase rialzista rispetto alle altre valute.
Sulla divisa nipponica convergono attualmente flussi provenienti sia dalla BoJ, che continua a ventilare possibili interventi sul mercato, sia dagli investitori istituzionali giapponesi, che stanno vendendo Treasury statunitensi per acquistare titoli di Stato domestici.
Una dinamica incoraggiata anche dal Governo di Tokyo, con l'obiettivo di stabilizzare il tasso di cambio in un contesto in cui il rialzo dei tassi appare sempre più probabile.
Nel frattempo, Eur/Usd continua a puntare verso il test di area 1,1650, mentre il Cable si mantiene a ridosso della resistenza compresa tra 1,3560 e 1,3570.
Il dollaro resta quindi sotto pressione. Va tuttavia sottolineato che, almeno per il momento, le principali valute concorrenti non sono ancora riuscite a superare livelli tecnici particolarmente significativi.
Le valute oceaniche si mantengono stabili, con Aud/Usd non lontano dalla resistenza chiave di 0,7270. Il Nzd/Usd fatica invece a riportarsi sopra l'area compresa tra 0,5880 e 0,5890.
Tra i cross regionali, Aud/Nzd si conferma forte a quota 1,2350, mentre Usd/Cad resta debole in prossimità del supporto di 1,3760.
BRENT VICINO A 100 DOLLARI
Mercoledì il petrolio Brent ha superato i 99 dollari al barile, raggiungendo il livello più alto degli ultimi sette settimane e avvicinandosi alla soglia psicologica dei 100 dollari.
A sostenere il rialzo sono state le crescenti tensioni geopolitiche, dopo che gli Stati Uniti hanno colpito diverse petroliere iraniane nei pressi dell'isola di Kharg, uno dei principali hub per l'esportazione di greggio del Paese.
Gli attacchi hanno alimentato i timori di ulteriori interruzioni delle forniture globali di petrolio.
Secondo fonti statunitensi, l'operazione sarebbe stata una risposta a un tentativo di attacco missilistico contro una nave da guerra americana.
Teheran ha reagito lanciando missili balistici verso la Giordania e avvertendo le navi presenti nel Golfo Persico, invitando gli equipaggi delle petroliere in prossimità dei porti del Kuwait e del Bahrein ad abbandonare immediatamente le proprie imbarcazioni.
Nel frattempo, la maggiore domanda cinese di greggio sta sostenendo i prezzi delle forniture provenienti da Africa, Canada e America Latina, poiché le difficoltà di transito nello Stretto di Hormuz stanno costringendo molte raffinerie a ricercare fonti alternative.
Le diplomazie continuano intanto a lavorare dietro le quinte, ma al momento non emergono risultati concreti in grado di favorire una de-escalation.
GOLD
Complice la sostanziale stabilità del mercato valutario, l'oro si è mantenuto intorno ai 4.350 dollari l'oncia dopo due sedute consecutive di ribasso.
Il metallo prezioso continua a risentire dell'aumento del prezzo del petrolio, che ha riacceso i timori inflazionistici e rafforzato le aspettative di nuovi rialzi dei tassi d'interesse.
Gli investitori si preparano inoltre alla pubblicazione dei principali dati sull'inflazione statunitense, che potrebbero fornire indicazioni importanti sulle prossime mosse della Federal Reserve.
Sebbene l'oro sia tradizionalmente considerato una copertura contro l'inflazione, tassi d'interesse più elevati tendono a ridurne l'attrattiva, aumentando il rendimento relativo degli strumenti finanziari alternativi.
Nel mese di agosto, tuttavia, il metallo giallo aveva registrato una performance particolarmente positiva, sostenuta dall'aumento della domanda di copertura e dei flussi d'investimento, oltre che dai continui acquisti delle banche centrali, con la Cina tra i principali protagonisti.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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