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Tensione sui mercati tra Fed, BCE e petrolio

Saverio Berlinzani
September 10, 2026

LA TENSIONE AUMENTA


Altra giornata interlocutoria per i mercati azionari statunitensi, penalizzati dall'escalation delle tensioni in Medio Oriente e dal nuovo balzo del prezzo del petrolio, con il Brent ormai stabilmente sopra i 100 dollari al barile.


I rendimenti dei Treasury sono saliti ancora, portandosi in area 4,85%, alimentando ulteriori timori di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella prossima riunione.


Oggi, inoltre, è il giorno della BCE, che con ogni probabilità aumenterà anch'essa il costo del denaro di 25 punti base.


I principali indici statunitensi hanno chiuso la seduta in territorio negativo: il Dow Jones ha perso lo 0,77%, l'S&P 500 lo 0,48% e il Nasdaq lo 0,64%.


La fiammata dei rendimenti è stata alimentata sia dai timori inflazionistici legati all'aumento del greggio e delle materie prime in generale, sia dall'annuncio del Tesoro statunitense di voler triplicare il piano di riacquisto del debito a lungo termine, portandolo a 6 miliardi di dollari.


VALUTE


Sul mercato valutario continua a prevalere una fase di relativa tranquillità.


L'Eur/Usd rimane nell'area compresa tra 1,1620 e 1,1650, senza riuscire a confermare una rottura rialzista e con una volatilità contenuta.


Situazione analoga per il Cable, che oscilla tra 1,3480 e 1,3560, mentre l'Eur/Gbp resta confinato nel range compreso tra 0,8570 e 0,8600.


Pochi movimenti anche sulle valute oceaniche, che continuano a muoversi all'interno dei range delle ultime sedute e non lontano dalle rispettive resistenze chiave.


L'Usd/Cad, per il momento, ha difeso l'area di supporto compresa tra 1,3720 e 1,3760. Il franco svizzero, invece, resta stabile in area 0,9400 contro euro e intorno a 0,8100 contro dollaro.


L'unica valuta ancora sotto osservazione è lo yen giapponese. Dopo il forte apprezzamento degli ultimi giorni, che lo ha portato fino a quota 153 contro dollaro, il cambio si è stabilizzato tra 152,30 e 152,70.


Gli operatori attendono ora la decisione della BoJ, che appare sempre più vicina a un rialzo dei tassi, in un contesto in cui il rendimento del titolo decennale giapponese resta vicino al 3%.


NIKKEI


Nella notte, l'indice Nikkei 225 ha perso l'1%, scendendo sotto quota 64.600 punti, mentre il più ampio Topix ha registrato una flessione dello 0,65%, attestandosi a 4.020 punti.


Si tratta della terza seduta consecutiva in ribasso, influenzata dall'aumento dei prezzi del petrolio, che ha riacceso i timori di inflazione e rafforzato le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi nel breve termine.


Le azioni giapponesi hanno inoltre seguito la debolezza registrata a Wall Street, dove i rendimenti dei Treasury sono aumentati sensibilmente dopo l'annuncio del Dipartimento del Tesoro relativo al piano di riacquisto di titoli a lungo termine per un valore fino a 6 miliardi di dollari.


Alcuni investitori avevano tuttavia sperato in un intervento di dimensioni maggiori, elemento che ha contribuito a generare volatilità sui mercati obbligazionari.


Nel frattempo, continua l'attenzione sullo yen, dopo il recente rafforzamento che ha portato la valuta ai massimi degli ultimi sette mesi.


GOLD


Giovedì l'oro si è mantenuto stabile intorno ai 4.400 dollari l'oncia, conservando i guadagni della seduta precedente.


Gli investitori restano in attesa dei principali dati macroeconomici statunitensi della settimana, in particolare quelli relativi all'inflazione, che potrebbero fornire indicazioni importanti sulle prossime mosse della Federal Reserve.


L'indice dei prezzi alla produzione (PPI) di agosto è atteso per oggi, mentre venerdì sarà la volta dell'inflazione al consumo (CPI).


Il metallo prezioso ha trovato sostegno nell'indebolimento del dollaro e nella persistente domanda legata alle sue caratteristiche di copertura nel lungo periodo.


Permangono tuttavia alcune pressioni di breve termine derivanti dall'aumento dei prezzi del petrolio e dal rialzo dei rendimenti obbligazionari.


Il greggio ha infatti raggiunto i massimi degli ultimi mesi con l'intensificarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, alimentando le aspettative di inflazione e di una politica monetaria più restrittiva.


Anche i rendimenti dei Treasury sono aumentati dopo l'annuncio del Dipartimento del Tesoro relativo al piano di riacquisto di debito a lungo termine fino a 6 miliardi di dollari, una misura che ha deluso quegli operatori che si attendevano un programma più ampio.


AUSTRALIA


Le aspettative di inflazione dei consumatori australiani si sono attestate al 4,9% nel mese di settembre 2026, in linea con il dato registrato ad agosto, in un contesto caratterizzato da persistenti pressioni sui prezzi.


Le prospettive sono state rafforzate dai dati di luglio, che hanno mostrato un indice dei prezzi al consumo (CPI) medio, pur depurato di alcune componenti, ancora elevato al 3,6% annuo.


Il dato è rimasto invariato rispetto a giugno e continua a collocarsi ben al di sopra dell'obiettivo del 2-3% fissato dalla Reserve Bank of Australia.


Nel frattempo, il vice governatore della RBA, Andrew Hauser, ha dichiarato che i responsabili della politica monetaria valuteranno nella riunione di settembre se un ulteriore inasprimento delle condizioni monetarie sia giustificato.


Anche la vice governatrice Sarah Hunter ha sottolineato come la banca centrale abbia una tolleranza limitata nei confronti di eventuali nuove pressioni inflazionistiche.


Questi segnali di orientamento restrittivo hanno spinto le quattro maggiori banche australiane, NAB, ANZ, CBA e Westpac, a prevedere un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell'anno.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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