IL MERCATO NON CREDE AL RISK OFF
Wall Street ha chiuso la sessione di lunedì 13 aprile 2026 in territorio positivo, riuscendo a recuperare le perdite iniziali causate dalle forti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
L’S&P 500 ha chiuso a +1%, mentre il Nasdaq ha registrato un sorprendente +1,2%. Il tutto nonostante l’escalation del conflitto mediorientale, che aveva fatto salire i prezzi del petrolio durante la sessione europea (poi rientrati in serata), mantenendo vivo il rischio di stagflazione.
Sul fronte geopolitico, un parlamentare iraniano ha affermato che l’introduzione di pedaggi in rial o l’utilizzo di yuan e criptovalute nel commercio energetico indebolirebbe il predominio finanziario degli Stati Uniti e segnerebbe l’inizio della de-dollarizzazione.
Questa è probabilmente una delle ragioni principali della perdita di valore del biglietto verde, iniziata nella serata di ieri.
DOLLARO IN RIBASSO
Il biglietto verde perde quota contro le principali valute concorrenti, con l’EUR/USD salito sopra 1,1700 e con obiettivi a 1,1775 già raggiunti.
Ci troviamo in una fase in cui, a livello geopolitico, è evidente un clima di avversione al rischio, mentre sui mercati finanziari si assiste a un ritorno dell’appetito per il rischio.
Il petrolio è sceso questa mattina a 92 dollari sul WTI e a 95 dollari sul Brent. Ciò suggerisce che il mercato non creda a una guerra prolungata e ritenga anzi imminente una soluzione diplomatica.
L’indice VIX è tornato sotto quota 20, attestandosi a 19 punti, mentre i rendimenti dei titoli di Stato USA sono scesi al 4,27% sul decennale, rispetto al 4,32% di ieri.
Questa contraddizione tra mercato e realtà geopolitica trova pochi precedenti storici ed è una delle vere sorprese del 2026.
Le correlazioni risultano completamente saltate, in particolare su JPY e CHF, che perdono valore nelle fasi di risk-off e guadagnano nelle fasi di risk-on: l’esatto contrario di quanto accaduto storicamente.
PETROLIO E ORO
Il greggio WTI è sceso a circa 92 dollari al barile in seguito alle notizie secondo cui Stati Uniti e Iran starebbero valutando ulteriori negoziati per garantire un cessate il fuoco di lungo periodo.
I prezzi sono diminuiti sulla scia delle speranze di un potenziale accordo duraturo, attenuando i timori inflazionistici e ridimensionando le aspettative di una politica monetaria restrittiva da parte delle banche centrali.
Il presidente Trump ha dichiarato che Teheran ha avviato contatti con Washington, mentre il primo ministro iraniano Masoud Pezeshkian ha segnalato la disponibilità a proseguire il dialogo.
Nel frattempo, l’oro è salito a circa 4.760 dollari l’oncia, recuperando le perdite della sessione precedente. Il rialzo è avvenuto dopo che Stati Uniti e Iran hanno manifestato la volontà di riprendere i negoziati prima della scadenza dell’attuale tregua di due settimane.
Donald Trump ha affermato che Teheran ha contattato Washington poche ore dopo l’avvio del blocco navale statunitense sulle spedizioni di petrolio iraniano nello Stretto di Hormuz.
Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha indicato la disponibilità a proseguire i colloqui di pace, purché restino nel quadro del diritto e delle normative internazionali.
SCENDE L’EXPORT CINESE
Le esportazioni cinesi sono cresciute del 2,5% su base annua, raggiungendo i 321,03 miliardi di dollari nel marzo 2026. Il dato rappresenta un netto rallentamento rispetto all’impennata del 21,8% registrata nel periodo gennaio-febbraio ed è risultato inferiore alle attese di mercato, fissate all’8,3%.
Si tratta della crescita dell’export più debole da ottobre, quando le spedizioni all’estero erano diminuite dell’1,3%.
Il rallentamento è dovuto al fatto che la domanda trainata dall’intelligenza artificiale è stata controbilanciata dall’incertezza globale generata dallo shock energetico legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran.
Le vendite sono aumentate verso Giappone (+3,3%), Corea del Sud (+19,6%), Taiwan (+35,2%), Australia (+11,9%) e Unione Europea (+8,6%), mentre sono diminuite verso gli Stati Uniti (+26,5%), anche a causa dei dazi imposti dal presidente Trump.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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