
Dall’inizio dell’anno sui mercati si assiste ad un’alternanza tra un sentiment positivo, legato ad una prossima fine dei rialzi del costo del denaro da parte delle banche centrali, e uno negativo, generato dai timori di ulteriori strette monetarie, dovute a dei dati macroeconomici che (in un modo anche abbastanza sorprendente) restano tutto sommato positivi.
Va ricordato che sui mercati obbligazionari, già da tempo, sembra che gli investitori credano in una futura recessione, considerato il fatto che i tassi a breve continuano a mostrare rendimenti superiori a quelli a lungo. Se costoro avranno ragione ci ritroveremo ben presto in una situazione nella quale le banche centrali saranno costrette, in fretta e furia, a tornare sui loro passi, per evitare di ritrovarsi “behind the curve”. Per il momento non è così, perché la reazione dei consumatori (terminati i lockdown che avevano fermato il mondo) si è protratta più di quanto in molti avessero previsto, per cui i consumi restano ancora solidi.
Quindi, i banchieri mantengono il loro approccio aggressivo che, prima o poi, provocherà un rallentamento economico, specie perché i vari funzionari reiterano la necessità, anche qualora dovessero fermarsi con i rialzi, di mantenere i tassi fermi per un certo periodo di tempo. In queste condizioni il mercato non riesce a produrre delle accelerazioni significative e sembra anestetizzato da questo equilibrio tra risk on e risk off.
A metà febbraio e a inizio marzo c’era stato un recupero del dollaro e una discesa delle borse. Adesso, invece, il mercato sembra voler salire, con i listini in crescita e il dollaro che sembra aver fatto dei massimi relativi di breve termine. I listini Usa, infatti, hanno chiuso la settimana in positivo mentre l’EurUsd è tornato sopra 1.06. Se la correlazione rimarrà tale e i listini dovessero violare le resistenze chiave, potremmo vedere un EurUsd verso 1.08.
I dati europei continuano a mostrare un’inflazione più alta rispetto agli Usa e una Bce apparentemente più aggressiva della Fed, il che agevola il recupero della moneta unica. Sul fronte sterlina segnaliamo la tenuta di 1.19 anche se i prezzi devono ancora superare la resistenza chiave posta a 1.2150-60.
Sul fronte dati la settimana entrante appare estremamente interessante: venerdì ci sarà infatti la pubblicazione dei payrolls (Nfp) relativi al mese di febbraio, senza dimenticare l’audizione al Congresso da parte di Jerome Powell. L’ultimo dato sui Nfp era stato di oltre 500.000 (anche se qualcuno aveva parlato di dato influenzato dalla stagionalità) mentre questa volta le attese sono per un incremento di 200.000 posti di lavoro, con la disoccupazione generale ai minimi da 50 anni al 3.4%.
Segnaliamo anche la pubblicazione dell’inflazione cinese, insieme ai Pil di Eurozona, Uk e Giappone. C’è attesa anche per le decisioni della banca centrale canadese, di quella australiana e di quella giapponese.
Buona settimana.
Saverio Berlinzani
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