
Il dollaro, dopo una ennesima giornata caratterizzata da alcuni dati americani superiori alle attese, cerca di rompere le prime resistenze. Le vendite al dettaglio pubblicate ieri hanno infatti evidenziato un incremento del 3% su base mensile, il maggior incremento dal marzo 2021 e ben al di sopra del consensus di +1.8%. Anche le vendite al dettaglio core, esclusi gli alimentari e l’energia, sono salite più delle attese. La spesa dei consumatori e il mercato del lavoro rimangono quindi solidi e questi buoni numeri per l’economia a stelle e strisce potrebbe spingere la Fed a mantenere una politica monetaria restrittiva ancora per un altro trimestre.
Il dollaro ha rialzato la testa anche se fatica a rompere le resistenze chiave e la ragione è la tenuta dei mercati azionari che restano vicino alle resistenze, impedendo al biglietto verde di sfondare. Il delta tasso resta ampio e la divisa americana sembra aver trovato dei supporti significativi sotto i quali sembra difficile che possa scendere.
La sterlina, nel frattempo, è tornata sotto pressione con il Cable che è sceso sotto quota 1.20 in un movimento impulsivo che, in meno di due sedute, ha visto una discesa della valuta britannica di quasi 300 pips. Ci stiamo avvicinando al supporto chiave di 1.1960 la cui violazione potrebbe innescare un’ulteriore flessione, con target individuabile in area 1.15. Il Dollar Index, nel frattempo, ha rotto 103.60 e sembra indirizzato a 105.30, il che significherebbe un EurUsd in area 1.0550. UsdJpy è invece tornato a ridosso della resistenza chiave posta a 134.50 che, se superata, avrebbe degli obiettivi a quota 138.
Nella notte è uscita la bilancia commerciale giapponese, la peggiore dal 1979, con un deficit record di 3.500 miliardi di yen. Si tratta del diciottesimo mese consecutivo di deficit commerciale. Neppure la svalutazione competitiva della valuta è riuscita ad aggiustare un deficit preoccupante, caratterizzato da un aumento delle importazioni del 18% contro un export cresciuto solo del 3.5%. Intanto in Australia sono usciti i dati sull’occupazione che hanno fatto registrare un peggioramento, con un aumento del numero dei disoccupati di 43 mila unità nel mese di gennaio e un incremento del tasso di disoccupazione al 3.7%.
La reazione del dollaro australiano è stata poco rilevante con i prezzi sempre intorno a 0.69. Oggi sono attesi i numeri sulla disoccupazione settimanale Usa e gli aggregati macro redatti dalla Fed di Philadelphia. Il mercato resta quindi stabile, in quell’equilibrio fragile ma per ora duraturo che avevamo segnalato qualche giorno orsono.
Buona giornata e buon trading.
Saverio Berlinzani

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