SI NAVIGA A VISTA
Wall Street è tornata a salire nella sessione di ieri, recuperando le perdite di inizio settimana. Il rialzo è arrivato in seguito alla decisione del presidente Trump di prolungare la tregua con l’Iran e ai solidi utili aziendali, che hanno sostenuto il sentiment degli investitori.
L’S&P 500, il Nasdaq 100 e il Dow Jones hanno guadagnato circa l’1%, rimanendo vicini ai massimi storici. In particolare, l’S&P 500 ha chiuso a +1,6%, il Nasdaq 100 a +1% e il Dow Jones a +0,7%.
Con il ridursi dei timori di un’escalation militare, l’attenzione degli investitori si è spostata sui risultati societari, soprattutto nel settore tecnologico.
Le borse europee hanno invece mostrato maggiore cautela, penalizzate dalle persistenti incertezze geopolitiche e dalle tensioni legate al comparto energetico.
VALUTE
Sul mercato dei cambi ha prevalso la debolezza della moneta unica, riflesso di un clima di avversione al rischio ancora dominante, alimentato dai timori di un’eventuale escalation militare.
L’EUR/USD è sceso sotto quota 1,1700, con supporti chiave individuati a 1,1650 e 1,1620.
Nel frattempo, l’USD/JPY appare limitato al rialzo, poiché il mercato ritiene probabile la presenza della Bank of Japan in area 160,00, livello ormai non distante.
Di conseguenza, l’EUR/JPY è in fase correttiva, con obiettivi di breve termine in area 186,20.
Il franco svizzero resta forte contro l’euro, con EUR/CHF a 0,9190 e USD/CHF in area 0,7850.
Le valute oceaniche si mantengono stabili sui massimi di periodo. L’AUD/USD tiene le posizioni dopo la pubblicazione del PMI manifatturiero australiano, salito a 51 ad aprile, rispetto al 49,8 del mese precedente.
PETROLIO ANCORA IN RIPRESA
I future sul petrolio WTI sono saliti a circa 94 dollari al barile nella notte, registrando il quarto rialzo consecutivo.
Il movimento riflette i limitati progressi degli sforzi diplomatici tra Stati Uniti e Iran e il fatto che lo Stretto di Hormuz sia rimasto di fatto chiuso.
Teheran continua a esercitare il controllo sulla via navigabile, limitando quasi completamente il traffico internazionale e, secondo alcune fonti, avrebbe aperto il fuoco contro navi mercantili nel corso della settimana.
Allo stesso tempo, gli Stati Uniti mantengono il blocco dei porti iraniani per aumentare la pressione sulla Repubblica islamica, una mossa che Teheran ha denunciato come una violazione del cessate il fuoco.
Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’attuale tregua resterà in vigore a tempo indeterminato, in attesa di una proposta di pace rivista da parte dell’Iran, sebbene Teheran abbia indicato di non essere intenzionata a impegnarsi in colloqui nel breve termine.
EUROZONA, DEFICIT/PIL IN CALO
Il rapporto deficit pubblico/PIL dell’Eurozona è sceso al 2,9% nel 2025, in lieve miglioramento rispetto al 3,0% rivisto del 2024.
Tuttavia, sette Stati membri continuano a superare il limite del 3% imposto dall’UE. Belgio (-5,2%) e Francia (-5,1%) hanno registrato i disavanzi più elevati.
Tra le principali economie, il deficit dell’Italia si è ridotto al 3,1%, rispetto al 3,4% del 2024, ma è rimasto sopra la soglia UE, vanificando le speranze di uscire dalla procedura disciplinare prima delle elezioni del 2027.
Germania (-2,7%), Spagna (-2,4%) e Paesi Bassi (-1,6%) si sono invece mantenuti al di sotto del limite.
Per l’Unione europea nel suo complesso, il rapporto deficit/PIL è rimasto invariato al 3,1%, con Romania (-7,9%) e Polonia (-7,3%) che hanno registrato i disavanzi maggiori.
Guardando al futuro, si prevede un aumento dell’indebitamento nel corso dell’anno, poiché i governi europei incrementeranno la spesa militare, mentre le imprese dovranno affrontare costi energetici più elevati a seguito degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran.
Nel frattempo, la fiducia dei consumatori nell’area euro è diminuita di 4,3 punti rispetto al mese precedente, attestandosi a -20,6 ad aprile 2026, il livello più basso da dicembre 2022. Il dato riflette la crescente cautela delle famiglie in un contesto economico incerto.
Le aspettative di rialzi dei tassi da parte della BCE si sono pertanto leggermente ridotte di recente, sebbene i mercati continuino a prezzare due aumenti entro la fine dell’anno.
Nell’Unione europea nel suo complesso, anche la fiducia dei consumatori è calata di 4,2 punti, scendendo a -19,4. In entrambi i casi, i livelli restano ben al di sotto delle medie di lungo periodo.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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