TRUMP E MERCATI
Grande recupero dei listini USA nella seduta di ieri, con il Dow Jones in rialzo dell’1,05% a 49.000,20 punti, il Nasdaq dell’1,17% a 23.338 punti e lo S&P 500 in progresso dell’1,05% a 6.868 punti.
Il rimbalzo è stato favorito dalle parole del Presidente Trump, che a Davos ha parlato a lungo della Groenlandia, escludendo però l’uso della forza militare e non confermando l’applicazione di nuovi dazi ai Paesi europei. I mercati hanno reagito positivamente dopo che il presidente ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con la NATO.
L’attenuazione del rischio geopolitico ha innescato un ritorno del risk‑on, dopo la forte avversione al rischio comparsa a inizio settimana con lo slogan “Sell America”. I guadagni sono stati trainati dai titoli tecnologici, con Intel, Micron e Intuit in rialzo tra il 7% e il 10%. Anche i settori più ampi si sono stabilizzati grazie al ridimensionamento dei timori di una brusca escalation delle tensioni tra Stati Uniti ed Europa.
Tuttavia, Trump ha ribadito la sua intenzione di assumere il controllo della Groenlandia e ha confermato la possibilità di pressioni economiche sugli alleati europei, mantenendo elevata l’incertezza commerciale.
Sul fronte aziendale, Netflix ha perso circa il 3% dopo aver segnalato un aumento della spesa per i contenuti e costi legati all’accordo con Warner Bros. Discovery. Johnson & Johnson ha invece ceduto terreno nonostante una guidance più favorevole.
VALUTE
Il dollaro tenta un recupero dopo il ritorno dell’appetito per il rischio, favorito dalle dichiarazioni relativamente concilianti di Trump, che ha ammesso di voler sfruttare le risorse della Groenlandia pur escludendo dazi e uso della forza.
L’EUR/USD, dopo aver testato 1,1750, è tornato sotto 1,1700, attestandosi a 1,1690. Il mercato resta in bilico, anche perché Trump continua a rivendicare — senza una chiara base legale — il diritto di acquisire la Groenlandia o sfruttarne le risorse, citando un presunto rischio di invasione esterna.
Il dollaro recupera contro le principali valute, in particolare contro lo yen, con USD/JPY tornato a ridosso di 159,00 e EUR/JPY su nuovi massimi a 185,68. Sul cross non si può escludere un’estensione fino a 200, massimo precedente del 1990.
Salgono invece le valute oceaniche: NZD/USD è tornato a 0,5850 e AUD/USD è salito fino a 0,6810. Per entrambe esiste la possibilità di un ulteriore rialzo di circa 100 pips prima di incontrare resistenze di medio periodo.
L’ORO RIPIEGA LEGGERMENTE
L’oro è balzato fino a 4.887 dollari l’oncia prima di correggere e tornare a 4.840 dollari, complice l’attenuarsi dei rischi geopolitici che avevano alimentato il rally.
Il calo è seguito alle dichiarazioni di Trump a Davos, che ha escluso l’uso della forza militare sulla Groenlandia, riducendo il rischio immediato e sostenendo azioni e Treasury. Questo ha favorito prese di profitto dopo la forte corsa dei giorni precedenti.
Il rally precedente era stato alimentato dalle minacce tariffarie legate alla Groenlandia, che avevano indebolito il dollaro e spinto gli investitori verso asset rifugio, insieme alla forte svendita dei titoli di Stato giapponesi dopo le promesse di tagli fiscali in vista delle elezioni.
Nonostante i rendimenti USA a 10 anni restino elevati, un dollaro più debole e l’incertezza sul percorso di breve termine della Fed continuano a sostenere i lingotti, mantenendo i prezzi su livelli molto alti anche in presenza di un rallentamento del momentum rialzista.
GIAPPONE, RIPRESA DELL’EXPORT
Le esportazioni giapponesi sono aumentate del 5,1% su base annua, raggiungendo il record di 10.411,5 miliardi di yen a dicembre 2025, segnando il quarto mese consecutivo di crescita.
L’aumento è stato sostenuto dalla forte domanda estera di fine anno e da uno yen più debole, mentre l’impatto complessivo dei dazi statunitensi si è rivelato meno grave del previsto. Tuttavia, il dato è inferiore alla crescita di novembre e alle attese del mercato (6,1%), poiché le case automobilistiche giapponesi continuano a subire dazi del 15% sulle spedizioni dirette negli Stati Uniti.
Le esportazioni verso gli USA sono crollate dell’11,1% su base annua, penalizzate dal calo di auto, ricambi e apparecchiature per la produzione di chip, invertendo il +8,8% di novembre. Vendite in calo anche verso Corea del Sud (-1,9%) e Australia (-10,2%).
Sono invece aumentate le esportazioni verso Cina (+5,6%), Hong Kong (+31,1%), Taiwan (+20,7%), Vietnam (+13,7%), Paesi ASEAN (+5,2%), UE (+2,6%), Russia (+27,3%), Medio Oriente (+18,8%) e Sudafrica (+21,9%).
UK, SALE L’INFLAZIONE
L’inflazione nel Regno Unito è salita al 3,4% a dicembre 2025, rispetto al 3,2% di novembre, superando leggermente le attese del mercato (3,3%). Si tratta della prima accelerazione da luglio e potrebbe complicare gli sforzi della Bank of England per riportare l’inflazione verso il target del 2%, anche se l’aumento è considerato temporaneo grazie agli interventi governativi.
La crescita è stata trainata soprattutto dai prezzi di alcolici e tabacco, saliti al 5,2% dal 4,0% di novembre. Pressioni aggiuntive sono arrivate da alimentari e bevande analcoliche, in aumento al 4,5% dal 4,2%.
L’inflazione dei servizi, indicatore chiave delle pressioni interne, è salita al 4,5% dal 4,4%, pur restando sotto le attese. L’inflazione core è rimasta stabile al 3,2%, il livello più basso da dicembre 2024.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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