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Wall Street sale tra dati solidi e tregua sui dazi

Saverio Berlinzani
January 23, 2026

LE BORSE NON HANNO PAURA

 

Ancora una chiusura positiva per Wall Street nella seduta di ieri, con il Dow Jones in rialzo dello 0,21% a 49.077 punti, il Nasdaq avanzato dell’1,18% a 23.224 punti e l’S&P 500 in crescita dell’1,16% a 6.875 punti.

 

L’andamento positivo è seguito all’annuncio del Presidente Trump di voler sospendere i piani per l’imposizione di nuovi dazi su un gruppo di Paesi europei, citando un “accordo quadro” sulla Groenlandia raggiunto dopo un incontro con il Segretario Generale della NATO.

 

Anche la notizia che Alibaba si prepara a quotare la sua divisione di produzione di chip e i commenti del CEO di Nvidia hanno contribuito a migliorare il sentiment degli investitori.

 

I titoli a grande capitalizzazione hanno registrato rialzi diffusi: Nvidia (+0,5%), Microsoft (+1,1%), Apple (+0,9%), Amazon (+0,7%), Meta (+3%), Alphabet (+1,6%) e Broadcom (+1,1%).

 

Il clima positivo è stato ulteriormente sostenuto dai solidi dati economici statunitensi: la crescita del PIL del terzo trimestre è stata rivista al rialzo dal 4,3% al 4,4%, le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione sono scese a 200.000, l’inflazione PCE è risultata in linea con le attese e la spesa è cresciuta, seppur a un ritmo moderato.

 

VALUTE E ORO IN CORRELAZIONE INVERSA

 

Il dollaro continua a indebolirsi contro le principali valute, nonostante i dati macro statunitensi molto positivi. Il PIL è risultato superiore alle attese, il PCE in linea con le previsioni e i sussidi di disoccupazione restano vicini ai minimi.

 

L’EUR/USD si avvicina a 1,1750 con la possibilità di puntare a 1,1800, mentre la sterlina guarda a 1,3530. USD/JPY rimane stabile dopo la decisione della BoJ di non intervenire sui tassi, con prospettive di un possibile movimento verso 160,00.

 

Le valute oceaniche restano forti, sostenute dai segnali di ripresa provenienti dalla Cina.

 

Trump continua a sostenere di aver raggiunto un accordo con la NATO sulla Groenlandia, sebbene i dettagli restino poco chiari. I mercati ipotizzano che possa riguardare diritti minerari o installazioni missilistiche.

 

Aumentano inoltre le preoccupazioni che l’Europa possa utilizzare le sue ingenti partecipazioni in asset statunitensi come leva politica, dopo che un fondo pensione danese ha annunciato la dismissione delle sue posizioni in Treasury, alimentando l’incertezza.

 

In correlazione inversa, l’oro ha superato i 4.950 dollari l’oncia, segnando un nuovo record e avviandosi verso la migliore settimana dal marzo 2020. Il livello dei 5.000 dollari è ormai alla portata e resta da capire quali saranno i prossimi obiettivi.

 

BOJ, TASSI INVARIATI

 

La Banca del Giappone ha mantenuto invariato il tasso di interesse di riferimento allo 0,75% nella prima riunione di politica monetaria del 2026, mantenendo i costi di finanziamento al livello più alto dal 1995, in vista delle elezioni anticipate di febbraio.

 

La decisione, ampiamente attesa, è stata approvata con un voto di 8 a 1: il consigliere Hajime Takata ha chiesto un rialzo, mentre gli altri membri hanno ritenuto i rischi per economia e inflazione sostanzialmente bilanciati.


La BoJ ha ribadito che i tassi potrebbero aumentare ulteriormente, dopo i due rialzi del 2025, se l’attività economica e l’inflazione seguiranno le proiezioni.

 

Nelle nuove stime trimestrali, la crescita del PIL per l’anno fiscale 2025 è stata rivista allo 0,9% dallo 0,7%, grazie al recente accordo commerciale con Washington e al pacchetto di stimoli di Tokyo. Le previsioni per il 2026 sono state riviste dall’1,7% all’1,0%. L’inflazione core per il 2026 è stata aumentata dall’1,8% all’1,9%.

 

PCE STABILE

 

L’indice dei prezzi PCE statunitense è aumentato dello 0,2% su base mensile a novembre 2025, in linea con ottobre e con le attese.

 

I prezzi dei beni sono saliti dello 0,2%, recuperando dal calo dello 0,1% di ottobre. I prezzi dei servizi sono aumentati dello 0,2%, rallentando rispetto allo 0,3% del mese precedente.

 

Il PCE core, che esclude alimentari ed energia, è cresciuto dello 0,2%, in linea con settembre e con le previsioni.


I prezzi alimentari sono rimasti invariati, mentre quelli energetici sono aumentati dell’1,9% dopo un calo dello 0,7%.

 

Su base annua, il PCE complessivo è salito al 2,8% dal 2,7%, come previsto. Anche il PCE core è aumentato al 2,8% dal 2,7%. L’indice PCE resta l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve.

 

JOBLESS CLAIMS

 

Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono aumentate di 1.000 unità, raggiungendo quota 200.000 nella settimana conclusa il 17 gennaio. Il dato resta ben al di sotto delle attese, che prevedevano un aumento a 212.000.

 

Le richieste continuative sono salite di 26.000 unità a 1.849.000, rimanendo sotto le medie della seconda metà del 2025 ma sopra i livelli immediatamente successivi alla pandemia.

 

Il mercato del lavoro continua quindi a mostrare bassi livelli di licenziamenti e un ritmo moderato di assunzioni, evitando un ulteriore raffreddamento dopo il rallentamento del quarto trimestre 2025.

 

USA, PIL IN RIPRESA

 

L’economia statunitense è cresciuta a un tasso annualizzato del 4,4% nel terzo trimestre 2025, leggermente sopra la stima iniziale del 4,3% e segnando la crescita più forte dal terzo trimestre 2023.

 

La revisione al rialzo riflette un miglioramento delle esportazioni e una minore pressione derivante dalle scorte.


La crescita è stata sostenuta dalla solida spesa dei consumatori, dalla ripresa delle esportazioni e da un aumento della spesa pubblica.

 

La spesa dei consumatori è cresciuta del 3,5%, ritmo più rapido dell’anno, mentre le esportazioni sono aumentate del 9,6%, in netto miglioramento rispetto al calo dell’1,8% del trimestre precedente. Le importazioni sono diminuite del 4,4%, estendendo il calo del secondo trimestre.

 

La spesa pubblica è tornata a crescere (+2,2% contro -0,1%), mentre gli investimenti fissi sono aumentati dello 0,8%, sotto la stima iniziale dell’1% e in forte rallentamento rispetto al +4,4% del trimestre precedente.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 


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