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Wall Street aggiorna nuovi massimi tra petrolio e utili

Saverio Berlinzani
May 07, 2026

MASSIMI SU MASSIMI PER WALL STREET

 

Ancora una seduta caratterizzata da ottime performance sui mercati azionari, con nuovi record storici raggiunti da Nasdaq e S&P 500, cresciuti rispettivamente del 2,02% e dell’1,46%. Anche il Dow Jones riprende a salire, chiudendo con un progresso dell’1,24%.

 

I mercati sono stati sostenuti dalle speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e dalla forte caduta del prezzo del petrolio, sceso a 93,50 dollari per il WTI e a 100,00 dollari per il Brent.

 

Il Nasdaq è stato trainato soprattutto dai titoli legati ai semiconduttori. Advanced Micro Devices (AMD) ha registrato un balzo di quasi il 19% dopo aver diffuso previsioni sui ricavi superiori alle attese, trascinando l’intero comparto.

 

I risultati societari del primo trimestre continuano a mostrarsi solidi, con una crescita degli utili per le società dell’S&P 500 stimata intorno al 25% su base annua. Tra i singoli titoli, Super Micro Computer è salita del 15% grazie a risultati trimestrali migliori delle attese.

 

La notizia ha spinto al rialzo anche altri titoli legati alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, con Nvidia, Sandisk, Micron e Intel in guadagno di oltre il 2%. Sempre sul fronte degli utili, Disney ha registrato un balzo del 5% dopo aver pubblicato forti ricavi, mentre Uber è salita del 7% grazie a solide previsioni sulle prenotazioni.

 

VALUTE

 

Proseguono i tentativi di salita di EUR/USD e del cable, che nella sessione di ieri hanno toccato rispettivamente 1,1796 e 1,3640, avvicinandosi a nuove resistenze chiave in area 1,1850 e 1,3690.

USD/JPY rimane stabile sopra quota 156,00, nonostante persista il rischio di un intervento della Bank of Japan. 


Ieri, infatti, semplici dichiarazioni delle autorità giapponesi avevano spinto il biglietto verde al ribasso, senza un intervento diretto sul mercato. Ciò non esclude, tuttavia, la possibilità di acquisti di yen in caso di un improvviso indebolimento della valuta.

 

Il contesto di risk on sui mercati appare confermato dall’indice VIX, dalla discesa dei prezzi energetici e dal calo del dollaro, accompagnato anche dalla riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato. Il movimento segnala la speranza che le banche centrali non siano costrette ad alzare i tassi nel breve termine.

 

Le valute oceaniche restano forti e non distanti dai livelli chiave di 0,7400 per AUD/USD e 0,6080 per NZD/USD. Poco da segnalare sui cross, con EUR/JPY che resta sotto le resistenze chiave in area 185,10–185,20, ma senza cedere significativamente.

 

PETROLIO

 

I futures sul petrolio WTI si sono stabilizzati in area 93,00 dollari al barile nella notte, dopo essere crollati fino a 88,50 dollari nella sessione precedente, un calo di circa il 13%.

 

Gli investitori restano complessivamente ottimisti sulle prospettive di un accordo di pace in Medio Oriente. 


Secondo alcune fonti, gli Stati Uniti avrebbero inviato all’Iran, tramite intermediari pakistani, un memorandum d’intesa di una sola pagina con l’obiettivo di porre formalmente fine al conflitto e avviare una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz.

 

Teheran dovrebbe rispondere entro pochi giorni, avendo confermato di stare esaminando la proposta statunitense. In una fase successiva sarebbero poi previsti negoziati più ampi sul programma nucleare iraniano.

 

Il presidente Trump ha tuttavia avvertito che un accordo non è ancora stato finalizzato e che non è scontato che l’Iran accetti la proposta, minacciando di riprendere le operazioni militari in caso di mancata intesa.

 

Nel frattempo, gli ultimi dati mostrano che le esportazioni di petrolio statunitensi hanno raggiunto livelli record la scorsa settimana, poiché molti Paesi si sono rivolti sempre più alle forniture americane per compensare le carenze legate al conflitto.

 

ORO IN RAFFORZAMENTO

 

Giovedì l’oro si è attestato intorno ai 4.700 dollari l’oncia, dopo un rialzo di circa il 3% nella sessione precedente. Il movimento è stato sostenuto dalle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran, che hanno innescato un forte calo dei prezzi del petrolio e attenuato i timori inflazionistici.

Il crollo del greggio ha contribuito a ridurre le aspettative che le banche centrali debbano mantenere politiche monetarie restrittive più a lungo.

 

Nonostante ciò, il presidente della Federal Reserve di Chicago, Austan Goolsbee, ha avvertito che l’inflazione non sta rallentando verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Fed, ma ha accelerato dall’inizio della guerra. Un andamento coerente con la chiusura di circa il 20% delle forniture globali di greggio a causa del blocco dello Stretto di Hormuz.

 

AUSTRALIA

 

L’Australia ha registrato un deficit commerciale di 1,84 miliardi di dollari australiani nel marzo 2026, in netto contrasto con il surplus di 5,03 miliardi del mese precedente e al di sotto delle attese di mercato, che prevedevano un avanzo di 4,25 miliardi.

 

Si tratta del primo disavanzo commerciale da dicembre 2017, determinato da un calo delle esportazioni e da una forte crescita delle importazioni.

 

Le esportazioni sono diminuite del 2,7% su base mensile, scendendo a 44 miliardi di dollari australiani, dopo il +4,2% registrato a febbraio. Il calo è stato trainato principalmente da altri prodotti agricoli.

 

Anche le esportazioni di oro non monetario hanno segnato una flessione del 6,1%, attestandosi a 7,4 miliardi, in seguito al brusco calo dei prezzi globali dell’oro, scesi di oltre il 10% a marzo, il ribasso più marcato da giugno 2013.

 

Nel frattempo, le importazioni sono aumentate del 14,1%, raggiungendo il livello record di 45,77 miliardi di dollari australiani, grazie alla solidità della domanda interna.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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