NON SI FERMA L’EQUITY
Le tensioni geopolitiche globali si allentano e i mercati ne approfittano immediatamente, registrando sedute positive. Contestualmente, scendono i prezzi del petrolio, attenuando i rischi di un’inflazione più aggressiva.
Questo contesto ha favorito nuovi massimi storici per le principali borse statunitensi: l’S&P 500 e il Nasdaq 100 sono saliti rispettivamente dello 0,8% e dell’1%, mentre il Dow Jones ha guadagnato lo 0,7%.
Il calo del petrolio e dei prodotti raffinati è legato al fatto che gli attacchi tra Iran, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti non si sono tradotti in un’offensiva su vasta scala contro le infrastrutture energetiche iraniane. Ciò ha evitato un ulteriore aggravamento dello shock energetico per le economie importatrici dal Medio Oriente.
Gli elevati costi dell’energia avevano in precedenza alimentato le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed nel corso dell’anno. Intanto, anche i mercati asiatici hanno toccato nuovi record nella notte, sostenuti dall’allentamento delle tensioni mediorientali.
Sul fronte macroeconomico, l’indice JOLTS ha mostrato la resilienza del mercato del lavoro, mentre i solidi dati ISM — in particolare la componente prezzi in forte aumento — hanno confermato un quadro di crescita.
VALUTE
Il dollaro scivola, come tipicamente accade in fasi di risk on e di rinnovato appetito per il rischio. Il cambio EUR/USD è tornato sopra 1,1720, all’attacco delle principali resistenze in area 1,1790 e 1,1850.
Il cable ha violato quota 1,3570, puntando ora a 1,3590 e 1,3610, prossimi obiettivi tecnici. Il mercato auspica un rapido accordo tra i contendenti in Medio Oriente, elemento chiave per il ritorno della stabilità.
Particolarmente rilevante il movimento di USD/JPY, sceso di oltre 100 pips in pochi minuti, da 158,00 verso 156,50, alimentando le speculazioni su un possibile intervento della BoJ.
Le correlazioni appaiono temporaneamente compromesse: osservare un dollaro in calo in un contesto di risk on sul cambio USD/JPY rappresenta una dinamica anomala. Una possibile fine delle ostilità dovrebbe, nel tempo, riportare le correlazioni verso la norma, con yen ed euro in rafforzamento contro un dollaro che tornerebbe ad assumere il ruolo di valuta da investimento.
Buona performance per dollaro australiano e neozelandese, che risalgono rispettivamente verso 0,7250 e 0,5950.
USA: SALE L’EXPORT
Nel marzo 2026 le esportazioni statunitensi sono aumentate del 2,0%, pari a 6,2 miliardi di dollari, raggiungendo il massimo storico di 320,9 miliardi. Il dato è stato trainato da un balzo di 6,5 miliardi nelle esportazioni di beni.
Forniture e materiali industriali hanno guidato l’aumento con +5,0 miliardi, sostenuti dai prezzi energetici più elevati legati al conflitto con l’Iran. Tra i principali contributori figurano il petrolio greggio (+2,8 miliardi), altri prodotti petroliferi (+1,7 miliardi) e l’olio combustibile (+1,6 miliardi).
In calo, invece, le esportazioni di altri metalli preziosi (-1,6 miliardi). Le esportazioni di alimenti, mangimi e bevande sono aumentate di 1,1 miliardi, grazie soprattutto alla soia, mentre i beni di consumo hanno registrato una flessione di 1,7 miliardi. Le esportazioni di servizi sono diminuite di 0,3 miliardi.
PETROLIO
Mercoledì i futures sul petrolio WTI sono scesi in area 98 dollari al barile, segnando il secondo calo consecutivo. Il movimento è seguito alle dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio, che ha annunciato la conclusione dell’“Operazione Epic Fury”, sottolineando il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Anche il presidente Donald Trump ha comunicato una sospensione temporanea delle operazioni di assistenza alle navi bloccate nello Stretto di Hormuz, allo scopo di valutare la possibilità di un accordo con l’Iran per porre fine al conflitto. Rimane tuttavia in vigore il blocco navale statunitense sulle navi in entrata e in uscita dai porti iraniani.
Washington sta ora concentrando l’attenzione sulla riapertura dello Stretto, sotto la pressione di altri Paesi e di una crescente opposizione interna al conflitto. Lo stallo tra Stati Uniti e Iran persiste, con Teheran che subordina qualsiasi dialogo alla rimozione del blocco navale.
JOLTS OPENINGS
Negli Stati Uniti, a marzo 2026, le offerte di lavoro sono diminuite di 56.000 unità, attestandosi a 6,866 milioni, un dato comunque superiore alle attese di mercato (6,84 milioni).
Le aperture sono calate nei servizi professionali e alle imprese (-318.000), mentre sono aumentate nel settore finanziario e assicurativo (+98.000).
GOLD
Torna a ruggire l’oro, che ha superato i 4.600 dollari l’oncia, registrando il secondo rialzo consecutivo. Il recupero è sostenuto dai segnali di de‑escalation in Medio Oriente, che hanno favorito il calo del petrolio e attenuato i timori inflattivi.
Il Segretario alla Difesa Hegseth ha confermato che il cessate il fuoco, in vigore da quasi un mese, resta valido, mentre il Segretario di Stato Rubio ha ribadito la fine delle operazioni offensive. Gli Stati Uniti si concentrano ora sulla salvaguardia delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz.
Il presidente Trump ha inoltre annunciato una sospensione temporanea dell’operazione di assistenza alle navi bloccate, per valutare margini di accordo con l’Iran, pur mantenendo il blocco navale sui porti iraniani.
Dall’inizio del conflitto, l’oro era stato fortemente penalizzato dall’impennata dei costi energetici e dalle aspettative di tassi più elevati. Le attuali speranze di un rientro dell’inflazione e di una politica monetaria meno restrittiva stanno però alimentando un rinnovato interesse per il metallo giallo.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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