WALL STREET IN EUFORIA
Altra seduta caratterizzata da un mercato azionario americano in piena euforia, con nuovi massimi storici per S&P 500 e Nasdaq, spinti dall’ottimismo per i colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina e dalle positive performance del settore tecnologico.
L’S&P 500 è cresciuto dello 0,77%, superando per la prima volta quota 7.500, mentre il Nasdaq ha oltrepassato i 29.500 punti e il Dow Jones i 50.000.
Le aspettative ottimistiche sul comparto dell’intelligenza artificiale hanno sostenuto il mercato nel suo complesso, compensando l’impatto dei prezzi elevati dell’energia legati al blocco nel Golfo Persico e le prospettive restrittive della Federal Reserve. A rafforzare ulteriormente il quadro, l’aumento dello 0,5% delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti.
Tra i singoli titoli, Cisco ha registrato un balzo del 15% dopo aver pubblicato solidi risultati e previsioni positive, annunciando al contempo il taglio di 4.000 posti di lavoro per migliorare la produttività.
Nvidia ha guadagnato il 4,5%, estendendo il rialzo mensile al 15%, dopo che gli Stati Uniti hanno autorizzato 10 aziende cinesi a ricevere chip H200. L’annuncio è avvenuto durante la visita a Pechino del presidente Trump, contribuendo a mantenere una retorica di de‑escalation rispetto alla fase più acuta della guerra commerciale dello scorso anno.
VALUTE
Si osserva un cambiamento nelle correlazioni intermarket tra valute e altri asset, con un rafforzamento del dollaro e un indebolimento dell’euro.
Il movimento è probabilmente legato al fatto che i dati macroeconomici statunitensi stanno mostrando una performance migliore rispetto a quelli di altre aree, rendendo il dollaro più attraente per gli investitori. Il biglietto verde non si sta rafforzando principalmente come valuta rifugio, ma per la relativa solidità dell’economia USA.
A questo si aggiungono le difficoltà economico‑politiche di Giappone e Regno Unito, che contribuiscono a sostenere ulteriormente il dollaro.
EUR/USD scende a 1,1650, avvicinandosi ai supporti chiave in area 1,1600–1,1610 e 1,1570–1,1580. Il cable cede sotto il peso della crisi politica, scendendo fino a 1,3350, con 1,3300 come prossimo livello di supporto rilevante.
USD/JPY ignora per il momento le possibili azioni della Bank of Japan, salendo fino a 158,50, vicino ai livelli in cui un intervento potrebbe diventare concreto, anche se finora si è rivelato poco efficace.
Le valute oceaniche mostrano debolezza, con AUD/USD che potrebbe scendere fino a 0,7130 e NZD/USD in area 0,5820–0,5830.
PETROLIO
I futures sul petrolio WTI sono rimasti pressoché invariati giovedì, attestandosi intorno ai 99 dollari al barile, mentre gli operatori attendono sviluppi sia dal Medio Oriente sia dal vertice tra Trump e Xi.
Secondo alcune fonti, circa 30 navi avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime ore, con Teheran che avrebbe iniziato a consentire il transito ad alcune navi cinesi.
Nel frattempo, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha esortato la Cina a utilizzare la propria influenza sull’Iran per favorire la riapertura dello Stretto. Dalla Casa Bianca emerge inoltre che Xi avrebbe manifestato interesse ad aumentare gli acquisti di greggio statunitense.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha dichiarato che le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz sono diminuite di quasi 6 milioni di barili al giorno nel primo trimestre, avvertendo che il mercato petrolifero globale potrebbe rimanere sotto pressione almeno fino a ottobre, anche in caso di cessazione del conflitto nel breve termine.
A complicare ulteriormente il quadro dell’offerta, l’Arabia Saudita ha comunicato all’OPEC un calo della propria produzione ai livelli più bassi dal 1990.
STERLINA IN CALO
La sterlina britannica ha continuato a indebolirsi, scendendo fino a 1,360 dollari, ai minimi da oltre un mese, a causa delle crescenti tensioni politiche nel Regno Unito.
Importanti dimissioni hanno riaperto la corsa alla leadership: il deputato Josh Simons ha lasciato il proprio incarico per favorire la candidatura del sindaco di Manchester Andy Burnham, mentre il Ministro della Salute Wes Streeting si è dimesso per candidarsi alla carica di Primo Ministro.
Entrambi sfidano l’attuale premier Keir Starmer, sotto pressione dopo le pesanti perdite del Partito Laburista alle recenti elezioni amministrative.
Nel frattempo, Angela Rayner, potenziale candidata, è stata scagionata dall’HMRC in un’indagine fiscale, aumentando le sue possibilità di entrare in corsa.
Gli investitori hanno anche valutato le dichiarazioni di Sarah Breeden della Bank of England, secondo cui è “molto meno probabile” che il conflitto in Medio Oriente provochi un’ondata inflazionistica simile a quella del 2022.
Sul fronte macroeconomico, il Regno Unito ha registrato una crescita dello 0,6% nel primo trimestre 2026, con un dato annuo dell’1,1%, superiore alle attese, sostenuto da un aumento dello 0,3% nel mese di marzo.
USA: VENDITE AL DETTAGLIO
Negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,5% su base mensile ad aprile 2026, in linea con le previsioni, dopo un dato di marzo rivisto al ribasso all’1,6%.
L’incremento più significativo è stato registrato presso le stazioni di servizio, a causa del continuo aumento dei prezzi della benzina, influenzato dal conflitto con l’Iran.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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