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Wall Street rimbalza grazie alle parole della Fed

Saverio Berlinzani
October 16, 2026

WILLIAMS SALVA LE BORSE


Ieri, giovedì 15 ottobre 2026, Wall Street ha chiuso in verde dopo che, nella giornata precedente, aveva subito forti ribassi legati ai dati sull'inflazione e al calo dei titoli tecnologici.


Durante la sessione di ieri, i listini sono riusciti a invertire la rotta iniziale e a chiudere la giornata in territorio positivo. Il rimbalzo è stato il risultato di una complessa transizione intraday: i mercati sono passati da una forte pressione ribassista nelle prime ore di contrattazione a un netto recupero nel corso della giornata, guidato da fattori monetari, trimestrali societarie e dinamiche settoriali.


Il sentiment è migliorato sensibilmente anche grazie alle dichiarazioni rassicuranti di alcuni esponenti della Fed, tra cui John Williams, che ha delineato una traiettoria chiara per la politica monetaria della banca centrale statunitense. Williams ha sottolineato come possa essere appropriato un ultimo rialzo dei tassi d'interesse entro la fine del 2026, escludendo la necessità di ulteriori interventi restrittivi nel 2027.


Insieme ad altri rappresentanti della Fed, come Mary Daly e Michelle Bowman, Williams ha inoltre segnalato che non vi è alcuna urgenza di aumentare i tassi nella riunione di fine ottobre.


Alla fine della seduta, gli indici statunitensi hanno chiuso in territorio positivo, trainati dal Dow Jones grazie soprattutto alle solide trimestrali del settore bancario. L'indice industriale ha registrato un rialzo dell'1,1%, mentre l'S&P 500 ha guadagnato lo 0,3%.


Il Nasdaq, pur rimanendo sotto pressione per gran parte della giornata a causa dei timori relativi ai costi delle infrastrutture legate all'intelligenza artificiale e al comparto dei semiconduttori, è riuscito a strappare una chiusura marginalmente positiva (+0,1%) nelle battute finali.


Sul fronte macroeconomico, i dati sui PPI, dopo quelli sui CPI della seduta precedente, hanno evidenziato un'inflazione ancora superiore alle attese. Tuttavia, i timori degli investitori si sono in parte attenuati dopo gli interventi dei diversi rappresentanti della banca centrale statunitense.


Va però ricordato che le parole di Williams si inseriscono in un contesto di acceso dibattito all'interno del FOMC, che appare tuttora diviso. Mentre Williams predica cautela e un approccio basato sulla "gestione del rischio", senza individuare segnali di surriscaldamento dell'economia, altri esponenti più aggressivi della Fed, come Beth Hammack e Lorie Logan, ritengono che potrebbe essere necessario più di un singolo rialzo dei tassi per riportare l'inflazione sotto controllo.


Il 28 ottobre, tuttavia, è ormai vicino.


VALUTE


Le valute hanno mostrato una giornata interlocutoria e di consolidamento, dopo che nella sessione precedente il dollaro aveva perso terreno.


L'EUR/USD ha oscillato tra 1,1190 e 1,1230, mentre il Cable è rimasto in una fase di accumulazione, salendo verso quota 1,3300, livello attorno al quale si trova attualmente. L'EUR/GBP, invece, ha continuato a scendere, avvicinandosi a 0,8420.


La moneta unica continua a mostrare uno slancio limitato a causa dei timori che la BCE possa continuare ad alzare i tassi nonostante una crescita economica più debole del previsto. La sterlina britannica, al contrario, ha beneficiato di dati sul PIL significativamente migliori delle aspettative.


L'USD/JPY, invece, rimane sotto quota 158,00 nel breve termine, senza necessitare del sostegno diretto della Bank of Japan.


Durante il meeting del FMI, la sottosegretaria al Tesoro statunitense Erin Browne ha dichiarato apertamente che il Giappone non si trova più in uno scenario deflazionistico e che, di conseguenza, sia il livello della valuta sia la politica monetaria dovrebbero adeguarsi a questa nuova realtà.


La nostra impressione è che lo yen possa non essere lontano da una svolta di medio termine.


Tra le valute oceaniche, continua invece la debolezza del dollaro australiano, mentre il dollaro neozelandese si mantiene relativamente stabile in area 0,5650.


PETROLIO ANCORA IN RIALZO


Oggi il WTI viene scambiato sopra i 97 dollari al barile ed è sulla buona strada per chiudere la settimana con un guadagno superiore al 6%, in un contesto caratterizzato da crescenti preoccupazioni per l'offerta proveniente dal Medio Oriente.


Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato che una nave portacontainer battente bandiera di Singapore, affondata nello Stretto di Hormuz all'inizio della settimana, è stata colpita da un proiettile iraniano. L'episodio ha aumentato l'incertezza sul ripristino dei flussi fisici di petrolio, spingendo le tariffe delle petroliere a livelli record.


Anche le crescenti tensioni tra l'Arabia Saudita e le forze Houthi sostenute dall'Iran nello Yemen hanno contribuito ad aumentare i rischi per l'offerta energetica globale.


Nel frattempo, l'AIE ha approvato il rilascio dei restanti 100 milioni di barili di petrolio derivanti da un intervento coordinato avviato a marzo, in risposta alle pressioni esercitate dai funzionari statunitensi.


Inoltre, i dati dell'EIA hanno evidenziato una diminuzione di 8,6 milioni di barili nelle scorte di greggio statunitensi durante l'ultima settimana, il calo più marcato da febbraio.


Il WTI è stato inoltre sostenuto dai minori costi di spedizione del greggio statunitense, che hanno favorito la domanda di barili americani, permettendogli di sovraperformare il Brent nell'arco della settimana.


GOLD IN RIALZO


L'oro, nel frattempo, si è mantenuto sopra i 4.150 dollari l'oncia nella giornata di venerdì, dopo il rimbalzo registrato nella sessione precedente.


A sostenere il metallo prezioso è stato il recente calo dei mercati azionari, che ha favorito la domanda di beni rifugio come titoli di Stato e metalli preziosi. Questo spostamento verso asset più sicuri ha provocato un deciso calo dei rendimenti obbligazionari, riducendo la pressione sugli strumenti non remunerativi come l'oro.


Parallelamente, aumentano i rischi geopolitici legati all'escalation delle ostilità tra l'Arabia Saudita e gli Houthi sostenuti dall'Iran nello Yemen. A ciò si aggiunge l'affondamento, nello Stretto di Hormuz, di una nave portacontainer battente bandiera di Singapore colpita da un proiettile iraniano.


Sul fronte della politica monetaria, segnaliamo che i mercati attribuiscono attualmente una probabilità di circa il 72% a un mantenimento invariato dei tassi da parte della Fed nel corso di questo mese. La probabilità di un rialzo dei tassi a dicembre è invece salita al 92%.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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