WALL STREET, DISCESA SOLO ALL'INIZIO?
La giornata del 14 ottobre 2026 si è rivelata ad altissima tensione sui mercati finanziari globali. Il forte nervosismo è stato innescato principalmente dalla pubblicazione del dato sull'inflazione negli Stati Uniti (CPI), che ha registrato una fiammata inaspettata, accelerando al 3,7% su base annua e superando le stime degli analisti, che indicavano un incremento del 3,6%.
È salito inaspettatamente anche il dato core su base mensile, attestandosi a +0,6% contro un consensus dello 0,5%.
Questo balzo dei prezzi ha immediatamente riacceso i timori degli investitori sulla necessità che la Federal Reserve mantenga i tassi di interesse elevati più a lungo del previsto, aumentando la pressione sui listini azionari.
Il Nasdaq ha ceduto l'1,9%, mentre l'S&P 500 ha chiuso a -1,1%. Il Dow Jones ha invece registrato la performance migliore, perdendo soltanto lo 0,1%.
Oltre ai timori legati alla politica monetaria della Fed, sul sentiment di Wall Street hanno pesato anche la debolezza dei titoli legati all'intelligenza artificiale e i risultati societari del colosso dei chip ASML.
Ci si chiede ora se la discesa appena iniziata possa rappresentare un'immediata opportunità di acquisto oppure l'avvio di un movimento più strutturale e ribassista.
Per il momento, occorre riconoscere che questo ribasso non rappresenta un crollo sistemico, bensì una fisiologica correzione tecnica guidata dall'accelerazione dell'inflazione statunitense di settembre al 3,7%, che riaccende i timori di tassi d'interesse elevati per un periodo più prolungato.
Gli indici principali, come l'S&P 500 e il Nasdaq, sono in flessione da tre sedute consecutive dopo aver toccato i massimi storici assoluti appena la scorsa settimana. L'S&P 500 ha infatti superato i 7.800 punti il 6 ottobre 2026.
Di conseguenza, l'attuale debolezza appare più come un'opportunità di acquisto selettiva (buy the dip) che come l'inizio di un mercato ribassista prolungato, sebbene la volatilità possa rimanere elevata nel breve termine e non si possano escludere ulteriori ribassi.
ASIA IN CALO
Anche le borse asiatiche hanno registrato forti ribassi, seguendo l'andamento negativo di Wall Street, a causa delle crescenti vendite sui titoli tecnologici e legati all'intelligenza artificiale.
A pesare sul sentiment degli investitori contribuiscono inoltre l'escalation delle ostilità in Medio Oriente e le tensioni nell'Europa orientale.
Tokyo è stata una delle piazze peggiori della seduta, con l'indice Nikkei in calo di oltre il 4%.
Il sentiment negativo ha contagiato l'intera regione, portando a diffuse vendite sui principali indici azionari.
Il Kospi ha perso il 7,2%, mentre Cina e Hong Kong hanno contenuto le perdite, chiudendo rispettivamente a -1,5% e -1,1%.
VALUTE
Il dollaro cede bruscamente terreno. Il Dollar Index è scivolato in area 102, ritracciando dai massimi degli ultimi 18 mesi, mentre gli investitori valutano le possibili mosse della Federal Reserve.
Austan Goolsbee, presidente della Fed di Chicago, ha definito i dati sull'inflazione "scoraggianti" e ha avvertito che la rapida espansione delle infrastrutture legate all'intelligenza artificiale potrebbe contribuire a surriscaldare l'economia.
Tuttavia, alcuni membri del comitato di politica monetaria continuano a preferire un approccio prudente riguardo a ulteriori rialzi dei tassi. I mercati prezzano infatti una probabilità di circa il 73% che la Fed mantenga invariato il costo del denaro nel corso di questo mese.
Gli investitori attendono ora ulteriori dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, prima dell'inizio del blackout mediatico della banca centrale previsto per sabato.
Il dollaro si è indebolito soprattutto nei confronti dell'euro, della sterlina e del dollaro neozelandese.
L'EUR/USD, dai minimi di 1,1115, è risalito con forza di circa 130 pips fino a raggiungere quota 1,1240, livello dal quale sta ora correggendo.
Anche il GBP/USD (Cable) ha recuperato circa 130 pips dai minimi recenti.
Faticano invece a reagire le valute oceaniche, che restano sotto pressione nei confronti del biglietto verde.
PETROLIO
Questa mattina il prezzo del WTI è sceso verso i 93 dollari al barile, in seguito a una correzione tecnica e ad alcune prese di profitto dopo cinque sessioni consecutive di rialzi.
Gli investitori hanno inoltre valutato le indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti starebbero considerando un allentamento delle sanzioni sulle cosiddette navi della "flotta ombra", utilizzate per il trasporto di petrolio e prodotti raffinati provenienti da Paesi come Russia, Iran e Venezuela.
Tale misura rientrerebbe negli sforzi per ridurre i costi di trasporto globali, che hanno raggiunto livelli particolarmente elevati.
Restano tuttavia forti le preoccupazioni sul fronte dell'offerta. A incidere è stato l'affondamento di una nave portacontainer nello Stretto di Hormuz, in seguito all'impatto di proiettili non identificati, mentre le forze Houthi sostenute dall'Iran hanno proseguito gli attacchi missilistici e con droni in Arabia Saudita.
La Russia ha inoltre accusato l'Ucraina di aver colpito due raffinerie petrolifere, tra cui l'impianto di Ryazan, con una capacità di 400.000 barili al giorno, in violazione del cosiddetto "cessate il fuoco energetico" annunciato dal presidente statunitense Donald Trump.
Dal punto di vista tecnico, il WTI rimane al di sotto delle principali resistenze, mentre il Brent continua a mostrare una struttura rialzista e resta non lontano dai massimi di settembre, situati in area 107 dollari al barile.
GOLD
L'oro torna a salire, recuperando circa 100 dollari e riportandosi in area 4.150 dollari l'oncia, recuperando così gran parte delle perdite registrate nella seduta precedente.
A sostenere il metallo giallo contribuiscono il rallentamento del rally del petrolio, l'indebolimento del dollaro e il calo dei rendimenti obbligazionari.
Tuttavia, le aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve continuano a pesare sul sentiment degli investitori, dopo la pubblicazione dei dati sull'inflazione statunitense superiori alle attese.
Nel frattempo, la presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly, ha dichiarato che la banca centrale potrebbe dover aumentare ulteriormente i tassi di interesse nel prossimo futuro, pur non ravvisando la necessità di un rialzo immediato nella riunione di questo mese.
Dal punto di vista tecnico, il gold si trova in una fase di possibile accumulazione. Tuttavia, tale scenario dovrà essere confermato dal superamento dell'area compresa tra 4.220 e 4.230 dollari l'oncia, che potrebbe aprire la strada a obiettivi successivi in area 4.400 dollari.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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