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Wall Street rimbalza, resta l'incognita tassi

Saverio Berlinzani
August 24, 2026

L'AZIONARIO TIENE, NONOSTANTE LE INCERTEZZE

 

Wall Street ha chiuso la seduta di venerdì 21 agosto 2026 in rialzo, mettendo a segno un parziale rimbalzo dopo i forti cali del giorno precedente.

 

Nonostante la performance giornaliera positiva, i principali indici hanno terminato la settimana complessivamente in territorio negativo, penalizzati dall'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e dalle tensioni geopolitiche.

 

Ad ogni modo, l'S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso entrambi in rialzo dello 0,4%, mentre il Dow Jones ha confermato l'andamento positivo, terminando la seduta con un progresso dello 0,73%.

 

I dati sui PMI hanno contribuito a sostenere il mercato, offrendo indicazioni incoraggianti sulla tenuta dell'economia statunitense. Gli indicatori hanno infatti evidenziato il ritmo di crescita più sostenuto degli ultimi quattro anni.

 

Nel frattempo, i mercati hanno continuato a valutare il recente aumento dei rendimenti obbligazionari, alimentato dall'inflazione e dalle preoccupazioni fiscali.

 

I rendimenti dei Treasury a lunga scadenza sono rimasti stabili in seguito all'annuncio di un ampliamento del programma di riacquisto di obbligazioni da parte del Tesoro statunitense, mentre il dollaro ha proseguito il proprio indebolimento.

 

Tra le società hyperscale, Alphabet ha guadagnato l'1,1%, Microsoft lo 0,4% e Meta lo 0,8%.

Andamento più contrastato per i produttori di semiconduttori: Nvidia ha perso l'1%, Micron lo 0,8% e Intel il 2,2%.

 

Walmart ha invece ceduto oltre il 10% nell'arco della settimana, dopo una deludente trimestrale che ha pesato sulle prospettive aziendali e riacceso le preoccupazioni sull'andamento dei consumi negli Stati Uniti.

 

PETROLIO

 

L'oro nero continua a rappresentare uno degli elementi chiave per l'equilibrio dei principali mercati finanziari.

 

Nel fine settimana il prezzo del WTI è rimasto pressoché invariato intorno agli 87 dollari al barile, mentre emergevano segnali che lasciavano intravedere una possibile volontà dell'Iran di porre fine al conflitto con gli Stati Uniti.

 

Il presidente iraniano ha infatti dichiarato che Teheran preferirebbe concludere la guerra mantenendo una posizione di forza, definendo l'attuale memorandum d'intesa con Washington una vittoria per l'Iran.

 

Queste dichiarazioni hanno offerto un moderato sollievo ai mercati, dopo che il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva annunciato le sanzioni più severe mai imposte dagli Stati Uniti contro Teheran e un'ulteriore intensificazione della pressione economica sul regime iraniano.

 

In questo contesto caratterizzato da segnali contrastanti, i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 5% per la seconda settimana consecutiva.

 

Nel frattempo, l'esercito statunitense ha dichiarato di aver assistito il transito di oltre 660 milioni di barili di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz dall'inizio di maggio, confermando che volumi significativi continuano a transitare lungo questo corridoio energetico strategico nonostante il conflitto e l'aumento dei rischi geopolitici.

 

GOLD

 

Venerdì l'oro ha superato i 4.600 dollari l'oncia, raggiungendo il livello più elevato dalla metà di maggio e portando il guadagno settimanale a circa il 5%.

 

Il rally è stato sostenuto dalle rinnovate preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale degli Stati Uniti, dopo che il Tesoro ha inaspettatamente aumentato gli acquisti programmati di titoli di Stato a lunga scadenza, contribuendo a indebolire rendimenti e dollaro.

 

L'intervento ha alimentato interrogativi sulla capacità di Washington di gestire il crescente costo del debito pubblico e ha rafforzato la domanda di oro come bene rifugio alternativo.

 

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha inoltre lasciato intendere che potrebbero seguire ulteriori operazioni di riacquisto, mentre l'amministrazione sta valutando nuove misure per contenere i costi di finanziamento.

 

Nel frattempo, l'aumento del prezzo del petrolio potrebbe limitare ulteriori rialzi del metallo prezioso, mantenendo elevate le pressioni inflazionistiche e riducendo le aspettative di futuri tagli dei tassi d'interesse.

 

La campagna statunitense volta ad aumentare la pressione economica sull'Iran ha inoltre indebolito le speranze di una rapida normalizzazione della situazione nello Stretto di Hormuz, sostenendo ulteriormente i prezzi dell'energia.

 

RENDIMENTI

 

Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni è salito al 4,74% venerdì, tornando a testare i massimi degli ultimi venti mesi raggiunti all'inizio della settimana e annullando in larga parte il calo generato dall'annuncio del nuovo programma di riacquisto di obbligazioni.

 

Il Tesoro ha dichiarato che almeno raddoppierà i buyback di titoli a lunga scadenza, portandoli a 4 miliardi di dollari nel prossimo trimestre.

 

La misura si aggiunge ai recenti tentativi di contenere i rendimenti, compreso l'intervento sullo yen giapponese e la richiesta alla Federal Reserve di ampliare il limite del programma FIMA.

 

La parte più lunga della curva dei rendimenti aveva registrato una forte impennata da luglio, in un contesto caratterizzato da un'elevata emissione di debito da parte delle aziende legate all'intelligenza artificiale e da una crescente spesa in deficit del governo federale.

 

I rendimenti sono rimasti sostenuti anche dopo che il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha lasciato intendere che un eventuale rialzo dei tassi potrebbe non rappresentare lo strumento preferito per contrastare l'inflazione, aumentando così l'attenzione verso gli interventi previsti al Simposio di Jackson Hole.

 

Le preoccupazioni per un'inflazione meno controllabile sono state amplificate dall'aumento dei prezzi energetici e dalle tensioni legate al traffico petrolifero nel Golfo Persico.

 

SETTIMANA ENTRANTE

 

Le prospettive sui tassi d'interesse globali e sui rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza resteranno al centro dell'attenzione degli investitori.

 

I mercati continuano infatti a confrontarsi con prezzi dell'energia elevati, deficit pubblici in aumento e una forte crescita delle emissioni obbligazionarie societarie.

 

Indicazioni importanti sulla politica monetaria della Federal Reserve arriveranno dal Simposio di Jackson Hole, in programma dal 27 al 29 agosto, attraverso gli interventi dei membri del FOMC.

 

Anche i risultati di Nvidia continueranno a rappresentare un indicatore chiave per valutare la domanda globale di intelligenza artificiale, in un contesto in cui le aspettative di crescita si scontrano con un crescente scetticismo sulla sostenibilità degli investimenti infrastrutturali.

 

Sul fronte macroeconomico, l'attenzione sarà rivolta ai dati PCE e agli ordini di beni durevoli di luglio, oltre alle revisioni annuali dei dati sui salari non agricoli negli Stati Uniti.

 

In Europa, la BCE pubblicherà i verbali dell'ultima riunione di politica monetaria, mentre la Germania diffonderà nuovi indicatori sulla fiducia di consumatori e imprese.

 

IMPENNATA DEL BITCOIN

 

Il Bitcoin è balzato di oltre il 22% nell'arco della settimana, superando tra venerdì 21 agosto 2026 la soglia psicologica dei 74.000-75.000 dollari, prima di entrare in una fase di consolidamento durante il weekend.

 

Questo movimento sembra interrompere un lungo periodo di andamento laterale.

 

Le ragioni del rialzo sono riconducibili sia a fattori politici sia a dinamiche tecniche di mercato.

 

Da un lato, ha contribuito il sostegno politico dell'amministrazione Trump, che ha incontrato i principali rappresentanti del settore crypto alla Casa Bianca e ha sollecitato il Congresso ad approvare rapidamente il Clarity Act.

 

L'iniziativa è stata interpretata come un passo verso una maggiore chiarezza normativa e un possibile incremento degli investimenti istituzionali.

 

Dall'altro lato, il Tesoro statunitense ha annunciato il raddoppio delle operazioni di buyback sui titoli di Stato a lunga scadenza, contribuendo ad aumentare la liquidità disponibile per gli asset più rischiosi, tra cui il Bitcoin.

 

Dal punto di vista tecnico, il movimento rappresenta inoltre un breakout significativo rispetto alla precedente fase ribassista.

 

Molti investitori avevano accumulato consistenti posizioni short sul mercato. Secondo le stime, il valore complessivo di tali posizioni si avvicinava ai 3 miliardi di dollari.

 

Quando il prezzo ha superato la prima importante resistenza di medio termine a 66.000 dollari, si è assistito a una rapida accelerazione al rialzo, alimentata dalle chiusure automatiche delle posizioni ribassiste.

 

In ottica tecnica, il prossimo livello di riferimento rimane l'area degli 81.500 dollari, individuata come successivo target rilevante.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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