MERCATI NEL DUBBIO
Wall Street ha chiuso la seduta del 20 agosto 2026 in territorio negativo, frenata dal nuovo aumento dei rendimenti dei Treasury e dai verbali della Federal Reserve, che hanno evidenziato un orientamento decisamente restrittivo (hawkish).
A pesare sui listini si sono aggiunti anche i rincari del petrolio e alcune trimestrali contrastate nei settori retail e tecnologico.
Tra gli indici, il Dow Jones ha registrato una flessione dello 0,84%, attestandosi a quota 53.013 punti. L'S&P 500, dal canto suo, ha chiuso sotto la parità, arretrando a 7.678 punti.
Il Nasdaq ha invece risentito della pressione sui titoli tecnologici e legati all'intelligenza artificiale, penalizzati dai tassi elevati e dalle intenzioni della Fed emerse nei verbali.
Nelle minute si legge infatti che alcuni esponenti sono pronti a valutare ulteriori rialzi dei tassi d'interesse qualora l'inflazione non dovesse convergere stabilmente verso l'obiettivo del 2%.
I rendimenti dei Treasury sono tornati a salire, riducendo l'attrattiva dell'azionario, mentre il dollaro ha registrato un deciso rimbalzo.
Sul fronte energetico, il greggio ha chiuso in rialzo a New York a 87,83 dollari al barile, alimentando i timori legati alle pressioni inflazionistiche.
NIKKEI IN CALO
Venerdì l'indice Nikkei 225 è sceso dello 0,7%, attestandosi sotto quota 66.000, mentre il più ampio indice Topix ha perso lo 0,25%, chiudendo intorno ai 4.050 punti.
I due indici hanno così annullato i guadagni della sessione precedente, in un contesto caratterizzato dal rimbalzo dei rendimenti obbligazionari globali e dai timori che gli sforzi degli Stati Uniti per contenere i costi di finanziamento attraverso il riacquisto di debito possano rappresentare soltanto una soluzione temporanea.
Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni si è attestato intorno al 4,7%, recuperando le perdite registrate all'inizio della settimana. Anche il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni ha interrotto una fase ribassista durata due giorni.
Nel frattempo, i dati hanno mostrato un'accelerazione dell'inflazione in Giappone per il secondo mese consecutivo, rafforzando le aspettative di un rialzo dei tassi d'interesse da parte della Banca del Giappone nel breve termine.
Il governatore della BoJ, Kazuo Ueda, aveva già indicato che le autorità monetarie potrebbero avviare una normalizzazione della politica monetaria a un ritmo più rapido.
Lo yen continua inoltre a perdere terreno sia contro il dollaro sia contro l'euro.
VALUTE
Sul fronte valutario, si segnala il ritorno dell'EUR/USD sotto quota 1,1700 e un lieve recupero del dollaro, manifestatosi soprattutto nei confronti dello yen.
L'USD/JPY è infatti salito sopra quota 159,00 prima di ripiegare di alcune decine di punti.
Il franco svizzero continua invece a mantenersi forte contro euro e dollaro, nonostante l'indice VIX non mostri particolari segnali di avversione al rischio.
I livelli rimangono sostanzialmente invariati e il biglietto verde resta esposto al rischio di ulteriori ribassi, nonostante le recenti correzioni.
Il trend di fondo appare ancora ribassista, pur in assenza di un forte momentum a sostegno della discesa.
L'evoluzione del mercato dipenderà non solo dalle dinamiche geopolitiche, ma anche dalle condizioni dell'economia statunitense che, al momento, continuano ad alimentare l'incertezza tra gli investitori.
Sul fronte delle valute oceaniche, AUD e NZD proseguono il loro movimento rialzista, puntando rispettivamente ai target di 0,7200 e 0,6000.
PETROLIO
Venerdì il Brent è stato scambiato sopra i 93 dollari al barile e si avvia a registrare il secondo rialzo settimanale consecutivo, con un progresso superiore al 5% dall'inizio della settimana.
I guadagni sono maturati mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran non mostra segnali di attenuazione, con le due parti impegnate in una disputa sullo Stretto di Hormuz.
Gli Stati Uniti stanno procedendo all'isolamento dell'economia iraniana in quella che il presidente Donald Trump ha definito una "D-Day economica", i cui dettagli sono attesi per lunedì.
Le misure proposte sembrano finalizzate a escludere Teheran dai canali finanziari e commerciali internazionali, coinvolgendo banche, imprese, registri navali, trasferimenti di denaro e reti di contrabbando.
Washington mira ad aumentare la pressione economica sull'Iran e a spingere il Paese verso negoziati riguardanti il conflitto in corso, il programma nucleare e il controllo dello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, una serie di attacchi ucraini contro infrastrutture energetiche russe ha provocato carenze di carburante in alcune regioni, esercitando ulteriore pressione sui mercati petroliferi globali.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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