WALL STREET SCRICCHIOLA?
Nella seduta di ieri, martedì 1° settembre 2026, Wall Street ha chiuso in netto calo, inaugurando il nuovo mese sotto forte pressione a causa dell'impennata dei prezzi del petrolio, dell'aumento dei rendimenti dei Treasury e dei rinnovati timori di una stretta monetaria da parte della Federal Reserve.
I tre principali indici USA, Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq, hanno chiuso rispettivamente a -0,79%, -0,71% e -1,29%.
A causare il ribasso sono state le rinnovate tensioni nello Stretto di Hormuz, in un'escalation militare che alimenta il timore di nuove fiammate inflazionistiche. I prezzi del petrolio, infatti, sono saliti a 94,5 dollari per il Brent e a 90 dollari per il WTI.
Il sell-off sui titoli di Stato americani ha spinto i rendimenti a lungo termine a livelli che non si registravano da mesi (4,81%), frenando drasticamente la propensione al rischio degli investitori.
Le recenti dichiarazioni restrittive del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, rilasciate durante il simposio di Jackson Hole, unite al rincaro energetico, spingono il mercato a stimare una probabilità del 70% di un nuovo aumento dei tassi d'interesse nella riunione di questo mese.
VALUTE
Anche il mercato valutario si trova vicino a un bivio e tutto dipende dalla BOJ, che appare molto vicina a un rialzo del costo del denaro. Secondo Takata, esponente della banca centrale nipponica, l'aumento potrebbe anche essere superiore allo 0,25%.
Inoltre, l'USD/JPY è vicino alla soglia d'intervento e la price action di questa mattina sembra confermarlo. La coppia è scesa rapidamente da 160,30 a 160,00, mentre l'EUR/USD arretra, spingendo al ribasso anche l'EUR/JPY.
La tensione globale riporta il dollaro a guadagnare terreno sulle altre valute, fatta eccezione per i cross contro lo yen.
Sulle altre coppie segnaliamo la debolezza di EUR/USD e Cable, entrambi sotto pressione.
L'EUR/USD non è lontano dal supporto chiave di 1,1550, così come il Cable sembra dirigersi verso l'area compresa tra 1,3430 e 1,3440.
L'EUR/GBP si mantiene vicino alla resistenza chiave posta in area 0,8600.
Stabile il franco svizzero, con l'EUR/CHF tornato in area 0,9400 e l'USD/CHF che attacca finalmente quota 0,8150.
La vera chiave di lettura, come abbiamo ribadito più volte, resta però lo yen. Se dovesse avviare un movimento rialzista significativo, potrebbe influenzare l'intero mercato valutario, come già visto in passato. I cross contro JPY potrebbero subire forti ribassi dopo anni di guadagni.
TITOLI DI STATO GIAPPONESI
Mercoledì il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni ha superato il 3%, raggiungendo il livello più alto dal 1996.
A determinare il movimento sono stati l'impennata dei prezzi del petrolio, che ha alimentato i timori di inflazione, e il rafforzamento delle aspettative di imminenti rialzi dei tassi d'interesse.
Anche il deterioramento delle prospettive fiscali del Giappone, in un contesto caratterizzato da piani di spesa massicci e tagli fiscali promossi dall'amministrazione Takaichi, ha contribuito all'aumento dei rendimenti obbligazionari domestici.
I prezzi del petrolio sono saliti per la terza sessione consecutiva in un clima di crescente tensione tra Stati Uniti e Iran, alimentando le preoccupazioni per possibili interruzioni dei flussi energetici dal Medio Oriente.
L'aumento dei costi energetici aggrava inoltre l'inflazione importata in Giappone, vista la forte dipendenza del Paese dalle importazioni di petrolio.
Nel frattempo, cresce l'aspettativa di un aumento dei tassi da parte della Banca del Giappone già questo mese. Il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha inoltre esortato il governatore della BOJ, Kazuo Ueda, ad adottare misure monetarie "decise" per contrastare l'indebolimento dello yen.
GOLD IN CALO
Mercoledì l'oro è sceso a circa 4.300 dollari l'oncia, registrando il quarto calo consecutivo e toccando il livello più basso delle ultime tre settimane.
Il mercato continua a scommettere su un rialzo dei tassi della Fed già a settembre, con una probabilità stimata intorno al 70%, in seguito al forte aumento dei rendimenti obbligazionari globali e dei prezzi del petrolio.
I rendimenti obbligazionari internazionali sono saliti a causa delle crescenti pressioni inflazionistiche e delle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi. In particolare, i rendimenti dei Treasury statunitensi hanno invertito la tendenza negativa innescata dall'annuncio del Segretario al Tesoro Scott Bessent relativo a un programma di buyback.
L'attenzione degli investitori si concentra ora anche sui dati del mercato del lavoro statunitense, con il rapporto ADP previsto per mercoledì e i dati sui salari non agricoli attesi venerdì, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sulla futura politica monetaria della Fed.
Nel frattempo, i prezzi del petrolio hanno esteso i loro guadagni a causa dell'escalation delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, aumentando ulteriormente i rischi inflazionistici.
RBNZ ALZA I TASSI
La Reserve Bank of New Zealand ha aumentato il tasso d'interesse di riferimento di 25 punti base, portandolo al 2,75%, dopo il rialzo di luglio e in linea con le aspettative del mercato.
La decisione riflette la necessità di ridurre gradualmente gli stimoli monetari e riportare l'inflazione verso il punto medio dell'obiettivo del 2%, sostenendo al contempo crescita economica e occupazione.
L'inflazione annua è salita al 4,1% nel secondo trimestre del 2026, principalmente a causa dell'aumento dei prezzi dei carburanti legato al conflitto in Medio Oriente.
L'economia neozelandese sembra aver ripreso slancio dopo la crescita deludente registrata nel secondo trimestre, sostenuta da una domanda estera resiliente, dall'aumento dei prezzi delle esportazioni e dagli investimenti nei settori orientati all'export.
Il Comitato prevede che la ripresa continui a rafforzarsi e ad ampliarsi, pur mantenendo alta l'attenzione sui rischi di un'inflazione più persistente del previsto.
Sul mercato valutario si osservano prese di beneficio sul NZD/USD, tornato sotto quota 0,5900.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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