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Warsh prudente tra inflazione e mercati

October 19, 2026

WARSH RESTA CAUTO


La situazione finanziaria internazionale si trova in una fase di delicato equilibrio tra due forze contrapposte: da un lato la tenuta della congiuntura americana, trainata dagli investimenti nell'intelligenza artificiale; dall'altro la pressione al rialzo sull'inflazione globale (stimata al 4,7% per il 2026 dal Fondo Monetario Internazionale), alimentata dai costi energetici e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.


I mercati azionari mantengono una discreta resilienza, ma devono fare i conti con rendimenti obbligazionari elevati. I Treasury USA viaggiano infatti poco sopra il 5%, mantenendo restrittive le condizioni di finanziamento.


Wall Street ha chiuso l'ultima ottava con segnali contrastanti, penalizzata dalle prese di profitto sul comparto tecnologico e dei semiconduttori, mentre i listini europei hanno mostrato una maggiore stabilità.


Le Borse americane hanno però terminato la seduta di venerdì 16 ottobre 2026 in territorio negativo, zavorrate dai forti ribassi dei titoli tecnologici e dei semiconduttori legati all'intelligenza artificiale, interrompendo così i trend positivi delle settimane precedenti.


Il Nasdaq ha registrato la peggiore settimana da giugno, con una perdita complessiva del 4,5%, penalizzato soprattutto dai realizzi sui titoli growth e sul settore dei chip.


L'S&P 500 ha perso l'1,1% nella seduta di venerdì, chiudendo la settimana in calo del 2%.


L'indice Dow Jones Industrial Average ha invece contenuto le perdite giornaliere (-0,3%) ed è riuscito a chiudere la settimana in rialzo dello 0,7%, beneficiando della rotazione degli investitori verso settori più difensivi e tradizionali.


La sessione ha risentito della cautela degli operatori, in attesa delle imminenti trimestrali delle grandi aziende tecnologiche e di indicazioni più chiare sulla politica monetaria della Federal Reserve.


COSA HA DETTO


Su questo fronte, il presidente della Fed, Warsh, si è astenuto dal preannunciare l'esito della riunione del FOMC di questo mese, ma ha affermato che un'inflazione superiore alle attese non ha modificato la sua valutazione dell'economia statunitense. Le sue dichiarazioni hanno spinto gli operatori a ridimensionare ulteriormente le aspettative di un aumento dei tassi a ottobre.


Intervenendo a un vertice del FMI a Bangkok, Warsh ha dichiarato:


"Non esprimo giudizi anticipati sulle riunioni. Non credo sia opportuno dire ora cosa potrei fare nelle riunioni che avremo nel resto dell'anno."


Ha però aggiunto che:


"Il mondo si è sostanzialmente conformato alle nostre aspettative."


Warsh ha inoltre ribadito le proprie preoccupazioni riguardo a un'inflazione che continua a mostrarsi persistente.


La Fed aveva aumentato il tasso sui fondi federali di 25 punti base a settembre 2026, portandolo nell'intervallo compreso tra il 3,75% e il 4%, segnando il primo rialzo dal 2023.


Tutti i 19 membri del Comitato di politica monetaria avevano appoggiato la decisione, mentre la maggioranza aveva anche previsto un ulteriore aumento entro la fine dell'anno.


BORSE E PETROLIO


Detto questo, va osservato che, in questa fase, il principale indicatore del livello di tensione sui mercati e delle price action dei diversi asset non è più l'andamento del prezzo del petrolio, o almeno non lo è nella stessa misura del passato.


Il ruolo predominante è oggi assunto dai mercati azionari statunitensi, la cui eventuale caduta potrebbe realmente far esplodere la tensione finanziaria.


La ragione è che un forte ribasso dei listini renderebbe più costoso l'accesso al credito e alla raccolta di capitali, comprimendo la capacità delle aziende di generare utili.


A ciò si aggiungerebbe una perdita di fiducia da parte di imprese e investitori, con conseguenze negative sui fondamentali aziendali, sul mercato del lavoro e sugli investimenti.


PETROLIO IN RIALZO


Venerdì i prezzi del petrolio greggio hanno superato i 100 dollari al barile, registrando un aumento di oltre l'11% nell'arco della settimana, a causa della contrazione dell'offerta e della forte domanda di carburante proveniente dal settore marittimo.


I produttori si trovano inoltre ad affrontare costi di trasporto e premi al rischio più elevati per le merci che attraversano lo Stretto di Hormuz, fattore che mantiene elevata l'incertezza sulle future forniture regionali.


Gli attacchi iraniani contro le petroliere nello stretto hanno ridotto drasticamente i flussi di petrolio.


Nella settimana terminata il 13 ottobre, i flussi medi giornalieri sono scesi a 11,62 milioni di barili, rispetto a una media di 17,15 milioni di barili.


I rischi per la sicurezza nel Golfo Persico hanno quindi contribuito in modo significativo al rialzo dei prezzi.


PPI COME IL CPI


I prezzi delle importazioni negli Stati Uniti sono aumentati dell'1,1% rispetto al mese precedente, registrando il maggiore incremento degli ultimi quattro mesi e superando nettamente le aspettative del mercato, che prevedevano un aumento dello 0,8%.


Il dato segue il rialzo dello 0,7% registrato nel mese precedente.


L'aumento dei prezzi dei beni importati è stato diffuso: le importazioni non petrolifere sono cresciute dello 0,7%, dopo il rialzo rivisto dello 0,6% del mese precedente.


Tale incremento è calcolato al netto dei recenti dazi doganali introdotti dall'amministrazione presidenziale e indica che le aziende non stanno riducendo i prezzi per compensare l'effetto delle nuove tariffe.


Le importazioni di carburante sono invece aumentate del 4,8%, anch'esso il maggiore incremento degli ultimi quattro mesi, poiché il più rigido blocco delle petroliere imposto dall'Iran e il ritiro degli Stati Uniti dal Golfo Persico hanno contribuito a far impennare i prezzi globali del petrolio e dei prodotti energetici.


Su base annua, i prezzi delle importazioni risultano in crescita dell'8,1%.


Osservando gli ultimi dati statunitensi su CPI e PPI, emerge quindi un quadro coerente con le aspettative del mercato, che prevedevano un rialzo generalizzato delle pressioni inflazionistiche.


VALUTE


L'EUR/USD è in ripresa, con le quotazioni tornate sopra quota 1,1240.


Più in generale, sul mercato valutario si osserva un quadro di sostanziale equilibrio, caratterizzato da movimenti all'interno di un trading range che potrebbe permanere almeno fino alla prossima decisione della Federal Reserve.


Anche il cable (GBP/USD) è in recupero e, più in generale, le principali valute dei Paesi sviluppati concorrenti del dollaro stanno tentando una graduale risalita.


Il movimento sarà destinato a durare? Al momento è impossibile stabilirlo. Molto dipenderà dai dati macroeconomici in arrivo e dalle decisioni della Fed che, da qui al 28 ottobre, saranno determinanti per definire la direzione dei mercati.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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