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Analisi di mercato

Fed e mercati: analisti divisi sui tassi

Saverio Berlinzani
October 08, 2026

FED DA UNA PARTE, ANALISTI DALL'ALTRA


In questi giorni abbiamo letto di tutto e di più riguardo alla possibilità che la Fed possa decidere di mantenere invariati i tassi d'interesse, soprattutto dopo la pubblicazione dei Non-Farm Payrolls, risultati decisamente peggiori delle attese.


Come abbiamo ribadito ieri, tuttavia, si tratta di un sentiment emerso nelle ultime ore tra gli analisti. In realtà, da tempo sosteniamo che "una rondine non fa primavera"; pertanto, riteniamo che quanto dichiarato a margine dell'ultimo FOMC, ossia la necessità di mantenere un orientamento hawkish sui tassi, rappresenti una probabilità tutt'altro che remota.


La maggior parte dei membri del Comitato di politica monetaria della Fed ritiene infatti che un ulteriore aumento dell'intervallo obiettivo del tasso sui fondi federali possa essere opportuno entro la fine dell'anno. Allo stesso tempo, è stato sottolineato come ogni riunione venga affrontata con una mentalità aperta e come le decisioni future dipenderanno dai dati economici in arrivo, dalle loro implicazioni per le prospettive economiche e dal bilancio dei rischi.


I verbali del FOMC hanno inoltre evidenziato che tutti i membri del Comitato hanno sostenuto un aumento di 25 punti base dell'intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali, portandolo al 3,75%-4%.


I partecipanti hanno generalmente sottolineato che l'inflazione rimane elevata, mentre il mercato del lavoro appare vicino alla piena occupazione, con alcuni segnali di ulteriore rafforzamento. L'attività economica, inoltre, continua a espandersi a un ritmo sostenuto.


Quasi tutti i partecipanti hanno infine valutato che, mentre i rischi legati all'inflazione rimangono orientati al rialzo, quelli relativi al mercato del lavoro si sono ridotti e risultano ora sostanzialmente bilanciati.


WALL STREET


Nel frattempo, Wall Street ha chiuso in territorio negativo, registrando una correzione e allontanandosi dai massimi storici raggiunti nei giorni precedenti.


A pesare sul sentiment dei mercati è stata la combinazione tra il rally dei prezzi del petrolio, con il Brent sopra i 100 dollari al barile, e l'impennata dei rendimenti dei Treasury statunitensi, saliti ai massimi pluriennali dal 2002, intorno al 5,3%.


Gli investitori restano cauti anche in attesa dei verbali della riunione di settembre della Federal Reserve.


Per quanto riguarda gli indici statunitensi, il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0,66%, mentre sia l'S&P 500 sia il Nasdaq hanno registrato una flessione dello 0,22%.


VALUTE


La tensione latente presente sui mercati impedisce alle valute di sviluppare trend direzionali. L'incertezza favorisce infatti movimenti contenuti e prevalentemente laterali sulla maggior parte delle coppie valutarie.


Il dollaro rimane sui massimi di periodo contro le principali valute concorrenti, sia perché continua a rappresentare un bene rifugio, sia perché offre rendimenti superiori rispetto alle altre divise.


L'EUR/USD resta ancorato al supporto chiave compreso tra 1,1160 e 1,1200. Allo stesso tempo, però, non riesce a superare l'area compresa tra 1,1260 e 1,1270.


Il Cable continua a gravitare intorno a quota 1,3200, mentre l'EUR/GBP resta saldamente sotto 0,8500, mantenendo un'impostazione "sell on rallies".


Il franco svizzero rimane stabile sia contro l'euro sia contro il dollaro, rispettivamente in area 0,9340 e 0,8320. Anche le valute oceaniche risultano sostanzialmente invariate da due sedute.


PETROLIO


Giovedì i prezzi del petrolio WTI sono saliti verso i 90 dollari al barile, recuperando parte delle perdite registrate nella sessione precedente.


A sostenere le quotazioni sono state le notizie secondo cui l'amministrazione Trump avrebbe incaricato il Pentagono di elaborare possibili opzioni di attacco contro l'Iran da attuare prima delle elezioni di medio termine.


Questo sviluppo contrasta con l'aspettativa largamente diffusa che il presidente possa evitare un'escalation delle tensioni con Teheran in una fase particolarmente delicata dal punto di vista politico.


Nel frattempo, i produttori del Golfo del Messico hanno interrotto oltre 510.000 barili giornalieri di produzione, pari a circa un quarto dell'intera produzione regionale, a causa della tempesta tropicale Isaias.


In Medio Oriente, le esportazioni di petrolio sono gradualmente tornate ai livelli precedenti al conflitto nelle ultime settimane, sebbene gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz continuino a rappresentare una minaccia per le forniture.


Gli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno inoltre colpito obiettivi in Arabia Saudita, provocando una nuova ondata di attacchi da parte della coalizione guidata da Riyadh contro posizioni presenti in Yemen.


ORO SOTTO PRESSIONE


Nelle ultime ore il gold si è attestato intorno ai 4.100 dollari l'oncia, mantenendosi vicino ai minimi registrati dall'inizio di agosto.


I verbali dell'ultima riunione del FOMC hanno infatti indicato la possibilità di un ulteriore aumento dei tassi d'interesse statunitensi entro la fine dell'anno, mentre gli elevati prezzi del petrolio continuano ad alimentare i timori inflazionistici.


I verbali della riunione di settembre della Federal Reserve hanno mostrato che tutti i 19 membri del Comitato di politica monetaria hanno sostenuto il rialzo dei tassi deciso a settembre e che la maggior parte di loro ritiene probabile un ulteriore aumento entro la fine dell'anno.


I mercati si aspettano comunque che la Fed lasci i tassi invariati nel corso di questo mese, mentre la probabilità di un rialzo a dicembre è attualmente stimata intorno al 78%.


Dal punto di vista tecnico, il gold sembrerebbe orientato verso ulteriori ribassi, almeno fino al supporto chiave di 3.940 dollari l'oncia, pur restando possibili movimenti correttivi nel breve termine.


L'attesa per la decisione della Fed, unita ai timori di ulteriori rialzi dei rendimenti dei titoli di Stato, continua a spingere gli investitori verso un atteggiamento prudente, limitando per il momento nuovi acquisti sul metallo giallo.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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