FED, TASSI INVARIATI?
Nelle ultime sedute, complici i dati sul mercato del lavoro statunitense, risultati peggiori delle attese, gli analisti e, più in generale, il mercato sembrano credere a un cambiamento di orientamento della Fed sui tassi di interesse.
A tal proposito, quasi l'80% delle probabilità viene ora attribuito a una Fed "on hold", ovvero a una banca centrale statunitense che mantenga invariati i tassi nella prossima riunione del 28 ottobre.
Ma sarà davvero così?
Inizialmente i mercati scommettevano su un ulteriore rialzo del costo del denaro, ma nelle ultime settimane le probabilità di una stretta a ottobre sono crollate drasticamente, scendendo sotto il 30%.
I recenti dati sul mercato del lavoro e il calo dell'inflazione PCE sembrerebbero aver convinto la Fed a prendersi una pausa per valutare la situazione. L'aumento dei rendimenti dei Treasury a lungo termine sta già esercitando un effetto restrittivo sull'economia, "sostituendo" di fatto l'azione diretta della banca centrale.
Anche esponenti di rilievo, come Williams della New York Fed, hanno esplicitamente ridimensionato l'urgenza di un aumento dei tassi a ottobre.
Tuttavia, considerando che una rondine non fa primavera, riteniamo ancora possibile un rialzo del costo del denaro alla luce delle dichiarazioni di altri rappresentanti della Fed, che continuano a sottolineare la pericolosità dell'inflazione.
Pertanto, crediamo che la decisione non sarà unanime e che vi saranno posizioni contrastanti. Ciò potrebbe ridare slancio al dollaro e ai rendimenti dei Treasury. La partita resta apertissima.
NUOVI MASSIMI STORICI
Nuovi record storici per i listini statunitensi che, nella seduta del 6 ottobre, hanno chiuso in territorio positivo, con l'S&P 500 e il Nasdaq che hanno aggiornato i rispettivi massimi assoluti.
A sostenerli sono stati principalmente il calo dei rendimenti dei Treasury e la stabilizzazione del prezzo del petrolio, con il Brent intorno alla soglia dei 100 dollari al barile.
Gli investitori si sono mostrati ottimisti anche grazie alla continua spinta del comparto tecnologico legato all'intelligenza artificiale.
VALUTE
Giornata di reazione per l'EUR/USD, che è risalito verso quota 1,1260, dove ha incontrato importanti resistenze che, per il momento, hanno respinto il tentativo di recupero.
Anche altre valute hanno tenuto i rispettivi supporti, come il Cable e, per ora, le valute oceaniche. Allo stesso modo, l'USD/CAD ha mantenuto il livello di 1,4260.
L'USD/JPY, dal canto suo, è risalito in seguito a prese di profitto sull'EUR/JPY dopo l'ultima significativa discesa.
Sul mercato valutario permane una fase di lateralità e, al momento, non sembrano esserci le condizioni per accelerazioni significative in una direzione o nell'altra. Fa eccezione, forse, proprio l'EUR/USD, che potrebbe violare i supporti e scendere fino a quota 1,0700.
Le ragioni vanno ricercate nelle differenze di crescita economica e nella tenuta dei principali indicatori macroeconomici tra Stati Uniti ed Europa, differenze che si riflettono anche nel divario di prezzo tra WTI e Brent, superiore ai 10 dollari.
PETROLIO
Mercoledì il prezzo del WTI ha superato i 90 dollari al barile, recuperando dai minimi delle ultime cinque settimane, poiché persistono rischi per i flussi energetici in Medio Oriente. Questo fattore riduce, almeno in parte, i segnali di aumento dell'offerta nella regione.
L'Iran ha intensificato gli attacchi contro le petroliere nello Stretto di Hormuz negli ultimi giorni, mentre la UK Maritime Trade Operations ha segnalato nove incidenti dall'inizio del mese.
Nel frattempo, una coalizione a guida saudita ha dichiarato di aver intercettato e distrutto un missile balistico lanciato dagli Houthi verso Khamis Mushait, in Arabia Saudita.
Nonostante questi sviluppi, i prezzi del petrolio rimangono in calo su base settimanale, poiché i flussi energetici dal Golfo Persico mostrano segnali di ripresa. Le petroliere continuano infatti ad attraversare lo Stretto di Hormuz con relativa regolarità, nonostante i maggiori rischi, mentre l'oleodotto saudita East-West ha ripristinato una capacità di trasporto pari a 5,8 milioni di barili al giorno.
Dal punto di vista tecnico, il WTI appare ancora in una fase distributiva, con un supporto chiave in area 86,50 dollari. La sua violazione assumerebbe implicazioni ribassiste nel medio e lungo termine.
RBI RIALZA IL COSTO DEL DENARO
La Reserve Bank of India (RBI) ha aumentato il tasso repo di riferimento di 25 punti base, portandolo al 5,50%, segnando il primo rialzo da febbraio 2023.
La decisione è maturata in un contesto caratterizzato dall'indebolimento della rupia e dagli aumenti dei tassi da parte di diverse banche centrali, inclusa la Fed.
L'intervento era ampiamente atteso dal mercato, in uno scenario di conflitto in Medio Oriente e di persistente incertezza globale, fattori che continuano ad alimentare le pressioni inflazionistiche.
L'inflazione annuale è salita al 4,82% ad agosto 2026, raggiungendo il livello più elevato da dicembre 2024 e superando l'obiettivo del 4% fissato dalla RBI per il terzo mese consecutivo. Il dato resta comunque all'interno della fascia di tolleranza prevista dalla banca centrale, compresa tra il 2% e il 6%.
Per quanto riguarda le prospettive economiche, la RBI ha inoltre rivisto al rialzo le stime di crescita del PIL per l'anno fiscale 2026/27, portandole al 7,1% rispetto alla precedente previsione del 6,7%.
PEGGIORA LA BILANCIA COMMERCIALE
Il deficit della bilancia commerciale degli Stati Uniti è salito ad agosto 2026 a 105,6 miliardi di dollari, in netto peggioramento rispetto ai 92,8 miliardi registrati a luglio.
Il dato ha superato le stime degli analisti, che si attendevano un disavanzo vicino ai 100 miliardi di dollari.
Le esportazioni sono cresciute dell'1,4%, raggiungendo i 315,2 miliardi di dollari, mentre le importazioni hanno registrato un incremento del 4,3%, attestandosi a 420,8 miliardi di dollari.
La domanda finale è inevitabile: il biglietto verde è forse diventato troppo forte?
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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