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Mercati cauti tra Trump, Fed e tensioni globali

Saverio Berlinzani
October 09, 2026

TRUMP, QUALCHE SPIRAGLIO?


La novità delle ultime ore è rappresentata dalle dichiarazioni di Donald Trump, che ha annunciato che gli Stati Uniti non lanceranno nuovi attacchi militari contro l'Iran prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026, definendo produttivi i colloqui indiretti attualmente in corso con Teheran.


Nella stessa giornata, l'amministrazione ha confermato il mantenimento del blocco navale contro l'Iran e ha ribadito l'obiettivo di impedire lo sviluppo di armi nucleari nel Paese.


Le dichiarazioni del presidente statunitense hanno favorito una parziale stabilizzazione dei mercati finanziari globali e una riduzione delle tensioni più acute, allentando i timori legati a un possibile shock dell'offerta energetica.


WALL STREET


I principali listini di Wall Street mostrano un andamento contrastato, risentendo dell'aumento dei prezzi del greggio, successivamente rientrato in parte, e della debolezza del comparto tecnologico legato all'intelligenza artificiale. Questo nonostante una parziale attenuazione delle tensioni sui rendimenti dei Treasury dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti.


In chiusura, il Dow Jones Industrial Average ha registrato un progresso dello 0,10%, mentre l'S&P 500 ha ceduto lo 0,47%. Il Nasdaq ha invece evidenziato la performance peggiore, con una flessione dell'1,25%.


I titoli legati ai semiconduttori e all'intelligenza artificiale hanno guidato i ribassi. A pesare sul sentiment è stato un report del Financial Times secondo cui i ricavi annualizzati di OpenAI sarebbero stati inferiori di 20 miliardi di dollari rispetto alle precedenti stime, innescando correzioni su titoli come Nvidia (-3%) e AMD (-4%).


RENDIMENTI E MACRO


I rendimenti dei Treasury a 10 e 30 anni, pur essendo scesi leggermente dai picchi pluriennali toccati in settimana, rimangono su livelli elevati e continuano a condizionare le valutazioni azionarie.

I mercati restano inoltre in attesa dell'avvio ufficiale della stagione delle trimestrali del terzo trimestre.


Questa mattina i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi decennali sono scesi al 5,21% dal 5,36% della precedente seduta. In calo anche i rendimenti giapponesi, scesi in area 3,01%, livello che rappresenta il minimo delle ultime due settimane dopo i massimi registrati nei giorni scorsi.


Sul fronte interno, i dati hanno evidenziato un calo della spesa personale in Giappone per il nono mese consecutivo ad agosto, a causa della persistente inflazione che continua a pesare sulla domanda dei consumatori.


Per quanto riguarda la politica monetaria, Ayano Sato, membro del consiglio direttivo della Banca del Giappone e in passato contraria al rialzo dei tassi di settembre, ha dichiarato questa settimana di sostenere un approccio graduale, basato su aumenti in più fasi. Una posizione che rafforza le aspettative di un ulteriore inasprimento della politica monetaria.


Nel frattempo, il primo ministro Sanae Takaichi mantiene un orientamento espansivo sul fronte fiscale. Nonostante le preoccupazioni legate alla debolezza dello yen e agli elevati rendimenti obbligazionari, ha ribadito l'intenzione di ridurre l'imposta sui consumi alimentari, sottolineando che tali misure saranno finanziate senza ricorrere all'emissione di ulteriore debito pubblico.


VALUTE


L'euro reagisce dopo aver difeso i supporti in area 1,1160 e torna sopra quota 1,1200, arrivando a toccare 1,1240 questa mattina in apertura.


Dal punto di vista tecnico potrebbe aprirsi una fase di accumulazione e correzione, con possibili obiettivi in area 1,1270-1,1280 e, successivamente, anche in area 1,1320.


Anche il cable, dopo aver tenuto il supporto a 1,3200, risale verso quota 1,3250. L'EUR/GBP, invece, non ha confermato la rottura ribassista e rimane ancorato in area 0,8500.


L'USD/JPY, che nella serata di ieri sembrava poter scendere in modo impulsivo dopo alcune indiscrezioni relative a un possibile "checking price" da parte della BoJ, era stato spinto fino a 157,40. Successivamente il mercato ha smentito tali ipotesi e le quotazioni sono tornate in area 158,00.


Il franco svizzero resta forte contro l'euro, con il cambio in area 0,9330, mentre le valute oceaniche hanno in parte seguito l'andamento ribassista del biglietto verde.


GOLD IN RECUPERO


L'oro recupera terreno, portandosi fino a 4.208 dollari l'oncia e registrando la seconda seduta consecutiva di rialzo grazie al calo dei prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari, fattori che hanno ridotto la pressione sui metalli preziosi.


I prezzi del petrolio sono diminuiti dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono impegnati in "discussioni produttive" con l'Iran e che si asterranno dall'attaccare il Paese prima delle elezioni di medio termine.


Le dichiarazioni sono arrivate mentre l'Iran intensificava gli attacchi contro le petroliere in transito nello Stretto di Hormuz e un uragano interrompeva parte della produzione petrolifera offshore nel Golfo del Messico.


Nel frattempo, i rendimenti dei Treasury statunitensi sono scesi dai massimi degli ultimi 24 anni grazie alla forte domanda registrata in un'asta di titoli trentennali. Un segnale che evidenzia come gli investitori continuino a essere disposti ad acquistare debito pubblico a lunga scadenza nonostante il recente sell-off.


Sul fronte della politica monetaria, i mercati attribuiscono circa l'82% di probabilità al mantenimento invariato dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve in questo mese, mentre la probabilità di un rialzo a dicembre si attesta intorno all'81%.


Noi continuiamo tuttavia a mantenere un approccio prudente, ritenendo che una rondine non faccia primavera e che permangano ancora elevate probabilità di un aumento del costo del denaro già a partire da ottobre.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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