WALL STREET INCERTA
Andamento contrastato per la Borsa statunitense nella giornata di ieri, caratterizzata da una marcata polarizzazione tra i titoli tecnologici e il resto del mercato.
I principali listini americani hanno mostrato performance divergenti a causa della debolezza dei comparti ciclici e della pressione esercitata dai rendimenti obbligazionari. L'S&P 500 ha chiuso in lieve rialzo, sostenuto soprattutto dai pesi massimi del settore informatico (+0,82%) e delle telecomunicazioni (+0,44%).
Il Nasdaq Composite ha registrato la migliore performance tra i principali indici, trainato dal comparto tecnologico, mentre il Dow Jones è rimasto sostanzialmente invariato.
Il mercato ha confermato una forte concentrazione della performance su pochi titoli. Senza il contributo del settore Information Technology, il listino allargato avrebbe infatti chiuso in territorio negativo. L'S&P 500 equiponderato, che attribuisce lo stesso peso a ogni società, evidenzia una debolezza strutturale del mercato nel suo complesso.
I settori peggiori sono stati quelli dell'energia (-0,91%), dei beni industriali (-0,83%) e delle utilities (-0,49%).
Gli investitori sono rimasti cauti in una settimana povera di dati macroeconomici e di trimestrali rilevanti, mantenendo l'attenzione focalizzata sulle oscillazioni del mercato obbligazionario e del prezzo del petrolio.
PETROLIO
Martedì il WTI si è attestato intorno agli 89 dollari al barile, dopo due sessioni consecutive di ribasso, sostenuto dai segnali di ripresa delle esportazioni di greggio dal Medio Oriente verso i livelli precedenti al conflitto.
JPMorgan ha affermato che le spedizioni di greggio sono risalite a 17,5 milioni di barili al giorno, pari al 98% dei livelli prebellici, mentre i flussi di prodotti raffinati, come diesel e benzina, hanno raggiunto i 3 milioni di barili al giorno, equivalenti al 58% dei livelli precedenti.
I produttori del Golfo stanno movimentando volumi maggiori attraverso lo Stretto di Hormuz, nonostante gli elevati rischi per la navigazione. L'Iraq sta cercando di noleggiare ulteriori navi per trasportare i propri carichi, mentre il Kuwait ha dichiarato di pompare petrolio a circa il 75% dei livelli precedenti al conflitto con l'Iran.
Inoltre, l'Arabia Saudita ha drasticamente ridotto il prezzo del greggio destinato agli acquirenti asiatici grazie al miglioramento dei flussi di offerta, segnalando un progressivo allentamento delle tensioni sul mercato.
Il Brent, riferimento per il mercato europeo, rimane invece a ridosso dei 100 dollari al barile, con un differenziale di circa 10 dollari rispetto al WTI. Ciò evidenzia come le tensioni nel Vecchio Continente restino elevate, in un contesto caratterizzato da rallentamento economico diffuso e crescenti preoccupazioni fiscali e politiche all'interno dell'Eurozona.
VALUTE
Dopo aver toccato un minimo a 1,1160, l'EUR/USD ha mostrato una reazione che lo ha riportato sopra quota 1,1200, fino a sfiorare area 1,1230.
La tendenza favorevole al dollaro resta tuttavia intatta, sostenuta soprattutto dai rendimenti dei titoli di Stato statunitensi, che rimangono sui livelli più elevati degli ultimi anni.
Le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione di ottobre sono diminuite sensibilmente dopo la pubblicazione dei Non Farm Payrolls, risultati nettamente inferiori alle attese del consensus. Tuttavia, alla luce delle recenti dichiarazioni dei membri della Fed, uno scenario di tassi invariati non appare ancora del tutto scontato.
Sul mercato valutario, l'USD/JPY è tornato sopra quota 158, alimentando il rialzo dell'EUR/JPY, risalito fino a 177,50.
La sterlina britannica (Cable) mantiene quota 1,3200, mentre l'EUR/GBP resta al di sotto di 0,8500. Le valute oceaniche cercano una reazione rialzista, mentre l'EUR/CHF continua a gravitare in prossimità di 0,9300.
GIAPPONE: SALGONO I RENDIMENTI
I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono saliti, con il decennale che ha raggiunto il 3,12%, mantenendosi vicino ai massimi degli ultimi trent'anni.
Nel frattempo, il primo ministro Sanae Takaichi ha proseguito nella linea di espansione fiscale, nonostante le preoccupazioni legate alla debolezza dello yen e all'elevato livello dei rendimenti obbligazionari.
Intervenendo in Parlamento, Takaichi si è impegnata a ridurre l'imposta sui consumi alimentari e a incentivare gli investimenti domestici, assicurando al contempo ai mercati che tali misure saranno finanziate senza il ricorso a nuove emissioni di debito.
Gli investitori attendono ora una serie di indicatori economici, tra cui i dati di agosto su salari, conto corrente e spesa delle famiglie, oltre ai numeri di settembre relativi alla fiducia dei consumatori e agli ordini di macchinari.
Nel frattempo, i verbali della riunione di settembre della Banca del Giappone hanno evidenziato una crescente attenzione al contenimento di un'inflazione superiore all'obiettivo del 2% fissato dall'istituto centrale.
La discussione ha mantenuto vive le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi entro fine anno, sebbene i funzionari abbiano fornito indicazioni limitate sulla tempistica.
GOLD
Martedì l'oro si è mantenuto al di sotto dei 4.150 dollari l'oncia, vicino ai minimi degli ultimi due mesi.
Il rafforzamento del dollaro e l'aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi hanno infatti compensato il supporto derivante dai deludenti dati sul mercato del lavoro americano e dal ridimensionamento delle aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nel mese di ottobre.
La valuta statunitense si è rafforzata soprattutto per effetto dell'indebolimento dell'euro, in un contesto di crescente incertezza politica e di timori fiscali diffusi in Europa.
Anche i rendimenti dei titoli del Tesoro USA hanno raggiunto nuovi massimi degli ultimi 24 anni, mentre la vendita globale di obbligazioni è proseguita, alimentata dai crescenti rischi fiscali e dalle persistenti preoccupazioni inflazionistiche.
I dati ISM hanno mostrato che le pressioni sui costi nel settore dei servizi statunitense sono aumentate, nel mese scorso, al ritmo più sostenuto degli ultimi quattro anni.
Nel frattempo, i mercati attribuiscono una probabilità di circa il 78% al mantenimento degli attuali tassi di interesse da parte della Federal Reserve, dopo la pubblicazione di dati occupazionali inferiori alle attese.
Sul fronte energetico, infine, i prezzi del petrolio sono diminuiti grazie ai segnali di un aumento dell'offerta proveniente dal Medio Oriente, contribuendo ad attenuare le preoccupazioni legate all'inflazione e a ulteriori rialzi dei tassi di interesse.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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