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Analisi di mercato

Medio Oriente: nessuna pace, tensioni e mercati cauti

Saverio Berlinzani
May 26, 2026

NO, ANCORA NESSUNA PACE IN VISTA

 

Ancora una volta abbiamo sperato invano che la pace in Medio Oriente, e in particolar modo tra USA e Iran, fosse cosa quasi fatta. Invece, nulla di concreto.

 

Lo scenario geopolitico mostra sì intensi tentativi di mediazione e trattative diplomatiche, ma la situazione rimane fluida, tesa e caratterizzata da pesanti conflitti attivi.

 

L’amministrazione statunitense sta spingendo con forza per un accordo diplomatico. Il presidente Donald Trump ha annunciato la possibilità di un’intesa imminente per allentare le sanzioni e ottenere la riapertura del cruciale Stretto di Hormuz.

 

Si discute di una potenziale tregua e di un compromesso che potrebbe prevedere il trasferimento di parte dell’uranio arricchito iraniano in Cina.

 

Intanto, si cerca di estendere la portata degli Accordi di Abramo, che avevano visto alcuni Paesi arabi avviare un processo di normalizzazione dei rapporti con Israele, rompendo una lunga tradizione di distanza diplomatica.

 

Dall’altra parte, il governo iraniano accusa gli Stati Uniti di fare propaganda, sostenendo che la firma di un accordo definitivo non sia affatto immediata.

 

PETROLIO

 

Sui mercati non c’è molto da segnalare, nel senso che i diversi asset si stanno comportando secondo correlazioni classiche, con il petrolio a fare da guida, essendo l’asset più influenzato dalle notizie geopolitiche.

 

I futures del petrolio WTI sono saliti verso i 92 dollari al barile, recuperando parte delle perdite subite a seguito delle nuove operazioni militari statunitensi nel sud dell’Iran e dei negoziati di pace in corso, che hanno mantenuto gli investitori con il fiato sospeso.

 

Secondo quanto riportato, l’esercito statunitense avrebbe preso di mira siti di lancio missilistico e navi sospettate di tentare di posizionare mine nella zona meridionale dell’Iran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le operazioni miravano a proteggere le truppe americane nella regione.

 

Allo stesso tempo, il presidente Trump ha affermato che i colloqui con Teheran stanno procedendo bene, pur avvertendo che ulteriori attacchi potrebbero verificarsi in caso di fallimento dei negoziati.

 

Stati Uniti e Iran stanno attualmente discutendo un quadro che prevederebbe l’estensione del cessate il fuoco per circa due mesi, durante i quali Washington revocherebbe il blocco e Teheran riaprirebbe lo Stretto di Hormuz.

 

Nonostante il rimbalzo di martedì, i prezzi del petrolio restano in calo di oltre il 10% nell’ultima settimana, in un clima generale di speranza legato ai negoziati.

 

VALUTE

 

Sul mercato valutario, la sessione di ieri è stata caratterizzata da una price action molto contenuta, con movimenti di circa 15 pip. Questo anche a causa del Memorial Day negli Stati Uniti, che ha visto Wall Street chiusa e, di conseguenza, scarsa attività anche sul Forex.

 

Lo scenario vede ancora un EUR/USD inserito nel range 1,1600–1,1650, mentre il Cable è tornato sotto quota 1,3500.

 

EUR/GBP rimane orientato verso area 0,8600, mentre USD/JPY si mantiene a ridosso di 159,00, in assenza di interventi della BOJ e di movimenti significativi.

 

Le valute oceaniche appaiono stabili in un contesto in cui il dollaro rimane complessivamente forte, sostenuto dalle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi negli Stati Uniti, soprattutto dopo la pubblicazione dei dati CPI e PPI, che hanno evidenziato un’inflazione in aumento.

 

GOLD IN CALO

 

L’oro è sceso sotto i 4.550 dollari l’oncia, riducendo i guadagni della sessione precedente, a causa della crescente incertezza in Medio Oriente, che mantiene gli investitori cauti sui rischi legati all’inflazione.

 

Dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, i prezzi dell’oro risultano in calo di circa il 15%, poiché i timori di uno shock inflazionistico legato al settore energetico hanno rafforzato le aspettative di una politica monetaria restrittiva prolungata da parte delle banche centrali.

 

Tuttavia, il forte calo dei prezzi del petrolio nell’ultima settimana ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni relative alle pressioni inflazionistiche e alla possibilità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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