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Analisi di mercato

Wall Street divisa tra tech e tensioni geopolitiche

Saverio Berlinzani
May 27, 2026

WALL STREET, IN ROTAZIONE DI PORTAFOGLI

 

Nella seduta di ieri, Wall Street ha chiuso in ordine sparso, con una marcata divergenza tra il settore tecnologico e l’azionario tradizionale.

 

I mercati hanno vissuto una giornata di scambi influenzata dall’ottimismo sui titoli legati all’intelligenza artificiale e dalle notizie geopolitiche sul fronte Stati Uniti-Iran e Medio Oriente.

 

Il Nasdaq ha registrato un progresso dello 0,9%, mentre l’S&P 500 ha chiuso stabile o in lieve calo (-0,1%). Il Dow Jones ha ceduto lo 0,23%.

 

Tra i singoli titoli si è distinto il rally di Micron Technology Inc., che ha messo a segno un balzo compreso tra l’8% e il 10%, trainata dai giudizi positivi degli analisti e dalla forza del comparto dei semiconduttori.

 

Nel frattempo, gli operatori hanno continuato a monitorare l’andamento del petrolio e l’evoluzione delle trattative internazionali.

 

Durante la notte in Asia, l’indice Nikkei 225 è balzato dell’1,3%, superando quota 65.800, mentre il più ampio indice Topix ha guadagnato lo 0,3%, attestandosi a 3.950.

 

Le azioni giapponesi hanno così raggiunto nuovi massimi storici, seguendo il rally tecnologico avviato a Wall Street.

 

Il sentiment degli investitori è stato inoltre sostenuto da un cauto ottimismo sulla possibilità che Stati Uniti e Iran possano ancora raggiungere un accordo di pace, nonostante il riaccendersi delle ostilità in Medio Oriente.

 

PETROLIO

 

Il greggio è rimasto sostanzialmente stabile, nonostante i segnali di pace e tregua non siano ancora così evidenti.

 

L’esercito statunitense ha dichiarato di aver effettuato attacchi difensivi nel sud dell’Iran, mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira un caccia F-35 e diversi droni entrati nello spazio aereo iraniano.

 

Sul fronte diplomatico, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che qualsiasi accordo potrebbe richiedere ancora diversi giorni per essere finalizzato, con questioni aperte tra cui i beni congelati di Teheran e la sua esitazione a garantire il libero passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz.

 

Le potenze regionali, tra cui Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, stanno inoltre esercitando pressioni sul presidente Donald Trump affinché persegua la via diplomatica, temendo un’ulteriore escalation militare.

 

Mentre scriviamo, il Brent quota intorno ai 95 dollari al barile, mentre il WTI si attesta in area 91 dollari, a indicare che il mercato continua a scontare uno scenario di possibile distensione.

 

L’indice VIX si mantiene sotto quota 17, mentre risultano in leggero calo anche i rendimenti dei Treasury statunitensi, con il decennale al 4,47%.

 

VALUTE

 

Poco da segnalare anche sul mercato valutario. L’unico movimento significativo riguarda l’AUD/NZD, che ha registrato un ribasso di circa 80 pip nella notte, in seguito alla decisione sui tassi della RBNZ.

 

La banca centrale ha lasciato invariato il tasso ufficiale al 2,25% nella riunione di maggio, marking il terzo stop consecutivo, a causa di divergenze tra i membri del comitato di politica monetaria.

 

L’istituto ha evidenziato che l’aumento dei prezzi dei prodotti petrolchimici potrebbe spingere l’inflazione al 4,3% nel terzo trimestre, prima di un ritorno verso il target del 2% previsto per metà 2027.

 

L’economia resta in una fase iniziale di ripresa, con capacità produttiva inutilizzata e disoccupazione elevata.

 

Tuttavia, l’aumento dei costi energetici e dei fattori produttivi potrebbe pesare sul potere d’acquisto delle famiglie e sui margini delle imprese.

 

Il comitato rimane focalizzato sul prevenire che tali pressioni si radichino nell’inflazione a medio termine, segnalando che i tassi potrebbero salire prima e più del previsto rispetto alle indicazioni di febbraio.

 

Sul fronte dei cambi, AUD/NZD è sceso da 1,2280 a 1,2190, mentre NZD/USD ha recuperato lo 0,50%, portandosi in area 0,5880.

 

EUR/USD resta nel consueto range 1,1615–1,1655, mentre il Cable è sceso fino a 1,3450. EUR/GBP si mantiene in area 0,8650, in lieve calo.

 

USD/JPY resta stabile a 159,20, in attesa delle decisioni sui tassi della BOJ e di un eventuale intervento volto a contenere la forza del dollaro.

 

STABILE IL GOLD

 

Mercoledì l’oro si è stabilizzato intorno ai 4.500 dollari l’oncia, dopo le pressioni subite all’inizio della settimana.

 

Il movimento è stato sostenuto da un cauto ottimismo degli investitori sulla possibilità che Stati Uniti e Iran possano raggiungere un accordo di pace, nonostante le rinnovate tensioni in Medio Oriente.

 

Il presidente Trump ha dichiarato che i negoziati per estendere il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz sono in corso, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che potrebbero essere necessari ancora diversi giorni per arrivare a un accordo definitivo.

 

Nonostante ciò, i prezzi dell’oro rimangono circa il 15% al di sotto dei livelli registrati all’inizio del conflitto, poiché i timori inflazionistici legati al settore energetico continuano a sostenere aspettative di una politica monetaria restrittiva più prolungata.

 

AUSTRALIA

 

Il tasso di inflazione annuale in Australia è sceso al 4,2% nell’aprile 2026, rispetto al 4,6% di marzo, risultando inferiore alle aspettative degli analisti, che prevedevano un rallentamento al 4,4%.

 

Nonostante il calo, l’inflazione resta al di sopra del target del 2–3% fissato dalla banca centrale.

 

Nel dettaglio, l’inflazione dei beni si è moderata al 4,7% (dal 5,5%), con un rallentamento dei costi dei trasporti, cresciuti del 6,6% rispetto all’8,9% precedente.

 

Anche l’inflazione dei servizi è leggermente diminuita, attestandosi al 3,5% dal 3,6%.

 

Nel frattempo, il CPI “core” (media troncata) è salito al 3,4% su base annua, il livello più alto da settembre 2024, in linea con le attese di mercato.

 

Su base mensile, l’inflazione è aumentata dello 0,4%, rallentando nettamente rispetto all’1,1% di marzo e risultando inferiore alle previsioni dello 0,6%.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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