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Trimestrali USA e mercati tra attese e cautela

Saverio Berlinzani
October 13, 2026

COME GUARDARE LE TRIMESTRALI

 

La stagione delle trimestrali dura circa sei settimane e segue tradizionalmente un ordine settoriale ben preciso. Negli Stati Uniti, il via è storicamente dato dai colossi bancari come JPMorgan Chase e Citigroup. I loro conti offrono una fotografia immediata dello stato di salute del credito, dei consumi e dell'economia in generale.

 

Nelle settimane successive, l'attenzione si sposta sui grandi gruppi tecnologici e sul comparto manifatturiero e industriale. Infine, la stagione si conclude con i principali marchi della grande distribuzione e del commercio al dettaglio.

 

Per valutare la reazione dei mercati alla pubblicazione di una trimestrale non basta osservare i profitti. È necessario analizzare diversi elementi, a partire dalle aspettative e dal consensus degli analisti. Il prezzo di un'azione, infatti, riflette già le stime formulate dal mercato.

 

Un'azienda può registrare ottimi utili ma, se questi risultano inferiori alle attese, il titolo rischia comunque di perdere valore. Un ulteriore aspetto da considerare riguarda la qualità della crescita: un aumento degli utili ottenuto esclusivamente tramite tagli al personale ha generalmente meno valore nel lungo periodo rispetto a una crescita sostenuta dall'incremento del fatturato.

 

Infine, occorre valutare la guidance, ovvero le previsioni future fornite dal management. Spesso si tratta dell'elemento più importante, perché i mercati guardano soprattutto al futuro. Se il trimestre appena concluso è stato eccellente ma la società riduce le stime per i mesi successivi, gli investitori tenderanno a vendere il titolo.

 

WALL STREET NELL'INCERTEZZA

 

Wall Street, nella seduta di ieri, ha chiuso in ordine sparso. Nonostante la ricorrenza del Columbus Day, che ha comportato la chiusura del mercato obbligazionario e degli uffici federali, le contrattazioni azionarie si sono svolte regolarmente.

 

I listini sono stati frenati dal rialzo dei prezzi del petrolio, ancora sostenuti dalle tensioni geopolitiche, e da un generale atteggiamento di cautela in vista dei dati sull'inflazione (CPI) e dell'avvio della stagione delle trimestrali bancarie.

 

Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,38%, trainato dal settore tecnologico e in particolare da Salesforce. L'S&P 500 ha invece ceduto lo 0,06%, penalizzato dall'andamento del comparto energetico.

 

Il Nasdaq Composite ha infine perso lo 0,44%, risentendo della debolezza del settore dei semiconduttori.

 

VALUTE ANCORA MISTE

 

Sul mercato valutario permane la debolezza della moneta unica, alimentata dalle tensioni in Francia, dai problemi fiscali del Paese transalpino e dalla crisi politica in Spagna.

 

A ciò si aggiungono le difficoltà dell'economia tedesca e le prospettive politiche europee, fattori che continuano a pesare sul valore dell'euro.

 

L'EUR/USD, dopo aver toccato nella notte un minimo a 1,1150, ha recuperato una ventina di pips, rimanendo comunque in una situazione di equilibrio precario e potenzialmente esposto a ulteriori ribassi.

 

Sorprende invece l'USD/JPY che, dopo aver sfiorato quota 159,00 nella giornata di ieri, è sceso durante la seduta asiatica fino a 158,30. Il movimento sarebbe stato favorito sia da dichiarazioni volte a sostenere la valuta giapponese sia da prese di profitto sulle posizioni long, nel timore di un possibile intervento delle autorità.

 

La sterlina contro dollaro (Cable) rimane stabile in area 1,3200, mentre EUR/GBP continua a essere sotto pressione in prossimità di quota 0,8420.

 

Il franco svizzero si conferma forte contro l'euro, con EUR/CHF in area 0,9300. Al contrario, USD/CHF non riesce a salire nella stessa misura in cui scende EUR/USD, favorendo la ripresa della tendenza ribassista del cross.

 

Le valute oceaniche restano sotto pressione, con AUD/USD non lontano dai supporti chiave compresi tra 0,6870 e 0,6880. NZD/USD si mantiene invece sul supporto di area 0,5580.

Infine, anche USD/CAD continua la sua salita verso quota 1,4300, prossima area di resistenza.

 

PETROLIO

 

Prove di correzione per il WTI durante la seduta asiatica, dopo i massimi registrati ieri pomeriggio in area 93,50 dollari.

 

Il prezzo del greggio è sceso sotto quota 92 dollari al barile, interrompendo una serie positiva di tre sedute consecutive. Gli investitori continuano infatti a valutare l'impatto delle esportazioni di diesel russo nel contesto delle persistenti tensioni geopolitiche.

 

La Russia ha parzialmente revocato le restrizioni all'esportazione di diesel il 10 ottobre, a seguito di un accordo con gli Stati Uniti, contribuendo ad attenuare le difficoltà di approvvigionamento sui mercati globali dei carburanti.

 

Tuttavia, alcuni legislatori statunitensi hanno sostenuto che l'accordo tra il presidente Trump e il presidente russo Vladimir Putin potrebbe violare la normativa americana che vieta le importazioni di energia russa fino alla cessazione dell'aggressione contro l'Ucraina.

 

Anche il presidente ucraino Zelenskyy ha dichiarato di voler proseguire gli attacchi contro obiettivi russi, accusando Mosca di continuare a colpire le infrastrutture energetiche ucraine nonostante il precedente cessate il fuoco energetico annunciato da Trump.

 

Nel frattempo, l'amministrazione statunitense è sottoposta a crescenti pressioni affinché sostenga l'Arabia Saudita nella lotta contro i miliziani Houthi, sostenuti dall'Iran, dopo i recenti attacchi missilistici e con droni contro il principale aeroporto di Riyadh.

 

GOLD

 

Martedì l'oro si è mantenuto sotto i 4.200 dollari l'oncia, rimanendo sotto pressione a causa del rafforzamento del dollaro statunitense, che ha raggiunto i massimi degli ultimi 18 mesi.

 

Gli investitori attendono la pubblicazione dei principali dati sull'inflazione americana, che potrebbero influenzare le prossime decisioni della Federal Reserve in materia di politica monetaria.

 

Mercoledì è prevista la diffusione dell'indice dei prezzi al consumo (CPI), mentre giovedì saranno pubblicati i dati relativi ai prezzi alla produzione.

 

I mercati attribuiscono circa l'80% di probabilità a un mantenimento invariato dei tassi nel breve termine e stimano quasi l'88% di possibilità di un rialzo a dicembre.

 

Dal punto di vista tecnico, l'oro continua a muoversi in una fase di accumulazione iniziata il 7 ottobre, caratterizzata da massimi e minimi crescenti. Un eventuale superamento dell'area di resistenza posta a 4.220 dollari potrebbe aprire la strada a una nuova fase rialzista, con obiettivi potenziali verso quota 4.400 dollari l'oncia.

 

RENDIMENTI

 

Nella notte i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono scesi, con il decennale tornato al 3%, livello più basso delle ultime tre settimane.

 

Il movimento si inserisce in un contesto di generale riduzione dei rendimenti obbligazionari globali, dopo l'attenuazione della recente ondata di vendite sul mercato del debito pubblico.

 

Gli investitori hanno inoltre reagito ai dati sui prezzi alla produzione in Giappone, aumentati del 6,8% a settembre. Il dato è risultato inferiore alle attese del mercato, fissate al 7,6%, e rappresenta il ritmo di crescita più contenuto da maggio.

 

Nonostante ciò, i numeri continuano a indicare la presenza di pressioni inflazionistiche, rafforzando le aspettative di un possibile aumento dei tassi di interesse nel prossimo futuro.

 

Il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, ha dichiarato che tempi e intensità dei futuri rialzi dei tassi dipenderanno dall'andamento dell'inflazione e dagli effetti sui consumi.

 

Permane comunque incertezza sulla possibilità che la banca centrale intervenga già questo mese. Al momento, i mercati continuano a considerare più probabile una mossa tra dicembre e gennaio.

 

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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