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Wall Street debole tra trimestrali e tensioni

Saverio Berlinzani
October 14, 2026

LE TRIMESTRALI NON AIUTANO WALL STREET


Wall Street ha chiuso la sessione di ieri, martedì 13 ottobre, in lieve ribasso, condizionata dalle trimestrali contrastanti dei grandi gruppi bancari e da una nuova ondata di vendite sui titoli dei semiconduttori.


Il Dow Jones ha terminato la seduta in calo dello 0,35%, mentre l’S&P 500 è rimasto sostanzialmente invariato (-0,02%). Il Nasdaq, invece, ha sottoperformato, chiudendo in ribasso dello 0,31%.


I mercati hanno risentito dell’avvio della stagione delle trimestrali, con i conti di colossi come JPMorgan, Goldman Sachs e Wells Fargo sotto la lente degli investitori, oltre che delle persistenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.


Tra le principali banche statunitensi, emergono risultati positivi ma inferiori alle attese per JPMorgan e Wells Fargo, mentre Citigroup e Goldman Sachs si distinguono per la loro resilienza.


GEOPOLITICA


La giornata di ieri è stata segnata da una grave escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ora coinvolge anche Arabia Saudita e Yemen.


I ribelli yemeniti Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno lanciato una massiccia offensiva contro il territorio saudita. Forti detonazioni sono state avvertite nella capitale Riad, dove è scattato l’allarme aereo, e nella città orientale di Dhahran.


Gli attacchi hanno preso di mira un importante impianto petrolifero della compagnia nazionale Aramco e, ancora una volta, l’aeroporto di Riad.


In risposta ai raid, le forze saudite hanno colpito un sito petrolifero controllato dagli Houthi a Sana’a e i depositi di carburante nel porto di Ras Isa, a Hodeidah, con una serie di bombardamenti volti a indebolire l’apparato militare dei ribelli.


PETROLIO


Di fronte a questa escalation militare, il prezzo del petrolio ha registrato un ulteriore rialzo. Il WTI si è avvicinato ai 95 dollari al barile, segnando la quinta seduta consecutiva in crescita, mentre il Brent ha superato quota 105 dollari.


Aumentano quindi le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture energetiche provenienti dal Medio Oriente.


Va inoltre ricordato che, nel frattempo, Teheran ha intensificato gli attacchi contro le petroliere in transito nello Stretto di Hormuz, sebbene gli Stati Uniti abbiano dichiarato di aver facilitato il passaggio di oltre 19 milioni di barili di greggio attraverso questa strategica via marittima.


In Europa, il presidente Trump ha difeso l’accordo per l’esportazione di gasolio con la Russia, affermando che le forniture aggiuntive confluiranno nel mercato globale contribuendo ad attenuare le pressioni sui prezzi.


RENDIMENTI USA E GIAPPONE


Il rendimento del titolo di Stato decennale statunitense si è mosso al ribasso, seguendo l’andamento dei mercati europei, stabilizzandosi intorno al 5,24%.


Nonostante la lieve flessione giornaliera, i rendimenti americani rimangono su livelli che non si vedevano dal 2002, sostenuti dalle aspettative sull’inflazione e dall’elevato deficit di bilancio.


Di contro, il rendimento del titolo di Stato decennale giapponese è salito fino al 3,02%.


Si tratta di un movimento significativo per il mercato nipponico: partendo da tassi storicamente prossimi allo zero, i rendimenti a lungo termine in Giappone sono aumentati di oltre 250 punti base negli ultimi anni, in seguito alla progressiva normalizzazione della politica monetaria della Bank of Japan.


CINA: RECORD DEL SURPLUS COMMERCIALE


A settembre 2026, il surplus commerciale della Cina si è ampliato a 133,53 miliardi di dollari, rispetto agli 88,72 miliardi registrati nello stesso periodo dell’anno precedente, superando anche le previsioni di 118,1 miliardi di dollari.


Si tratta del livello più elevato da gennaio 2025.


Le esportazioni sono aumentate del 36% su base annua, raggiungendo 447,18 miliardi di dollari. Il dato supera ampiamente le stime del 25% e rappresenta la crescita più forte degli ultimi sette mesi, sostenuta dal boom globale delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale e dalla conseguente domanda di prodotti tecnologici cinesi.


Anche le importazioni hanno registrato una forte crescita, aumentando del 31% su base annua fino al livello record di 313,66 miliardi di dollari, oltre le attese del 24,5%.


Nei primi nove mesi del 2026, il surplus commerciale cinese ha raggiunto 938,11 miliardi di dollari. Un dato che pone il saldo commerciale annuale sulla strada per superare nuovamente la soglia dei 1.000 miliardi di dollari e avvicinarsi al record di 1.200 miliardi registrato lo scorso anno.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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