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Wall Street in calo, BCE avverte sull'IA

Saverio Berlinzani
August 19, 2026

PERICOLO BORSE?


Nella seduta del 18 agosto 2026, Wall Street ha chiuso in territorio negativo, penalizzata dal sell-off del settore tecnologico e dall'aumento dei rendimenti dei Treasury. L'indice S&P 500 ha ceduto lo 0,52%, scendendo a 7.745 punti; il Dow Jones ha perso lo 0,51%, mentre il Nasdaq ha registrato un calo dell'1,3%.


Le ragioni sono sempre le medesime. Sul piano delle tensioni geopolitiche, infatti, sembra essere fallita la tregua tra Stati Uniti e Iran, circostanza che ha provocato un nuovo rialzo del prezzo del petrolio. Allo stesso tempo, i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi hanno continuato a sovraperformare, salendo fino al 4,73% sul decennale e al 5,275% sul trentennale, il livello più alto dal 2007.


Nella notte, i mercati azionari asiatici hanno seguito l'andamento di Wall Street, scendendo pesantemente, con vendite massicce nel settore dei semiconduttori e in quello tecnologico a livello globale. Il Kospi perde il 5%, mentre il Nikkei cede oltre il 3%.


RAPPORTO DELLA BCE


In un recente approfondimento tematico, la Banca Centrale Europea ha messo in guardia gli investitori da una possibile bolla speculativa legata ai titoli dell'intelligenza artificiale, paragonabile alla famosa bolla dot-com degli inizi degli anni 2000.


La BCE ha avvertito che l'attuale boom azionario legato all'IA presenta diverse analogie con la bolla dot-com e potrebbe rappresentare un rischio per la stabilità finanziaria a causa delle elevate valutazioni delle "Magnificent Seven" e dell'ampia esposizione europea a questi titoli.


Per gli investitori di lungo termine, tale scenario suggerisce di rivedere la concentrazione del portafoglio e di sfruttare la volatilità attraverso i PAC, mantenendo l'esposizione ai leader tecnologici fondamentali, ma prestando attenzione anche a possibili rotazioni di portafoglio dai titoli growth verso quelli value.

 

PETROLIO


Mercoledì il prezzo del WTI si è avvicinato agli 86 dollari al barile, estendendo i guadagni per la quarta sessione consecutiva, mentre Stati Uniti e Iran hanno mostrato scarsi segnali di un accordo per porre fine al conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz, mantenendo elevate le preoccupazioni sull'offerta.


Il presidente Donald Trump ha affermato che non sono in corso negoziati con Teheran, confermando al contempo che il blocco navale statunitense rimane in vigore.


I rischi per la navigazione nello Stretto di Hormuz permangono, nonostante le dichiarazioni di Trump secondo cui la via navigabile è aperta e le mine sono state bonificate. Il traffico, tuttavia, continua a essere limitato lungo questa rotta strategica.


Le forze iraniane hanno intensificato le ostilità nell'ultima settimana, mentre dall'inizio del mese sono stati segnalati otto attacchi a navi in transito nello Stretto di Hormuz, tra cui imbarcazioni legate agli Emirati Arabi Uniti e all'Arabia Saudita.


Negli Stati Uniti, i dati di settore hanno mostrato che le scorte di greggio sono diminuite di 328.000 barili nella scorsa settimana, dopo un aumento di 9,07 milioni di barili registrato nella settimana precedente.


VALUTE


Sui cambi c'è ancora poco da segnalare, con i principali rapporti di cambio all'interno di trading range piuttosto stretti. La price action continua a rappresentare una fase di attesa, in vista di un evento capace di riportare volatilità sul mercato.


Lo yen giapponese rimane l'ago della bilancia, con i nuovi tentativi dell'USD/JPY di superare quota 160 che, per ora, sono falliti. Il cambio è così tornato non lontano dai supporti chiave di breve termine, posizionati nell'area 158,80-159,00.


La BoJ sembra vigile e continua a minacciare possibili interventi, che tuttavia dovrebbero essere confermati anche dalla Fed, in base all'accordo firmato all'inizio del 2026.


L'EUR/USD, dal canto suo, rimane stabile, così come il Cable, rispettivamente in area 1,1590 e 1,3550, senza particolari slanci, poiché il focus degli operatori resta concentrato sulla valuta giapponese.


Poca direzionalità anche per le valute oceaniche e per l'USD/CAD, che rimane sotto quota 1,3900, almeno per il momento.


GOLD


Poche oscillazioni anche per il gold, che si è attestato intorno ai 4.350 dollari l'oncia dopo il calo di quasi il 2% registrato nella sessione precedente. Il metallo prezioso continua a essere sotto pressione a causa degli elevati rendimenti obbligazionari globali, delle crescenti preoccupazioni fiscali e delle persistenti pressioni inflazionistiche.


Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 30 anni ha raggiunto questa settimana il massimo degli ultimi 19 anni, mentre anche i rendimenti sovrani delle altre principali economie sono saliti ai livelli più elevati degli ultimi decenni.


L'oro ha inoltre risentito dell'aumento dei prezzi del petrolio, mentre Stati Uniti e Iran continuano a mostrare scarsi segnali di un accordo che possa porre fine al conflitto e riportare rapidamente alla normalità il traffico nello Stretto di Hormuz.


Gli investitori attendono ora i verbali della riunione di luglio della Federal Reserve e le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh al simposio annuale di Jackson Hole, alla ricerca di nuovi indizi sulle prospettive della politica monetaria.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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