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Analisi di mercato

Wall Street resiliente tra Fed e tensioni globali

Saverio Berlinzani
August 18, 2026

WALL STREET IN ATTESA


Nella seduta di ieri, lunedì 17 agosto 2026, Wall Street ha registrato un avvio e una sessione contrastati. I mercati hanno risentito delle tensioni geopolitiche legate alla scadenza dei 60 giorni del memorandum siglato a giugno tra Stati Uniti e Iran, ma hanno trovato sostegno nel comparto tecnologico.


Siamo quindi di fronte alle consuete incertezze che, tutto sommato, non sembrano scalfire più di tanto l'azionario statunitense, che rimane solido, resiliente e vicino ai massimi storici.


Il fatto che le vendite al dettaglio e la fiducia dei consumatori continuino, in qualche modo, a sostenere i listini, alimentando le speranze di una Fed meno restrittiva e più accomodante, la dice lunga sul sentiment che continua a prevalere verso l'azionario a stelle e strisce.


Pochi, infatti, prendono realmente in considerazione l'eventualità di una recessione negli Stati Uniti, un'ipotesi che pure potrebbe apparire plausibile alla luce degli ultimi dati macroeconomici pubblicati.


Tornando ai listini Usa, il comparto tecnologico ha sostenuto il Nasdaq grazie alle solide previsioni sui ricavi di Anthropic, azienda ormai vicina allo sbarco in Borsa. Rimane elevato l'interesse per la monetizzazione dell'intelligenza artificiale, settore nel quale Microsoft e Amazon continuano a convincere gli investitori.


Nel frattempo, gli analisti hanno migliorato il giudizio su Apple, portando il prezzo obiettivo a 400 dollari dai precedenti 260.


RENDIMENTO JGB


Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito intorno al 2,95%, raggiungendo i livelli più elevati dal 1996, in un contesto caratterizzato da crescenti preoccupazioni fiscali e dalle aspettative di un imminente aumento dei tassi da parte della Banca del Giappone.


Il piano del governo Takaichi di ridurre l'imposta sui consumi alimentari all'1% per due anni ha alimentato le preoccupazioni del mercato, poiché l'esecutivo non ha ancora individuato una fonte alternativa di entrate. Inoltre, la misura viene considerata da molti una risposta poco efficace all'inflazione e potrebbe non garantire una stabilità dei prezzi duratura.


Gli operatori di mercato ipotizzano un rialzo dei tassi da parte della BoJ già a settembre, dopo che un numero crescente di membri del comitato di politica monetaria ha chiesto una risposta più incisiva alle crescenti pressioni inflazionistiche.


La banca centrale deve inoltre fare i conti con la persistente debolezza dello yen e con gli elevati costi energetici legati al conflitto in Medio Oriente, fattori che potrebbero intensificare ulteriormente le pressioni sui prezzi.


L'indice Nikkei ha perso l'1,5%, annullando i guadagni della sessione precedente. La ragione è chiaramente legata all'impennata dei rendimenti obbligazionari. La BoJ appare inoltre sempre più preoccupata per la debolezza della valuta giapponese e un eventuale intervento concertato con il Tesoro statunitense non sembra più uno scenario remoto.


PETROLIO


Nel corso della notte, il Brent ha superato i 91 dollari al barile, registrando un rialzo per la terza seduta consecutiva.


A sostenere i prezzi è stato l'indebolimento delle prospettive di un nuovo accordo tra Stati Uniti e Iran, dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato di non essere interessato a prorogare l'accordo di pace provvisorio.


Il memorandum d'intesa firmato a giugno, che prevedeva 60 giorni per negoziare un accordo di pace di lungo termine, è scaduto ufficialmente lunedì.


Nel frattempo, Iran e Oman continuano a negoziare un'intesa per la gestione del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, sebbene gli Stati Uniti non siano coinvolti nei colloqui. È improbabile che Washington sostenga un accordo che non garantisca il libero transito lungo questa rotta strategica di fondamentale importanza per il commercio energetico globale.


Allo stesso tempo, i produttori mediorientali sembrano essere diventati sempre più abili nel trasportare clandestinamente petrolio attraverso Hormuz verso gli acquirenti internazionali, assicurando forniture anche al di fuori di questo snodo cruciale.


VALUTE


Al di là dei movimenti dello yen, sul mercato valutario non si registra una volatilità particolarmente elevata. Le principali coppie si muovono infatti all'interno di range laterali relativamente contenuti, nell'ordine di 40-50 pips.


Sulla valuta giapponese, invece, permane una forte tensione e, da un momento all'altro, potrebbe verificarsi un movimento particolarmente brusco. Secondo quanto emerge dalle indiscrezioni e dalle interpretazioni degli operatori, questo scenario potrebbe tradursi in un intervento concertato tra BoJ e Fed finalizzato a contrastare l'eccessiva debolezza dello yen.


I rendimenti del decennale giapponese hanno ormai sfiorato il 3%, una condizione che rende sempre più difficile per la banca centrale mantenere i tassi all'1%.


Dal punto di vista della price action, segnaliamo il ritorno dell'USD/JPY in prossimità di quota 160, con possibili obiettivi di breve termine a 160,30 e 160,90 in assenza di interventi sul mercato.


Sulle altre coppie valutarie, la forza dell'USD/JPY contribuisce a sostenere il dollaro statunitense, che guadagna terreno anche nei confronti dell'euro e, in parte, della sterlina, in virtù della consueta correlazione favorevole al biglietto verde.


Restano stabili e in fase di accumulazione anche le valute oceaniche, mentre il franco svizzero continua a muoversi vicino ai minimi di periodo sia contro l'euro sia contro il dollaro.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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