NIENTE SCALFISCE WALL STREET
Lunedì gli indici azionari statunitensi hanno mostrato andamenti contrastanti, con i mercati impegnati a valutare i rischi legati all’impatto dei prezzi elevati del petrolio sull’economia e a interrogarsi sulla sostenibilità del rally legato all’intelligenza artificiale.
I tre principali indici hanno comunque chiuso in lieve rialzo dopo una seduta improntata alla cautela, con gli investitori in attesa dei prossimi dati macroeconomici sull’inflazione. L’S&P 500 ha archiviato la seduta con un progresso dello 0,19%, mentre il Dow Jones ha registrato un identico +0,19%. Il Nasdaq ha invece guadagnato lo 0,10%.
Rimaniamo così su nuovi massimi storici per i due indici tecnologici, in un contesto di rinnovata incertezza, soprattutto dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha definito “inaccettabile” la controproposta di pace dell’Iran, prolungando le tensioni che continuano a ostacolare il transito di petroliere e navi nel Golfo Persico.
Nonostante il conseguente aumento dei prezzi energetici e dei rendimenti obbligazionari, i mercati azionari si sono mantenuti in prossimità dei massimi storici, sostenuti dal recente rally alimentato dagli utili trimestrali.
Tra i singoli titoli, si segnalano i produttori di semiconduttori AMD, Nvidia e Broadcom, in rialzo fino al 2%. Amazon e Alphabet hanno invece registrato lievi ribassi, continuando nel frattempo a emettere titoli di credito denominati in valuta estera. In controtendenza, Moderna e Pfizer hanno messo a segno forti rialzi, sostenuti dalle crescenti preoccupazioni per una possibile epidemia di Hantavirus.
VALUTE
Sul mercato dei cambi proseguono i consueti movimenti bilaterali, con un dollaro che tende a rafforzarsi in fasi di avversione al rischio e a indebolirsi nei momenti di risk on. Le oscillazioni restano comunque contenute, con movimenti medi giornalieri nell’ordine di 30–40 pips.
EUR/USD è tornato in prossimità dei supporti chiave in area 1,1720, con i primi livelli di 1,1750 che al momento hanno tenuto la price action. USD/JPY torna invece a sfidare la Bank of Japan, risalendo verso quota 157,60.
Il cable scende fino a 1,3585, evidenziando un indebolimento della sterlina, tanto che EUR/GBP è salita di circa 25 pips rispetto alla giornata precedente, fino a 0,8660.
Le valute oceaniche mostrano una buona tenuta dei supporti, con NZD/USD in recupero e il cross contro AUD che risale verso 1,2140. La sensazione è che questi trading range possano persistere ancora per qualche tempo, almeno finché non verrà trovata una soluzione duratura alle tensioni nel Golfo Persico.
PETROLIO
I prezzi spot del WTI, ovvero il mercato cash del petrolio, sono saliti verso i 96 dollari al barile, estendendo i guadagni della sessione precedente. Il movimento segue le dichiarazioni del presidente Trump, che ha definito il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran in “stato di massima allerta”, dopo il respingimento dell’ultima proposta di pace di Teheran.
L’evolversi della situazione alimenta i timori che lo Stretto di Hormuz possa rimanere di fatto chiuso per un periodo prolungato. Secondo alcune ricostruzioni, l’Iran avrebbe chiesto agli Stati Uniti la fine del blocco navale e un allentamento delle sanzioni, tentando al tempo stesso di mantenere una certa autonomia sul traffico attraverso questa rotta marittima strategica.
Nel frattempo, indiscrezioni riferiscono che il presidente Trump potrebbe riunire il team per la sicurezza nazionale per valutare un possibile ritorno alle operazioni militari, oltre a nuove discussioni sulla scorta alle navi commerciali in transito nello Stretto.
L’amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha avvertito che il mercato sta perdendo circa 100 milioni di barili di offerta ogni settimana, sottolineando come interruzioni prolungate possano rinviare qualsiasi normalizzazione del mercato energetico al prossimo anno.
GIAPPONE: RENDIMENTI IN CRESCITA
Martedì il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito intorno al 2,55%, toccando il livello più alto dal 1997. I mercati stanno infatti scontando sempre più concretamente un imminente aumento dei tassi di interesse da parte della Banca del Giappone.
Secondo i sondaggi tra gli analisti, un primo rialzo dei tassi potrebbe arrivare già dalla prossima riunione, alla luce dell’impennata dei prezzi energetici, che ha intensificato le pressioni inflazionistiche. L’inflazione core è ormai prossima all’obiettivo del 2%.
Diverse voci all’interno del consiglio di politica monetaria hanno suggerito che un rialzo dei tassi potrebbe essere giustificato nel breve termine. I prezzi del petrolio restano elevati dopo che Trump ha messo in dubbio la solidità del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, alimentando più ampie preoccupazioni sull’inflazione a livello globale.
ORO
L’oro prosegue la fase di calo, pur rimanendo sopra la soglia dei 4.700 dollari l’oncia, a ridosso di supporti strategici di medio periodo.
La debolezza del metallo giallo è legata alla crescente incertezza in Medio Oriente, in seguito al respingimento della proposta iraniana da parte del presidente Trump. Il petrolio resta su livelli elevati e l’inflazione rischia di spingere le banche centrali verso ulteriori rialzi dei tassi.
Un contesto di rendimenti obbligazionari in aumento tende a favorire l’attrattività dei titoli di Stato, penalizzando l’oro, che non offre rendimento. Le correlazioni sono tornate su schemi più classici, con una relazione inversa tra petrolio e oro e tra dollaro e metallo giallo.
Per il momento il mercato appare relativamente neutrale; la vera discriminante resta l’evoluzione delle ostilità e la loro eventuale conclusione oppure il protrarsi del conflitto nel tempo.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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